Degustazioni: le differenze tra vino e whisky

“Cosa hanno in comune un evento con il vino e uno dedicato al whisky?” La domanda me l’ha posta un amico in occasione della presentazione di Torbaggedon, evento organizzato da Spirits Lab in programma domani al White Rabbit di Roma dalle 14 alle 22, durante il quale sarà possibile degustare 200 etichette di whisky torbato.

La risposta, ovviamente, è nessuna. Tuttavia, è interessante confrontare i modi di degustare i due prodotti.

Chi segue oscarwine ben conosce la liturgia per degustare un calice di vino, ma quella di un whisky in cosa di differenzia? Partiamo innanzitutto da una doverosa premessa: non bisogna aggiungere acqua al prodotto. In realtà bastano poche gocce, che rompono le catene degli esteri e servono a scatenare le note fruttate e i sentori che, nei cosiddetti torbati, ci ricordano il mare, le note sulfuree e anche il catrame. Quindi, evitare l’acqua ma soprattutto il ghiaccio, perché diluisce il prodotto, senza possibilità di tornare indietro, e anestetizza gli aromi.

Il bicchiere, rispetto al calice per il vino, si stringe ed è più sottile nella parte più alta – per evitare che i sentori fuggano –  e più largo in basso: un piccolo tulipano. Nella maggior parte dei casi non c’è lo stelo che, tuttavia, sarebbe utile – ma non è fondamentale come nel vino –  per rendere più agevole il classico movimento rotatorio per sprigionare i sentori e vedere gli archetti che accomunano i due mondi.

In questo caso, oltre al maggior grado alcolico danno un’idea, a seconda della velocità con cui scendono, se ci troviamo di fronte a un prodotto filtrato a freddo o meno. Il colore, invece, non ci dà alcuna indicazione, non denuncia una particolare condizione; di fronte a un liquido ambrato, potremmo pensare di avere nel calice anche un vino passito, non conoscendo il contenuto.

Passiamo all’olfatto. Guai a immergere le narici nel calice, inspirando profondamente: restereste anestetizzati. L’avvicinamento del naso al prodotto va fatto lentamente e seguendo regole ben precise, tanto sulla distanza quanto sui movimenti del bicchiere e sulla posizione delle narici: il consiglio è quello di fermarsi appena si arriva al punto in cui l’aroma inizia a pungere.

Alla gustativa, cercate di interessare tutte le papille al primo assaggio, toccando con il whisky tutta la superficie della bocca. Fatto questo, passate al secondo assaggio che sarà più interessante e complesso. A questo punto, è possibile aggiungere le famose gocce d’acqua delle quali parlavamo inizialmente. Si tratta di un processo articolato e affascinante, che ha alcuni punti di contatto con il rituale della degustazione del vino, ma che è tutto da scoprire.

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