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La Scolca, cantina centenaria al passo coi tempi

In fase di uscita dall’emergenza economico-sanitaria del Covid-19, sembra strano ascoltare un produttore di vino ottimista, propositivo e che si sta organizzando per nuovi investimenti. Mi è capitato parlando con Chiara Soldati, titolare dell’azienda piemontese La Scolca, cantina che recentemente ha tagliato il traguardo dei 100 anni di attività. Grazie a organizzazione di eventi, attività B2B e B2C e azioni di co-branding, navigando in rete, La Scolca non passa inosservata.

L’azienda – ricorda Chiara Soldati – è nata un secolo fa. All’inizio l’attività primaria non era la vinificazione, ma in seguito è diventato il nostro core business. Nel tempo, abbiamo sviluppato sinergie con brand di alto profilo che si legavano naturalmente al nostro come il Gruppo Ferretti o Bentley con il quale coincideva il centenario, festeggiato assieme.” “Trovo naturale che marchi di questo tipo si avvicinino – continua – hanno valori in comune. Da una parte, per fare un esempio, c’è la cura del vigneto, la selezione delle uve, l’attenzione nei processi di vinificazione, la cura dell’ambiente; dall’altro, abbiamo la valorizzazione dei dettagli e del design, l’uso dei materiali migliori. Sono due facce della stessa medaglia: l’eccellenza.

Così, il vino si lega ad eventi piacevoli, diventa valore esperienziale, un tema che La Scolca declina anche in altre attività: “Gli approfondimenti culturali sono tra questi. Nel 2018 abbiamo inaugurato una nuova cantina a tre piani con una terrazza di 500 metri protetta da cristalli, all’aperto quindi, ma riparata. Qui abbiamo tenuto presentazioni di libri, concerti, eventi con la Scuola cuochi italiana, e, sfruttando la bellissima zona, giornate a contatto con la natura, attività sportive, gare di golf. Il vino si comunica anche così, non solo facendo degustare un calice.

CHIARA SOLDATI

Ovvio che una struttura così organizzata, inserita in un polmone verde, si presti in questo periodo al distanziamento fisico, favorendo una ripresa delle attività. Ripresa che, in realtà, non c’è stata, dato che l’azienda non si è mai fermata. “Abbiamo sempre lavorato – sottolinea Chiara Soldati – Le spedizioni non si sono mai interrotte. È un momento complesso ma va trasformato in un’opportunità: sviluppare il delivery, la rete vendita, la distribuzione online, pensare a nuovi canali di contatto.

I dati dicono che il brand è forte ma Chiara Soldati vuole dare un segnale: “Gli investimenti, non spese ma investimenti, vanno sostenuti adesso. Bisogna credere nel Paese, rafforzare la presenza in città strategiche come Roma, Milano, Firenze, Napoli, Venezia, ma anche nelle province dove scoprire paesaggi ed un patrimonio culturale straordinario. L’estero? Si sta tornando alla normalità ma alcuni mercati sono fragili, come quello statunitense dove Florida e California stanno soffrendo per il lockdown. Difficile fare previsioni ora.

Un’incognita potrebbe essere il mercato euroasiatico. La Russia sta approvando nuove norme per il vino che rischiano di costringere alcune aziende a sviluppare una catena produttiva ad hoc – per rispettare i nuovi parametri dei vini ammessi alla vendita – un fatto che comporterà un’ulteriore selezione sul mercato. Anche in questo caso, nessun dubbio per La Scolca: “Quindici anni fa, l’Ucraina applicò delle norme stringenti sui prodotti. Periodicamente, alcune nazioni tornano a forme di protezionismo dei prodotti locali ma per noi è uno stimolo a lavorare meglio, a trovare soluzioni: adeguamento, cambiamento e azione. Osservare senza agire non serve a niente.

Grande attenzione al marketing, modernizzazione, digitalizzazione…sembra un articolo economico. Ma il vino? “Partiamo da un presupposto: ogni 20 anni costruiamo una cantina nuova per rimanere al passo con i cambiamenti. Col vino c’è stata un’evoluzione simile nei mutamenti e nei tempi. Inizialmente, nel 1919 producevamo vino per la famiglia, era più che altro un hobby. Dopo la seconda guerra mondiale, mio nonno Vittorio iniziò a produrre a nostro nome, etichettando le bottiglie fronte/retro come si faceva in Francia, ma la vera intuizione fu coltivare uve Cortese in un territorio vocato alla bacca rossa. La qualità dei nostri prodotti negli anni Cinquanta ci ha portati ad essere la cantina di riferimento del Quirinale per i pranzi ufficiali. Tra il 1972 e il 1974, mentre si stava laureando, mio padre Giorgio lavorava anche in azienda e capì che avevamo un grande potenziale. Studiò microbiologia e andò in Francia per imparare il metodo di spumantizzazione dai maestri d’oltralpe. Iniziammo a esportare negli Stati Uniti, in Germania e Inghilterra.” “Infine – prosegue – sono entrata a La Scolca a 20 anni dall’ingresso di mio padre. In questo periodo abbiamo rafforzato la comunicazione, puntato sulla digitalizzazione, migliorato i nostri prodotti, arrivando a conquistare 46 mercati. Ogni anno cerchiamo di aumentare la superficie vitata. La posizione dove coltiviamo è ottima, colline esposte a sud/sudovest, terreni argillosi, marne tufiche.

Non manca un pensiero ai problemi legati al post-Covid a livello di produzione: “La vendemmia verde di cui si parla serve nelle annate siccitose, questa scelta penalizzerà i piccoli produttori che conferiscono uve a quelli più importanti. La distillazione? Si può pensare a un taglio migliorativo ma i grandi vini non si devono toccare. Il settore agroalimentare costituisce una grande risorsa economica per il Paese, rappresenta un valore sociale importante per il mantenimento dei tessuti rurali . Un grande Paese merita una grande agricoltura e non possiamo permetterci di perdere questa risorsa importante. Beviamo italiano, mangiamo italiano, viaggiamo in Italia e sosteniamo il made in Italy.”