Borghi del vino: i fragranti bianchi di Saint-Péray
Saint-Péray è la più meridionale delle otto storiche AOC del Rodano settentrionale. Il suo territorio si snoda lungo l’intera vallata racchiusa tra il corso del fiume stesso e le pendici del boscoso massiccio di Crussol, che scivola per tre chilometri da nord a sud su altitudini medie di oltre 350 metri. A oriente un’alta scogliera calcarea, a strapiombo sui ghiaioni, domina la pianura di Valence, adagiata sull’altro versante fluviale, mentre verso ponente le pendenze calano con maggiore dolcezza fino al litorale del Mialan, piccolo affluente del Rodano.
L’anfiteatro naturale si spalanca armoniosamente a ovest della storica Route Nationale 86 e il vigneto è solcato da tre strade che si diramano a raggiera dalla periferia occidentale del centro urbano. Le principali attrazioni storiche locali sono le rovine del medievale Château de Crussol sulla sommità dell’omonima altura, l’annesso borgo medievale della Villette e il rinascimentale Château de Beauregard, edificato alle pendici della collina stessa, oggi proprietà di una associazione culturale. Un itinerario imperdibile è senza dubbio quello di Crussol che parte dal quartiere residenziale della cittadina di Saint-Péray e sale sulla vetta dell’omonima montagna fino a 225 metri di altitudine, dove si può godere di uno splendido panorama sulla Valle del Rodano.
Nel primo millennio a.C. l’area fu colonizzata dagli Allobrogi, una pacifica tribù gallica che intraprese scambi commerciali con i greci Focesi, a seguito dei quali presumibilmente introdusse la coltivazione della vite sulle alture di Crussol. Su quest’ultima i conquistatori romani di stanza a Valence vi costruirono un complesso fortificato, intensificando la viticoltura nell’anfiteatro naturale di Saint-Péray con adeguati terrazzamenti e valorizzando le coltivazioni nella lingua di pianura compresa tra Crussol e il Rodano.

Dopo la divisione delle terre e la distribuzione delle stesse a veterani o a indigeni imposta da Giulio Cesare, nacquero una decina di aziende agricole che prosperarono per tutta la prima metà del nuovo millennio. Plinio il Vecchio menziona il vino di Saint-Péray nella sua enciclopedica “Storia Naturale” e il collega Plutarco ne attesta la sopraffina qualità. Le ondate di invasori barbari che si susseguirono nel corso dell’Alto Medioevo costrinsero i gallo-romani a trovare rifugio sulle vicine alture, come testimoniano i numerosi resti merovingi e carolingi rinvenuti sulla montagna di Crussol.
Questo sperone roccioso che domina la pianura, permettendo di controllare tutte le vie di comunicazione, nel X secolo venne scelto per l’erezione di un imponente fortezza a protezione dei traffici commerciali, minacciati dalle scorribande dei pirati saraceni. A seguito di un terribile incendio, nel 1100 il castello fu ricostruito in pietra calcarea dal barone Gérald Bastet e successivamente rafforzato da bastioni e contrafforti per meglio vigilare i locali traffici fluviali. All’interno delle sue mura venne edificata la Villette, una cittadella che all’apice del suo splendore nel XIII secolo contava ben 600 abitanti dediti all’artigianato, all’agricoltura e al commercio.
Alla fine del Quattrocento un matrimonio unì la famiglia Crussol alla famiglia Uzès e il discendente Antoine de Crussol venne nominato duca e pari di Francia. Sebbene lo Château de Crussol fu poi abbandonato a favore del più confortevole Castello di Uzès e raso al suolo al termine delle guerre di religione, il prestigio enologico di Saint-Péray non restò compromesso nel XVI e XVII secolo e i suoi vini sbarcarono addirittura alla reggia di Versailles, dove incontrarono l’apprezzamento di illustri personalità del calibro del cardinale Richelieu e del sovrano Luigi XV. Gli abitanti del castello si stabilirono nella sottostante valle del Mialan, dove venne edificato il villaggio di Saint-Pierre-d’Ay, poi ribattezzato Saint-Péray. In conformità con i canoni della dilagante nomenclatura giacobina che invitava i santi ad amputarsi una parte del loro nome, gli stessi modificarono provvisoriamente il nome del vino Saint-Péray in “Péray Vin Blanc”.
Nel 1826 il viticoltore Louis-Alexandre Faure mise a punto nelle cantine del castello di Beauregard la prima versione di vino spumante e nel 1829 il primo Saint-Péray Moesseux venne finalmente stappato ai piedi della collina di Crussol. Nei decenni successivi Saint-Péray raggiunse l’apice della sua popolarità: l’intero continente europeo si crogiolava con questo bianco, in particolare nella sua nuova veste frizzante, che ispirava gli artisti dell’epoca e accompagnava i pasti dei più importanti monarchi, dagli zar russi alla regina Vittoria. Lamartine, Daudet, Maupassant, Baudelaire lo citarono nei loro scritti.

