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Professioni del vino: direttore commerciale

Da bambini sogniamo di fare l’astronauta, la spia, il medico, una professione fantastica o molto complicata. Alessandro Dalla Mora ha previsto il suo futuro al 50%: non immaginava sarebbe diventato il direttore commerciale di una cantina vinicola ma ha scelto un lavoro complesso.

Veneto ma friulano di adozione – una condizione top in enologia – Alessandro ha incontrato casualmente il vino ed è stato subito amore: “Avevo 27 anni e non avevo mai bevuto vino in maniera consapevole: bianco e rosso non facevano molta differenza. Poi, durante una vacanza in Toscana sono rimasto affascinato dalla gastronomia e in particolare dal vino del territorio che, ai tempi, faceva molto legno. Le tostature, le sensazioni evolute di vaniglia, il tabacco, le spezie: riuscivo a riconoscere molti di quei sentori e ne fui colpito.

Così, Alessandro decise di diventare sommelier, di conoscere meglio il vino: andare oltre la semplice bevuta con gli amici. “Frequentai i tre livelli – ricorda – e mi diplomai. Decisi che quell’investimento di tempo e denaro non andava disperso, doveva fruttare, aprirmi la porta del mondo del vino. Presi le Pagine Bianche e, raccolti gli indirizzi delle aziende agricole della provincia di Udine e Gorizia, spedii a tutte il mio curriculum con una sola parola: sommelier. Era un salto nel buio, non sapevo niente del settore. Mi sarei messo a disposizione del primo che mi avrebbe accolto.

Per citare l’album di Piotta e una storica frase di Piero Chiambretti del periodo, il “Comunque vada sarà un successo” che si aspettava il giovane sommelier veneto si tramutò in zero risposte. “Dopo qualche tempo – spiega Dalla Mora – e tante porte chiuse in faccia, ricevetti una chiamata dalla cantina friulana Angoris: cercavano un rappresentante di commercio a Udine e Pordenone, città dove i loro prodotti non erano distribuiti. Era il 2006, avevo 30 anni e lasciai un lavoro a tempo indeterminato per un salto nel buio.

L’impegno sfacciato, inconsapevole e ardito del nuovo rappresentante di Angoris venne premiato: in due anni diventò responsabile delle vendite della cantina. Quando gli offrirono il posto, ci pensò zero punto sei otto secondi: un’eternità avrebbe commentato l’androide Data di Star Trek.

Questo primo grande passo nel mondo del vino durò fino al 2015, anno del passaggio a una nuova realtà. “Non avrei mai pensato di andarmene da Angoris, alla quale sono molto grato, ma cercavo nuovi stimoli e nuove sfide con le quali confrontarmi. Dopo 10 anni misi la testa fuori dall’azienda e scoprii un nuovo mondo, aperto a chi voleva crescere ancora. Chiesi ad Alessandro, amico di vecchia data, allora direttore vendite di Feudi di San Gregorio se avesse bisogno di qualcuno nella sua squadra. Il suo “forse sì” si tramutò in otto colloqui e un contratto.” “Avevo lasciato una realtà con dimensione prettamente agricola per trovarne una strutturata managerialmente – continua – dove era fondamentale muoversi per obiettivi, rispettare le posizioni, evitare ingerenze nel settore degli altri con l’obiettivo di lavorare in team. Ho fatto un grande salto in avanti.

In questo periodo, il nuovo manager dell’area nord Italia di Feudi si appassionò allo champagne, favorito anche dalla presenza di un’importante maison nelle aziende distribuite da Feudi; iniziò a degustare e a studiare, spinto dai suoi colleghi e da una incredibile necessità di approfondire e imparare. Nel 2018, entrò così nell’Ordre de Coteaux de Champagne, premiato a Parma come Chevalier dal mitico Bruno Paillard: “Assieme a sommelier stellati, giornalisti e grandi del settore c’ero anche io. Emozione irripetibile!

I progetti a volte cambiano per vari motivi: tre anni dopo il suo ingresso in Feudi, Alessandro dovette tornare in Friuli per motivi personali, accettando la proposta di Fantinèl di ricoprire il ruolo di direttore commerciale Italia.

Il cammino del girovago Dalla Mora non si ferma qui. In piena pandemia, con l’Italia di fronte ad un futuro incerto, arriva la chiamata da Livio Felluga: “Parliamo di un’azienda di riferimento per il Friuli e la nazione. Ci sentimmo alla vigilia del lockdown e quando scoppiò il Covid credevo di aver chiuso con loro, perdendo la mia grande occasione; per fortuna, a giugno sono stato richiamato.” Come accaduto per Angoris, alla domanda “Stai ancora pensando a noi?”, Alessandro non esitò a rispondere e, da quel giorno, è il nuovo direttore commerciale per l’Italia della cantina.

In tutti questi anni – conclude Dalla Mora – il lavoro è cambiato e si è evoluto. Dall’affiancamento degli agenti e gli incontri sul territorio, che rimangono attività fondamentali, per necessità siamo dovuti diventare dei manager che devono avere sempre dei focus, con attitudine alla programmazione e all’analisi critica, con capacità di prendere decisioni che possono essere rischiose o coraggiose ma necessarie. É diventato naturale relazionarsi in prima persona con i colleghi delle altre aree aziendali (dal marketing, all’amministrazione, alla logistica, alla parte tecnica) per avere una visione globale dell’insieme e costruire una squadra con un focus condiviso. Ringrazio di cuore e con gratitudine tutte le aziende e le persone che ho conosciuto nel mio percorso lavorativo, che mi hanno permesso di fare esperienza e mi hanno fatto crescere in tal senso. Ora sono di nuovo al punto di partenza: ho ancora tanta voglia di imparare.

Abbiamo introdotto un direttore commerciale, chiudiamo salutando un manager.