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Petrus affinato in orbita all’asta da Christie’s

La casa d’aste Christie’s ha annunciato che metterà in vendita privatamente una bottiglia di Pétrus del 2000 che ha trascorso 14 mesi in orbita, nell’ambito di uno studio di ricerca sull’alimentazione e l’agricoltura nello spazio.

Il progetto è nato da un’intuizione di Nicolas Gaume, imprenditore francese e creatore di videogiochi, e del basco Emmanuel Etcheparre, ideatore di Wine Alley, uno dei primi social network sul vino, che hanno fondato insieme Space Cargo Unlimited, start-up nata nel 2014 con l’idea di diventare il primo “spedizioniere spaziale”.

Secondo gli esperti di Christie’s, intervistati dalla BBC, il vino potrebbe raggiungere il prezzo di vendita di 720mila sterline, circa 1 milione di dollari (il ricavato dell’asta sarò utilizzato da Space Cargo per altri progetti nel cosmo).

Il Petrus “spaziale” sarà venduto assieme a una bottiglia della stessa annata, affinata sulla vecchia e cara madre Terra, per dare il modo al fortunato acquirente di paragonare i due prodotti.

La domanda sorge spontanea: la gravità zero in che modo avrà inciso sulla qualità del vino? Il Petrus in questione, ricordiamolo, ha trascorso, assieme ad altre 11 bottiglie e a dei tralci di Merlot e Cabernet Sauvignon (per valutare l’influenza dello spazio sulla biologia della piante), 438 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale ISS, a un’altitudine di 248 miglia, cullato per i 187 milioni di miglia percorsi dalla ISS.

A marzo, a due mesi dal ritorno del vino sulla Terra, tre delle dodici bottiglie spaziali, assieme ad altrettante “terrestri”, sono state aperte per una degustazione alla cieca, alla quale hanno partecipato scienziati ed esperti assaggiatori. I risultati? Modifiche nel colore e nei profumi ma niente che non sarebbe accaduto col tempo sulla Terra.

Le otto bottiglie rimanenti sembra che riposeranno per diversi anni, in attesa di futuri esami. Fossero tutti così i test…