Leggenda vuole che Richard Wagner abbia composto l’aria più celebre del “Parsifal” dopo avere bevuto una delle cento bottiglie che si era fatto spedire a Beireuth. Lo stesso imperatore Napoleone Bonaparte affermò che, all’epoca in cui era un giovane cadetto di stanza a Valence, visse la sua prima esperienza enologica assaggiando proprio un Saint-Péray. Alla fine del secolo la crisi della fillossera colpì i vigneti francesi e questo territorio non sfuggì alla catastrofe che causò un parziale spopolamento dell’area collinare a favore dell’urbanizzazione nella cittadina fluviale di Guilherand-Granges che si trasformò così, ad inizio Novecento, in uno dei più rilevanti poli commerciali della sponda destra del Rodano.
In quegli anni Marius Cherpe creò la Société des Viticulteurs et des Négociants en Vins des Côtes-du-Rhône con l’obiettivo di rilanciare e diffondere la reputazione dei vini e dei grandi crus della Côtes-du-Rhône. Questo sindacato spianò la strada a una nuova era nella tutela della qualità del vino e costituì, a tutti gli effetti, la prima pietra angolare su cui si fonderà l’Institut National des Appellations d’Origine (INAO). L’8 dicembre 1936 Saint-Péray divenne una delle prime nove Denominazioni d’Origine Controllata consacrate “crus” proprio dall’INAO stessa.
Come dicevamo, l’arioso anfiteatro naturale si snoda con morbidezza attorno a uno sperone calcareo dalla benefica influenza climatica, la collina di Crussol, e la base granitica del suo sottosuolo è ricoperta di limo, argilla e detriti calcarei in superficie. Magma, mari, glaciazioni e corsi d’acqua hanno modellato questo originale terroir e le quattro ere geologiche hanno contribuito ad apportarvi un poliedrico patrimonio minerario: silicio di natura granitica (Primario), carbonato di calcio d’origine calcarea (Secondario), depositi marini (Terziario) e impiallacciature di loess (Quaternario).
La mitezza del clima garantita dalla protezione orografica e questa variegata composizione geologica hanno creato un habitat impareggiabile per l’allevamento di due pregiati vitigni bianchi: la marsanne e la roussanne. I vini prodotti con la prima si connotano per il colore giallo paglierino intenso, i bouquet fruttati con ficcanti sentori di spezie, il corpo robusto e il sorso fresco dal sapido retrogusto di agrumi. Il sostenuto grado alcolico derivante dall’alto contenuto zuccherino predispone la varietà all’invecchiamento in botti di rovere che ne accentua la trama cromatica e favorisce lo sviluppo di profumi complessi (fiori bianchi, mela cotogna, miele e frutta secca) su consistenze quasi oleose.

Quelli ottenuti da roussanne in purezza risultano invece più eleganti e delicati, sorretti da maggiore acidità e capaci di sfoderare complessi bouquet floreali, in cui spiccano sentori di iris, caprifoglio e biancospino. Il sorso è fresco, fruttato e magro ma più aromatico ed elegante, come ben attesta il caratteristico richiamo al tè alle erbe. Il binomio genera etichette longeve e complesse in grado di coniugare la potenza e la pienezza del primo con la salinità e la ricchezza aromatica del secondo.
Il disciplinare di Saint-Péray consente la sola produzione di vini bianchi, sia in versione ferma che in versione spumantizzata, con uve marsanne e roussanne assemblate in proporzioni a totale discrezione del viticoltore e pertanto affinabili anche in purezza (opzione peraltro poco utilizzata), in un territorio che copre l’intera superficie comunale di Saint-Péray e una rilevante parcella dell’adiacente borgo di Toulaud. I vini spumanti sono prodotti esclusivamente mediante seconda fermentazione in bottiglia e il loro imbottigliamento può essere effettuato solo a partire dall’1 dicembre successivo alla vendemmia. Non esiste invece una regolamentazione precisa per quanto riguarda l’affinamento dei vini bianchi fermi.
La superficie vitata produttiva è attualmente stimabile in poco più di 110 ettari, per un totale di quasi mezzo milione di bottiglie immesse ogni anno sul mercato, 70% delle quali in versione spumante. Ampi e generosi ma al contempo freschi ed equilibrati, i bianchi fermi si connotano per il luminoso abito oro pallido, l’elegante naso floreale e il sottile sorso minerale; gli omologhi effervescenti (detti “mousseux”) sublimano i medesimi tratti stilistici con un perlage persistente e delicato che ne vivacizza e tonifica la beva.
I produttori locali tendono a preferire la varietà marsanne (copre quasi il 90% della superficie vitata) per la sua acidità equilibrata e per i sapori agrumati e floreali, abbelliti da pennellate di cera d’api, mela cotogna, finocchio, olio di lino e, dopo qualche anno dalla vendemmia, da nuances di butterscotch e frutta secca (in particolare mandorla e nocciola). Il tocco minoritario della roussanne ha peraltro il merito di apportare al blend suadenti sapori di pera e scorza d’arancia. I migliori vigneti poggiano su un affioramento calcareo che conferisce alla trama maggiore acidità, aumentando così il potenziale di invecchiamento dei vini stessi.

