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Dagli Zar a Gorbaciov: le leggi per una Russia sobria

Perestroika e glasnost, due parole che hanno cambiato il mondo, segnando la caduta della cortina di ferro, il disarmo nucleare, il crollo del Muro di Berlino e quello dell’Unione Sovietica.

Il mondo ricorda lo scomparso Mikhail Gorbaciov, ex leader dell’Unione Sovietica, per queste riforme ma tra le decisioni dell’ex Segretario Generale del PCUS c’è anche la meno nota applicazione della “legge secca” (o sobria), un provvedimento per ridurre il consumo di alcol che ha fatto discutere a lungo e che si rifaceva a un precedente editto degli anni Dieci del secolo scorso.

Facciamo un passo indietro per ripercorrere un secolo di provvedimenti antialcol in Russia. Nell’ex Unione Sovietica il consumo di alcol, in particolare di vodka, è sempre stato molto alto, spesso esagerato, e dai primi del Novecento i vari governi che si sono succeduti hanno cercato di arginare il fenomeno, diventato problema sociale.

Leggenda narra che il “bere” sarebbe stato la pietra angolare sulla quale nacque la Russia ortodossa; nel 988, il principe Vladímir I di Kiev avrebbe deciso di convertirsi al cristianesimo perché non vietava il consumo di alcolici e sempre al nobile ucraino è attribuita la frase “La felicità della Russia sta nel bere”.

Credenze a parte, rimane il fatto che l’alcolismo è da secoli un grave problema in Russia. Il 31 luglio del 1914, Nicola II emanò un editto per proibire vendita e produzione di bevande alcoliche, un atto ritenuto doveroso per evitare che i soldati impegnati nella Prima Guerra Mondiale si ubriacassero al fronte. Tre anni dopo, addirittura, fu avanzato un disegno di legge per eliminare definitivamente l’alcol sul territorio russo. Il progetto naufragò ma anche l’editto zarista non fu un successo dato che le autorità locali permisero il commercio e consumo di alcune bevande alcoliche. La Rivoluzione d’ottobre stravolse il volto politico del paese ma non toccò la scelta dello zar e quella che aveva preso il nome di “Legge asciutta” rimase in vigore fino al 1925.

I risultati del decreto furono economicamente e socialmente drammatici: distruzione di taverne, tumulti, assalto alle cantine, consumo letale di prodotti a base alcolica. Le fabbriche di vodka chiusero, lasciando senza lavoro oltre 300.000 persone: il danno economico fu doppio visto il mancato gettito dall’alcolico per lo Stato e il risarcimento ai licenziati. Impossibile fermare le sbronze e lo zapojè (abuso di alcol che ha come conseguenza diversi giorni in stato di ebrezza); i russi iniziarono a distillare in casa: nacquero i samogon, prodotti artigianali ottenuti quasi sempre dalla barbabietola.

Nel 1958, il governo tornò sul problema con una nuova soluzione su larga scala ma non fu una nuova “legge asciutta”. La produzione illegale aveva fatto crescere il mercato nero, costringendo le autorità sovietiche a combattere con leggi speciali il fenomeno che erodeva i guadagni dello stato.

Nel 1972, invece, fu pubblicata la Risoluzione n. 361 “Sulle misure per rafforzare la lotta contro l’ubriachezza e l’alcolismo” che avrebbe dovuto colpire la produzione di vodka, favorendo quella di birra e vino. Il problema del consumo di alcolici, infatti, non era legato a questi ultimi prodotti (il consumo pro-capite era notevolmente inferiore a quello di altri paesi europei) ma quello della vodka, più economica e dannosa per l’organismo. In questo periodo furono aperti i “centri di riabilitazione dall’alcol”, strutture più simili a prigioni che a strutture per combattere scientificamente il problema.

Nel 1985, Gorbaciov tentò una nuova offensiva statale all’alcolismo. Il padre della perestroika e della glasnost propose una versione soft aggiornata della storica “legge asciutta” zarista. Le distillerie furono nuovamente convertite, i prezzi degli alcolici alzati e gli orari di vendita limitati a poche ore in un numero ridotto di esercizi commerciali, mentre ubriachi e consumatori venivano processati e dai film tagliate le scene con i prodotti proibiti. Lo scenario non fu molto diverso da quello degli anni Dieci e Venti: code, risse e insoddisfazione generale. Inoltre, i samogon casalinghi furono sostituiti dal mercato nero che contribuì ad aggravare il tracollo dei guadagni statali: i 40 milioni di rubli incassati  in meno durante l’applicazione della legge furono, secondo alcuni, una tra le cause della crisi finanziaria del 1988. Inutile dire che la legge fu abolita.

Alcuni anni fa, Gorbaciov tornò sul tema parlando di soluzioni estreme che portarono a conseguenze dannose ma difese comunque quelle misure perché “I tassi di mortalità erano diminuiti e il tasso di natalità salito. Il numero di incidenti industriali e stradali era sceso drasticamente.

A quel periodo risale anche la distruzione di 250.000 ettari di vigneti in Russia (come a inizio Novecento), soprattutto in Moldova e Caucaso, che colpì soprattutto la prestigiosa varietà Ekim-Kara, vitigno a bacca rossa dell’Ucraina Davanti a questo olocausto vitivinicolo, Pavel Yakovlevich Golodriga, uno dei maggiori esperti di viti in Unione Sovietica, si tolse la vita per la disperazione.

Il recupero fu lento e difficile, durò oltre cinque anni e costò centinaia di milioni di rubli.