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Casale Pozzuolo: una promessa mantenuta

Casale Pozzuolo è “Una promessa fatta al nonno che tanto amava le sue vigne di sangiovese e avrebbe voluto che continuassero ad esistere anche dopo di lui”, così ci dice Daniele Galluzzi, persona dall’energia vulcanica nonché affermato imprenditore nell’edilizia in quel di Grosseto. Come dice Daniele la promessa è stata anche un sogno realizzato, ovvero quello di “Recuperare e valorizzare un pezzo di storia famigliare, un modo di onorare i nostri avi e la terra sulla quale sono vissuti”.

Casale Pozzuolo è un piccolo nucleo di cascine site in splendida posizione su una dolce collina a Borgo Santa Rita, nel comune di Cinigiano. Almeno cinque generazioni della famiglia Galluzzi lo hanno abitato coltivando la vite tutto intorno. Oggi l’antico nucleo abitativo ospita la cantina, una casa vacanze modernamente ristrutturata e alcune abitazioni private. La commercializzazione del Montecucco Sangiovese Rosso della Porticcia, così si chiamano i 2 vini prodotti a Casale Pozzuolo, inizia con l’annata 2004, cui ha fatto seguito nel 2006 la prima annata di Riserva. Le vigne di sangiovese coltivate sugli ormai 5 ettari, che ai tempi del nonno erano poco più di uno, sono le discendenti delle stesse vigne presenti al Casale sin da fine ‘800.

Curiosa l’origine del nome Rosso della Porticcia, deciso da Daniele in ricordo di una specie di portale diroccato oggi non più visibile, tramite il quale si accedeva anticamente al piccolo gruppo di cascine che sotto i Piccolomini, sembra addirittura dal 1100, hanno dato origine al “Casale”.

I vini di Casale Pozzuolo hanno come padre enologico Giuseppe Gorelli, assai noto a Montalcino, che da alcuni anni compare in esplicito sulle nuove etichette accanto a quello del Patron Daniele Galluzzi. Gorelli ha portato qui l’esperienza del Brunello e una costante crescita qualitativa, grazie alla quale entrambi i vini hanno richiamato l’attenzione della critica e sono riusciti ad ottenere il riconoscimento di eccellenza su alcune note guide nazionali. Il vino viene prodotto nel rispetto della natura secondo pratiche biologiche certificate. La fermentazione alcolica avviene in modo spontaneo senza lieviti aggiunti per circa 25 giorni e a seguire viene poi svolta anche la fermentazione malolattica. Il vino matura in botti grandi, da 10 a 30 ettolitri, per un periodo di 12 mesi per il Rosso della Porticcia e di 24 per la Riserva. Del primo si producono poco più di ventimila bottiglie e del secondo circa tremila, qualcosa in più nelle annate più favorevoli.

Le due versioni hanno in comune una splendida bevibilità e una riconoscibilità spiccata. Il Sangiovese toscano è evidente, e conforta il consumatore che lo cerca e lo apprezza. Colore mai troppo scuro o impenetrabile, profumi che spaziano dalla viola alla ciliegia, alla rosa, alla prugna. Al palato, in particolare da giovane, è sempre un po’ graffiante, di assoluta eleganza, con un sorso che conserva freschezza e sapidità per molti anni dalla vendemmia, e che lascia ventagli aromatici mediterranei e minerali, per non dire vulcanici. E non potrebbe essere diversamente pensando ai vicini Mar Tirreno da una parte e Monte Amiata dall’altra. La differenza tra le due bottiglie la fanno la diversa maturazione in legno, la posizione della vigna leggermente più in alto e più esposta al sole per la Riserva, e la resa per ettaro che favorisce nella Riserva una concentrazione maggiore delle uve. Più immediatezza e facilità di beva quindi nel Sangiovese meno invecchiato, più profondità e personalità nel Rosso della Porticcia Riserva.

Non rimane che un consiglio: andate a visitare la cantina. Vi accoglierà il simpatico e capace cantiniere Giacomo Franci, un vero appassionato di Sangiovese, che sa tutto di questa zona e di questi vini che contribuisce a realizzare in prima persona, e vi farà partecipi di questo connubio speciale che si realizza a Casale Pozzuolo: la ricerca delle proprie radici e il rispetto della natura e della storia dei luoghi, in sintesi l’essenza del territorio attraverso un calice di Sangiovese.