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Rubiano, Vins de Garage alla foce del Magra

Quando ho conosciuto Bernardo Pezzica e visitato la sua cantina Rubiano, vigne nella pianura tra Sarzana e il mare, Bocca di Magra da una parte e Luni dall’altra, ho pensato che alcuni degli attributi che in Francia vengono associati ai produttori di “Vins de Garage” fossero appropriati anche per lui. Vins de Garage (espressione che la critica anglosassone ha subito tradotto in Garage Wines) è una definizione inventata negli anni ’90 in Francia per designare alcuni produttori della zona di Bordeaux, che realizzavano poche centinaia di bottiglie per diletto senza una vera e propria cantina, ma che, individuati quasi per caso, avevano mostrato di poter competere in degustazione cieca con le bottiglie più prestigiose.

BERNARDO PEZZICA

Bernardo, imprenditore nella nautica in quel di Carrara, è partito senza conoscenze specifiche ma con l’idea, come ci dice, “di fare qualcosa di diverso e appassionante una volta andato in pensione. Mi sono detto che per intraprendere una nuova avventura bisognava partire dalla terra, le possibilità che offre mi hanno sempre affascinato: se la vivi ti obbliga a seguire i ritmi della natura, ti avvicina alla comunità di cui fai parte, ti fa sviluppare amicizie; se hai figli e nipoti pensi che possa diventare una risorsa per la famiglia che in futuro potrebbe aprire ai giovani ulteriori prospettive”.

Ha quindi acquistato un terreno con buon anticipo, ha impiantato le vigne dove prima c’erano rovi e orti abbandonati e ha costruito, man mano che prendeva confidenza con la materia, grazie all’aiuto di professionisti della zona, una cantina essenziale e funzionale: tre ambienti coperti (attrezzi, botti, affinamento delle bottiglie a temperatura controllata) e un pergolato sotto al quale ricevere conoscenti e clienti e condividere un assaggio e, perché no, anche una bistecca alla brace. Tutto questo mantenendo in parallelo, fino a poco tempo fa, la propria attività nella nautica: per oltre trent’anni nella produzione e rimessaggio di barche fino a 18 metri, poi, venduta l’attività, come consulente. Oggi Bernardo Pezzica, 68 anni, dedica il proprio tempo al vino o, come dice lui pensando anche agli olivi e ai pomodori che ha impiantato, alla cura della sua terra e del vino.

Attualmente, produce circa 7 mila bottiglie, suddivise tra un bianco a base vermentino e un rosso a base merlot, realizzati con la supervisione tecnica del giovane enologo Pietro Panesi. Se i “garagisti d’Oltralpe” realizzavano poche centinaia di bottiglie spesso senza scopo di lucro (le cose sono in parte cambiate quando hanno iniziato a ricevere dalla critica valutazioni superiori a celebrate etichette), possiamo dire che Bernardo condivide molto sia del loro spirito originario che della qualità sorprendente dei loro prodotti.

“All’inizio mi ponevo il problema di dare un’identità ai miei vini che potesse essere comunicata.” racconta Pezzica “Non potendo fregiarmi della DOC Colli di Luni perché, pur vicino, sono fuori dai confini previsti dal disciplinare, ho pensato a nomi di fantasia, che potessero essere evocativi del territorio e della nostra cultura. Un’agenzia di comunicazione mi ha aiutato ed ecco Apianis per il Vermentino e Bacan per il Merlot, anche se in etichetta compaiono solo le voci Bianco e Rosso. Ho rinunciato anche alla denominazione IGT perché quella possibile, Liguria di Levante, non mi consente di comunicare una connotazione precisa come io vorrei. Per fortuna a caratterizzare il vino sono stati questa terra e la guida enologica di Pietro. Oggi mi sembra che i vini, almeno nel bicchiere, abbiano una loro identità e riconoscibilità in relazione al territorio”.

E con lui scopriamo che “Le viti del Vermentino erano da Plinio denominate Apiane, ovvero le preferite dalle api per la dolcezza dell’uva, mentre Bacan, per il Merlot, è il nome dialettale che in genovese indica il capitano della barca”. Dopo l’assaggio di due annate consecutive di entrambe le etichette, 2020 e 2021 per il Vermentino e 2018 e 2019 per il Merlot, bisogna ammettere che questi nomi, oltre a mettere insieme radici latine e dialetto ligure, rappresentano bene anche il carattere dei vini.

L’Apianis è un Vermentino intenso e morbido, stimola l’olfatto con un bouquet ampio e suadente mentre al palato si effonde con eleganza ma deciso, irradiante, perfettamente coerente con i profumi di erbe aromatiche, frutta bianca, gelsomino. Queste e altre note si dipanano su un’accattivante vena fresca e iodata, che non ti lascia mai, con un finale tra agrumi e mandorla, persistente e goloso, che invoglia a un nuovo sorso. Se l’annata 2020 può essere definita come molto buona, la 2021 è addirittura entusiasmante: un vino da gustare con piatti di pesce, testaroli olio e parmigiano, torta pasqualina, verdure ripiene.

Il Bacan è invece un Merlot di grande forza e carattere, oggi quasi verticale, olfatto dominato da frutti rossi e note di noce e liquirizia, palato intenso, avvolgente, con una bella freschezza e un tannino scalpitante, ancorché privo di note amare. È quindi un vino potente, meno pronto rispetto a certi omologhi destinati ad un consumo più immediato, ma che potrà evolvere come importanza, quando la grande materia che lo caratterizza si aprirà verso note più morbide e si svilupperà uno spettro gustativo più ampio e definito. Il Bacan 2018, sia per il maggiore invecchiamento che per l’annata in sè, è oggi più morbido e godibile del 2019. Da aprire con un succulento piatto di carne, idealmente con una fiorentina. La versione 2019, da poco in vendita, ripropone i caratteri della precedente, pur essendo ancora decisamente giovane. Entrambi non potranno che migliorare con l’evoluzione.

Stupisce la pulizia generale di tutti i millesimi, sia al naso sia al palato, segno di una cura e di un’attenzione costante anche per i dettagli. A questo proposito Bernardo ci dice che “Sul Vermentino, prima dell’imbottigliamento a Giugno, pratico con costanza periodici bâtonnage, che riportano in alto le fecce nobili riattivando processi di affinamento per rendere più vivo il prodotto finale, mentre sul Merlot, secondo la quantità indicata dall’enologo, prelevo periodicamente una piccola porzione di vino che faccio brevemente ossigenare e poi riporto in vasca”. Non utilizzando legno ma solo acciaio, Bernardo provoca così sull’intera massa vinosa un effetto di micro-ossigenazione che conferisce al vino una maggiore morbidezza.

Ultima nota sui prezzi, da vero “garagista” prima maniera. Bernardo Pezzica è consapevole di trovarsi, aziendalmente, nella fase in cui il vino va fatto conoscere. Musica per gli appassionati di vino buono e possibilmente…accessibile.