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Degustazioni, Vito Intini e la “svolta” dell’ONAV

Webinar, degustazioni online, corsi sul web, e-commerce, eventi virtuali. Il covid ha cambiato la quotidianità degli italiani, costringendoli a un salto tecnologico che, per un paese che brilla per molte cose ma non per la confidenza con la tecnologia, è stato epocale.

Il mondo del vino, che ha sempre vissuto di contatto, sensazioni, esperienze dal vivo, è stato costretto a svecchiarsi, passando dall’abito da sera alla connessione 5k. E-commerce a parte, il vero boom è stato quello delle degustazioni online che hanno visto protagonisti esperti sommelier, produttori e improvvisati comunicatori del vino, in una corsa frenetica che ha ricordato quella per la conquista della terra vista nel film Cuori Ribelli.

Per rimanere sul tema degustazioni, abbiamo incontrato Vito Intini, presidente dell’ONAV – Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino, per parlare del mondo degli assaggi e del loro futuro.

VITO INTINI

Presidente può spiegare cosa è l’ONAV?
Per prima cosa, ci tengo a puntualizzare che parliamo dell’associazione più anziana del territorio – fondata nel 1951, quindici anni prima dell’AIS – per dare una risposta a temi allora complicati come la qualità del vino e come codificarla. A quei tempi, il tenore alcolico era l’unica cartina tornasole della qualità, un termine di paragone molto vago. Una spinta a razionalizzare questo discorso fu data dal mercato estero e dai produttori che iniziavano a rendersi conto della necessità di avere dei criteri di classificazione dei vini. Dobbiamo a un’iniziativa della Camera di Commercio di Asti, e ad alcuni importanti esponenti del mondo vinicolo italiano dei tempi (le scuole di Alba e San Michele, e produttori quali Biondi Santi e Ferrari per citarne alcuni), la fondazione di ONAV, 70 anni fa.

Iniziaste a mettere ordine nel caos?
In un certo senso. Nel 1951, un vino rosso potevi chiamarlo come preferivi, non c’era controllo, le denominazioni come le conosciamo oggi non esistevano. Ci sono voluti altri 20 anni per arrivare alla definizione di DOC e alla formazione di tecnici veri e propri. Mancava la cultura del vino, prima nei ristoranti si vendeva moltissimo vino sfuso. Con la Francia avevamo un gap di mezzo secolo da colmare.

Parliamo di degustazioni. Come funziona quella dell’ONAV?
Altra premessa: sono stato sommelier AIS e conosco le differenze fra il nostro e il loro sistema. Il nostro giudizio è tecnico, non estetico; valutiamo come farebbe un enologo, cercando i pregi del vino, se rispecchia il vitigno usato per produrlo e il terroir dove sono cresciute le piante.”

Il covid che impatto ha avuto sull’ONAV in questo ultimo anno?
Ci ha trasformati. Io e il direttore, Francesco Iacono, abbiamo abbandonato le vecchie abitudini per sviluppare una nuova attività, dando l’addio alle commissioni con cinque persone, alle riunioni in sede e agli eventi in presenza. Siamo stati i primi a cambiare pelle puntando all’online ma con una differenza: abbiamo acquistato una macchina imbottigliatrice ad argon per preparare delle mignonette (o mignonnette, una bottiglia in vetro molto piccola) ai nostri degustatori.”

Quindi avete superato il problema di possibili bottiglie fallate?
Sì, le mignonette sono state un successo tecnico assoluto, abbiamo garantito la qualità del prodotto in ogni spedizione. Imbottigliando a pressione isobarica, utilizzando l’argon e quindi in assenza di ossigeno, il prodotto è garantito per molti mesi.

E per quanto riguarda il livello delle vostre degustazioni?
Il corso teorico ONAV è tenuto anche da enologi , esperti e docenti universitari di fama internazionale, il top della cultura enologica. Il corso vino mette insieme 16 lezioni su piattaforma web: lo segui quando lo desideri. Scarichi la prima lezione, fai gli esami e passi alla seconda e così via. Poi, ci sono i master con tutor: 26 vitigni per altrettanti vini in purezza. Recentemente abbiamo avuto un boom di iscrizioni ai nostri corsi che ci ha permesso di coprire interamente l’investimento per la macchina imbottigliatrice con un anticipo di 18 mesi sui nostri programmi.

Terminiamo con un progetto nel cassetto.
Prima del progetto voglio parlare di un sogno: creare un’unica associazione italiana di formazione enoica con un’unica testata pubblicata che si occupi di collegare il mondo della produzione con quello dei consumatori accrescendo la cultura del vino a tutti i livelli…Il progetto? Iniziare, ovviamente!