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Gancia, la tradizione italiana dello spumante

Il 24 settembre Gancia compirà 170 anni. Un traguardo storico per l’azienda che ha inventato lo spumante italiano e che da alcuni anni si è legata alla Russian Standard Corporation, divenendo un colosso mondiale del beverage. Nonostante questo alto profilo, persistono ancora alcuni pregiudizi ingiustificati sulla cantina piemontese. Il presidente Alessandro Picchi ci racconta la storica azienda canellese, svelandoci alcuni aspetti utili per conoscere meglio un’eccellenza italiana del vino.

Presidente, un anno fa avete chiuso il bilancio in positivo, passando da una perdita di 13 milioni nel 2013 ad un utile di 12,6 milioni nel 2018. Qual è la situazione attuale, dopo tre mesi di lockdown e dopo aver perso la Pasqua che rappresenta il secondo periodo di vendite dopo il Natale?
La crisi è stata diffusa, ha colpito tutti. Nessuno ha festeggiato Pasqua come gli anni scorsi, ovviamente è mancata l’occasione per brindare e le bollicine ne hanno risentito maggiormente rispetto ai vini fermi. Questa situazione e la chiusura del canale Ho.Re.Ca. hanno avuto come conseguenza una flessione. Il mercato italiano, però, è il secondo driver dell’azienda che ha una quota di venduto del 69% fuori dai confini. All’estero, nei mesi di marzo e aprile, abbiamo raccolto ordini per 3.200.000 bottiglie, in media col passato: eventuali flessioni le vedremo quando saranno pronti i dati di maggio e giugno.

Durante il lockdown non vi siete mai fermati, ponendo grande attenzione alla sicurezza, facilitati anche dall’aiuto dei vostri partner della Russian Standard Corporation che hanno fornito mascherine, guanti e altro materiale per proteggere i dipendenti.
“Prima della chiusura, abbiamo preso atto di quanto stava succedendo e quando sono nate le prime zone rosse abbiamo messo in moto delle procedure di sicurezza che sono diventate prassi. Ci siamo mossi bene ma abbiamo avuto anche fortuna. L’Amministrazione ha lavorato da casa mentre chi si trovava in cantina, viste le dimensioni di 50mila metri quadri, rischiava addirittura di non incontrare i colleghi: un distanziamento di decine di metri. Questo protocollo di sicurezza ha funzionato e, una volta terminato il lockdown, ne abbiamo stabilito uno nuovo per permettere ai dipendenti di sottoporsi gratuitamente e su base volontaria ad analisi sierologiche e tamponi.”

Con il ritorno alla normalità si ricomincia a parlare di un nuovo pericolo dazi negli Stati Uniti. Alcuni Consorzi del vino hanno manifestato la loro preoccupazione al Governo chiedendo un intervento per scongiurare balzelli a stelle e strisce, ma all’orizzonte si profilano problemi anche dall’ex Unione Sovietica.
“I dazi Usa sono un problema politico, affrontabile. Piuttosto ci preoccupa quanto sta accadendo in Russia dove il punto non sarà quanto si dovrà pagare di tasse, piuttosto come produrre il vino. La Federazione sta votando una legge per potenziare e tutelare i suoi prodotti nel mercato euroasiatico, imponendo una norma restrittiva sulle caratteristiche dei vini importati. Questa sarebbe una scure sulle regole che armonizzano le vendite di vini a livello internazionale. Le richieste dei russi comporterebbero che ogni cantina abbia non solo una linea produttiva dedicata al loro mercato ma anche dei cambiamenti delle caratteristiche organolettiche dei prodotti finiti nel loro mirino. Un’etichetta si può cambiare ma una vinificazione ad hoc comporta una serie di costi e snatura i vini. Attendiamo il testo definitivo della legge prima di commentare. Attualmente il danno di questa decisione non è calcolabile ma tutte le cantine dovranno pagare un prezzo se vorranno lavorare in Russia e non perdere quote di mercato.”