Stéphane Robert
La tenuta più rappresentativa con sede e cantina all’interno del comprensorio è senza dubbio il Domaine du Tunnel. Stéphane Robert la crea nel centro storico di Saint-Péray partendo da soli 2,5 ettari di vigneti ubicati sulla riva destra del Rodano nelle superfici disciplinate dalle denominazioni Cornas, Saint-Péray e Saint-Joseph. Vent’anni dopo prende in gestione una parcella a Chavanay coltivata a viognier e ristruttura un tunnel bugnato di 170 metri sulle vicine alture in un suggestivo lieu-dit chiamato “Barras”.
Scavato nella collina per l’attraversamento di un treno merci a vapore che collegava Valence con Vernoux-en-Vivarais, si rivela un investimento strategico per la costruzione di una più ampia e attrezzata cantina gravitazionale di vinificazione e invecchiamento, impreziosita dalla vista mozzafiato sulla vallata del Rodano e sull’iconico Château de Crussol. Grazie a successive acquisizioni, l’azienda si estende oggi su 12 ettari, grazie ai quali può spaziare sulle quattro varietà più rappresentative del territorio. Stéphane realizza i suoi vini con passione, secondo uno stile moderno che privilegia la precisione e la finezza, e cura personalmente tutti i processi produttivi: agricoltura biologica con massimo rispetto della biodiversità, raccolta manuale dei grappoli e affinamenti in vari tipi di botti o tini per meglio valorizzare i singoli terroir di provenienza.
I Saint-Péray monovitigno si contraddistinguono per la freschezza dei rispettivi bouquet, agrumato e balsamico nella Cuvée Marsanne, fruttato e salino nella Cuvée Roussanne. La Cuvée Prestige, più complessa e gastronomica, conquista per il raffinato effluvio – tiglio, acacia, fiore di pesco, pera, ananas, pompelmo, anice e pan brioche – e la vivacità del sorso rotondo e corposo. Le superlative uve marsanne di vigne centenarie scolpiscono infine la freschezza minerale della statuaria Cuvèe Pur Blanc: di colore giallo limone, pallido ma brillante, regala poliedrici profumi di fiori bianchi, melone, litchi, mela cotogna, miele, finocchietto e mentuccia che ritroviamo integri nel sorso delicato, preciso e verticale, dal lungo e pervasivo retrogusto speziato.
Un’etichetta che primeggia nella denominazione è l’incantevole Version Longue del Domaine François Villard, giovane vignaiolo di Saint-Michel-sur-Rhône che ha bruciato i tempi ottenendo consensi sempre più ampi da parte di pubblico e critica specializzata. I grappoli dei vitigni a bacca bianca vengono spesso lasciati sulla pianta al fine di sviluppare la muffa nobile e la maggior parte dei vini subisce un lungo invecchiamento in legno usato, utile per predisporli a grande longevità, senza rinunciare alla valorizzazione del terroir e della personalità di ogni singola AOC. Il suo Saint-Péray di punta brilla per la nobile vivacità dei profumi (caprifoglio, gelsomino, albicocca, mela cotogna, mandarancio, erbe mediterranee, miele d’acacia e pietra focaia) e l’estrema finezza del succo fruttato, sorretto da una sontuosa intelaiatura minerale, che si impreziosisce di sapide sfumature salmastre nel lungo e scattante finale.

Schivo ma generoso artigiano di Mauves, Bernard Gripa ingioiella la sua batteria di Saint-Joseph con due deliziose selezioni parcellari di Saint-Péray. Nella sua immediatezza, la cuvée Les Pins esibisce le più fini caratteristiche della denominazione grazie alla pregevole definizione minerale e alla consistenza un pochino polverosa ma marcatamente salina, mentre Les Figuiers regala all’olfatto un esuberante tripudio aromatico (acacia, tiglio, pesca bianca, bergamotto, pompelmo, lime e arancia amara), a cui fa eco un sorso morbido e saporito, esaltato da fresche sfumature amaricanti e dal persistente retrogusto iodato.
Nell’adiacente borgo di Cornas lo storico Domaine Alain Voge affina l’Ongrie, un bianco ampio e vigoroso dalla beva polputa e rotonda ma dinamizzata da tocchi balsamici di anice e mentolo, e il più sottile e minerale Fleur du Crussol, etichetta ammiraglia dell’azienda che seduce con una stratificata complessità e una tagliente salinità minerale. Con le prime uve vendemmiate il gioviale enologo, nonché attuale proprietario, Lionel Fraisse omaggia il fondatore della tenuta con lo spumante Les Bulles d’Alain che si conferma il migliore metodo classico della AOC, ammaliando naso e palato con intriganti sentori speziati e fumé che si dispiegano armoniosamente sopra un fine e tenace perlage.
Anche il Saint-Péray Hommage del Domaine Chaboud e il Saint-Péray Ernest Brut Nature di Rémi Nodin si candidano quali pregevoli alternative ai classici Champagne per regali e brindisi per le festività di fine anno. Altri indirizzi consigliati sono il Domaine de Lorient, il Domaine Johann Michel e il Domaine de la Sarbèche, tre aziende agricole impegnate nella produzione di soli vini fermi di qualità.
