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1701 Franciacorta, ritorno alla natura

“Se c’è vita nel suolo anche il frutto sarà denso di vita. Così si esprime la terra e il vino si può autenticamente definire tipico”. Il mantra di 1701 Franciacorta non lascia dubbi e neppure possibili interpretazioni. È la scelta personale e professionale di due dinamici fratelli, Silvia e Federico Stefini, che si traduce dal 2012 nel percorso strategico della loro cantina. Un cammino, per citare De Andrè, “in direzione ostinata e contraria”: un’azienda vinicola biologica ma, soprattutto, biodinamica (ad oggi l’unica in questa zona) in una terra dove tutti si occupano di vino ma con metodi tradizionali. Ne approfondiamo la storia, le idee e le strategie con Silvia che, insieme a Federico e a un piccolo ma affiatato team (con loro ci sono Marco Benedini, Giulio Salti e Andrea Torchio, oltre all’amico e consulente Adriano Zago), è l’anima di 1701 Franciacorta.

Chi sono Silvia e Federico Stefini?
“Siamo due fratelli di Brescia, cresciuti in Franciacorta e profondamente legati alle nostre origini. Io sono laureata in filosofia e ho lavorato nel campo della comunicazione; Federico, invece, è laureato in economia. Diversi caratteri con percorsi di studio e approcci professionali differenti, siamo complementari; la sinergia è assoluta per idee, stili di vita e obiettivi comuni e condivisi.”

SILVIA E FEDERICO STEFINI (foto di MAKI GALIMBERTI)

Iniziamo dalla vostra idea. Come e perché è nata la vostra cantina? Qual è il progetto?
“1701 Franciacorta è per noi una scelta e filosofia di vita, oltre che professionale. Il nostro modo di intendere il mondo nel quale viviamo è, da sempre, rispetto per la terra, la natura, per il mondo animale, per l’uomo, per noi stessi e per il nostro corpo. Ci è sembrato naturale, quando nel 2012 abbiamo acquistato la cantina dopo un periodo di collaborazione con i precedenti proprietari, applicare questa way of life anche al nostro lavoro. Non appena la vigna è diventata nostra l’abbiamo riconvertita in biologica e biodinamica.”

 Una cantina è anche un’impresa: la vostra è stata una scommessa professionalmente rischiosa, trovandovi in un territorio dove quasi tutti già si occupavano di vino?
“Non è stato un azzardo: tutto è stato pensato e calcolato strategicamente. Volevamo una cantina differente dalle altre, pur essendo inseriti in un territorio che, dal punto di vista vitivinicolo, ha una storia, molto importante, di oltre 300 anni. Questo ci ha dato una precisa identità, con vini profondamente diversi da quelli dei nostri competitors. Un’identità fatta anche di sperimentazione, di metodi antichi e rigorosi di vinificazione, di estrema qualità senza cercare la quantità.”

Qualità che non va necessariamente a braccetto con la quantità: quali sono i numeri?
“Gli ettari vitati sono 10 e mezzo, per una produzione di 60.000 bottiglie all’anno, suddivise in quattro Franciacorta (Vintage, Brut, Satèn, Rosé), il Sullerba (antica metodologia di vinificazione in cui le fecce fini rimangono in bottiglia) e un vino bianco fermo (Surnàt).”

Il vostro claim recita: “Il primo Franciacorta biodinamico”. Quale significato ha per voi questa definizione?
“Vinificare con metodo biodinamico significa avere un profondo e stretto legame con la natura e i suoi ritmi, conoscere a fondo le proprie vigne e rispettarle, aiutare la pianta in maniera naturale, senza uso di chimica e veleni come diserbanti e insetticidi, a diventare sempre più forte e autonoma arricchendo, per esempio, il terreno di humus. Con una terra ricca, la vite trova quel che le serve per crescere sana e forte, le radici scendono sempre più in profondità ed è in grado di combattere con efficacia eventi atmosferici, infestanti e insetti nocivi.”

Fin qui il percorso che dalla vite porta al grappolo. E per quanto riguarda il processo produttivo che porta alla bottiglia?
“Niente chimica, non interveniamo in alcun modo sul vino e non c’è alcun artificio meccanico; non c’è trucco né inganno, solo ed esclusivamente un percorso naturale, senza alchimie né scorciatoie. Lavoriamo, per esempio, senza aggiunta di zucchero in fase di sboccatura né liqueur d’expédition: il risultato finale è quello di un gusto vero e sincero, non manipolato, per un vino sano e vitale, naturale ed estremamente digeribile.”

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del biodinamico rispetto a una produzione tradizionale?
“I vantaggi sono nel nostro corpo, nel palato e nella “materia prima” che dà luogo al prodotto finale: un vino sano e buono, qualitativamente superiore con terra e vigna più longeve e ricche, destinate a non impoverirsi nel tempo. Di contro gli svantaggi sono economici e legati ai tempi: le vigne coltivate secondo i principi biodinamici devono sottostare a precise regole che tengono conto, per esempio, delle fasi lunari e delle piogge. È tutto più lento, si seguono i cicli della natura. Il gioco vale comunque la candela: la resa è pari a quella di un vigneto tradizionale.”

L’unica cantina biodinamica in Franciacorta avrà senz’altro un target ben preciso.
“Il consumatore tipo è giovane, tendenzialmente tra i 25 e i 50 anni, e cerca sia un prodotto di alta qualità sia un vino sano e naturale: vuole bere qualcosa di differente rispetto agli altri Franciacorta.”

Dal target al mercato: solo Italia, oppure…?
“Oppure Giappone su tutti, ma anche Europa, Stati Uniti, Canada e Australia, paesi che rappresentano la percentuale del 30% del nostro venduto, tenuto conto che di solito le esportazioni del Franciacorta non arrivano al 15%. Il restante 70% è Italia.”

Al di là di biologico e biodinamico una delle caratteristiche fortemente identificanti di 1701 Franciacorta è la vivacità comunicativa della cantina. Qual è la vostra strategia?
“Non abbiamo mai stabilito un modus operandi ben preciso, la nostra comunicazione è legata al nostro modo di essere e di vivere. Quindi feste, cantina aperta, convivialità. Tendenzialmente, per quanto riguarda la partecipazione alle fiere di settore e alla nostra idea di visibilità, cerchiamo di evitare gli standard comunicativi più tradizionali perché li riteniamo lontani da noi, dalla nostra filosofia e dai nostri vini. Accoglienza, condivisione, coinvolgimento sono per noi le parole chiave per trasmettere idee e cantina.”

L’emergenza Coronavirus ha cambiato il vostro lavoro? Se sì, come?
“Ovviamente c’è stata una notevole contrazione nelle vendite del settore Ho.Re.Ca., ma ora tutto sta incominciando a muoversi, estero compreso. Con le prime avvisaglie del lockdown abbiamo immediatamente implementato lo shop online e ne siamo soddisfatti, se si pensa che rispetto al 2019 abbiamo raddoppiato le vendite verso i privati.”

Come prevedete il prossimo futuro di 1701 Franciacorta?
Sarà un futuro di qualità, migliorando ancora di più le nostre etichette, che riteniamo essere tra le top Franciacorta in circolazione. Non è tutto qui: abbiamo arnie e api all’interno di un vigneto di 3 ettari e mezzo, cinto da mura dell’undicesimo secolo: presto inizieremo la produzione e la vendita di miele e stiamo lavorando anche ad un orto biodinamico. Crediamo sia tutto in linea e in armonia con il nostro modo di pensare, vivere e lavorare.”