Parliamo di Alta Langa. Avete investito molto su un prodotto top, mandando anche i vostri esperti a studiare in Francia. Quali sono i risultati ad oggi?
“Facciamo una premessa: Gancia è il marchio di spumanti più conosciuto in Italia. Su di noi ha pesato il concetto di un prodotto acquistato perché ritenuto di qualità ma consumato a casa e difficilmente regalato perché considerato da scaffale. L’Alta Langa che ha citato nasce da uve selezionate con pazienza certosina. Sappia che queste uve, pinot nero e chardonnay, prima finivano nel famoso prodotto da scaffale che aveva una qualità di gran lunga superiore al prezzo di listino. L’Alta Langa ci ha permesso di staccarci dall’identità Gancia=prodotto di bassa fascia. I vigneti sono selezionati, le uve raccolte vengono messe in casse da 10kg per evitare che i grappoli rimangano schiacciati: è un processo di selezione che vede uno scarto formidabile di materie prime per ottenere uno spumante di altissimo livello.”

Per questa eccellenza avete anche investito molto in comunicazione.
“Un’agenzia francese, nota per aver lavorato alle etichette di grandi maison d’oltralpe e di alcune aziende italiane, ha studiato l’immagine dell’Alta Langa. Inoltre, abbiamo sviluppato un packaging straordinario, una capsula completa in alluminio per proteggere tutta la bottiglia.”

Non sarà stato facile produrla.
“Quando ci venne l’idea, nessuno sapeva realizzare questo tipo di capsula, né in Italia, né all’estero. Così abbiamo deciso di farcela in casa, dedicandoci alla sua progettazione fuori dall’orario di lavoro. Poi, ne abbiamo parlato con Graziano Bocchino della Intercap, un’azienda della nostra cittadina. Inizialmente non voleva lavorarci, poi ha accettato la sfida, realizzando qualcosa di unico, un prodotto che prima non esisteva. L’applicazione alla bottiglia richiede un complesso lavoro manuale che ha costi altissimi per ogni pezzo. Tuttavia non ci interessa, la useremo per lo spumante celebrativo dei 170 anni di Gancia.”

Innovazione ma anche efficienza produttiva. Avete chiuso un accordo con la Schneider Electric per lo stabilimento di Canelli. Di cosa si tratta?
“È un progetto stupendo. La nostra è una cantina storica con alti costi di manutenzione ed energetici e una serie di sistemi, antichi e moderni, che prima di questo accordo parlavano diverse lingue. Queste uscite non erano “spesabili” su prodotti di fascia bassa. Così abbiamo deciso di ribaltare la situazione, senza modificare l’impianto storico della cantina. L’intera area  è stata messa in sicurezza, tutto il processo produttivo e la catena del freddo ora sono monitorati da remoto e i tutti sistemi usano i medesimi software. Tra i vantaggi di questa ristrutturazione, per fare un esempio, abbiamo abbattuto del 25% i costi energetici. È vero che spendiamo tanto ma la cantina è la stessa del 1850, un vanto.”

Ha detto la parola magica: 1850. Ci anticipa qualcosa sui festeggiamenti per i 170 anni di Gancia?
“La parola d’ordine sarà sicurezza.  Non avendo un quadro preciso sulla diffusione del Covid-19 e volendo evitare rischi per dipendenti e visitatori abbiamo deciso di annullare la tradizionale Festa dei conferenti a fine luglio. È stata dura rinunciare a un appuntamento al quale teniamo molto ma la salute viene prima di tutto. Ora faremo le nostre valutazioni e decideremo cosa organizzare il 24 settembre, anniversario dei 170 anni.”

Per caso, mentre eravamo al telefono è arrivata la conferma riguardo un’attività celebrativa ma lasciamo a Gancia il piacere di comunicarla e a noi di raccontarla. Ne scriveremo un’altra volta…