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Linda e Marilia Leone: una cantina per due

La Puglia, due sorelle e un’azienda tutta al femminile che porta sulle sue etichette i nomi di donne italiane che hanno fatto la storia. La cantina Madri Leone raccontata in un’intervista doppia con Linda e Marilia, le anime di questo progetto appena nato, ma già con le idee molto chiare.

MARILIA E LINDA LEONE

Uno dei consigli che viene dato a chi apre un’attività è evitare di lavorare con i parenti. Voi avete fatto la scelta opposta.
Linda
: “Negli anni ci siamo testate a lungo, conosciamo pregi e difetti l’una dell’altra, forti di questo e della certezza che nessun interesse lavorativo o economico possa frapporsi nel nostro sacro legame tra sorelle, abbiamo intrapreso questo viaggio.”
Marilia: “Entrambe abbiamo piena fiducia nell’altra e ci completiamo; abbiamo vedute diverse e abilità differenti, discutiamo molto e alla fine troviamo sempre la quadra, perchè il sogno è comune e l’entusiasmo che ci muove è altissimo, perciò abbiamo messo da parte sin da subito qualunque dubbio sulla nostra collaborazione.”

Siete sempre andate d’accordo?
L.:Capita di non esserlo, ma questo ci obbliga, ogni qualvolta bisogna prendere una decisione, a guardare le cose dal punto di vista dell’altra e ampliare le reciproche vedute.”
M.: “Avendo caratteri differenti, a volte fra noi c’è disaccordo, ma l’affetto che ci lega è profondo e il rispetto per il nostro legame è più forte di ogni contrasto. Inoltre ci accomunano i valori più importanti e, quando si ha una visione dell’esistenza così simile, il resto è secondario.”

Da piccole cosa sognavate di fare grandi?
L.:
“Sognavo di fare il magistrato, ma dopo un percorso di studi giuridici il richiamo della terra e delle mie radici ha avuto la meglio. Lo stretto contatto con la natura mi appaga maggiormente e poter fare un lavoro che mi piace, mi rende molto produttiva e gratificata.”
M.: “Io non avevo ben chiaro il come, sapevo solo di voler salvare il mondo con atti eroici e profonda abnegazione. Il tutto mentre “giocavo” nella vinicola del nonno o correvo tra i filari del vigneto, elementi presenti da sempre nella mia vita.”

Il vostro vitigno autoctono preferito.
L.:
“Il Bombino Bianco che regala un vino pulito, elegante, profumato. È un vitigno da costa, che ama il mare come lo amo io; ogni giorno dalla nostra azienda posso ammirarlo nelle sue varie sfumature di azzurro dal golfo di Manfredonia fino a alle Saline di Margherita di Savoia.”
M.: “Il primitivo: amo i vini morbidi e strutturati che mi fanno chiudere gli occhi e sorridere durante la degustazione.”

Abbinate un piatto della tradizione pugliese a uno dei vostri vini.
L.:
“Beh, non posso che scegliere il nostro Bombino Bianco, Delia a.C. abbinato al “ciambotto”, una zuppa di pesce alla pugliese in cui ci sono vari tipi di pesce di piccola taglia e crostacei, pomodorini e olio extra vergine di oliva. In questa prelibatezza va pucciato rigorosamente il pane di Zapponeta.”
M.: “Favetta e cicoria, piatto tipico della nostra zona, in cui spiccano la tendenza dolce del legume e quella amarognola della verdura, si abbina perfettamente al Valla 1936, che è caratterizzato da una gradevole freschezza e da una morbidezza inaspettata.”

Chi ha scelto di puntare su etichette femminili e perchè questi personaggi?
L.:
“Fin da quando abbiamo avviato questo progetto abbiamo pensato di puntare sui vitigni autoctoni, sulla qualità dei vini che volevamo produrre, abbinando il tutto a un messaggio. Siamo orgogliose del nostro essere donne e vogliamo valorizzare la figura femminile in un ambiente notoriamente maschile. L’idea è di entrambe come anche l’impegno nel ricercare figure di donne straordinarie che possano in qualche modo abbinarsi alle caratteristiche dei vini. Abbiamo studiato per diversi mesi e alla fine abbiamo scelto donne tanto straordinarie quanto normali, che per coraggio, tenacia, intraprendenza e amore materno rappresentano un po’ tutte noi.”
M.: “L’idea della valorizzazione di figure femminili ha preso vita da sola, nel momento in cui abbiamo deciso di partire con questo progetto. Le donne a cui sono dedicate le etichette hanno avuto, per differenti motivi, grande importanza nel loro ambiente e nell’epoca in cui hanno vissuto, ma non la giusta risonanza a livello nazionale, o almeno non tutte.”

Due donne immerse in una realtà agricola nel secolo scorso sarebbe stato impensabile. Avete avuto difficoltà a gestire questo ambiente?
L.:
“Siamo cresciute in una famiglia vitivinicola in cui il nostro bisnonno, poi nostro nonno e infine nostro padre, gestivano l’azienda e, osservando loro per anni, abbiamo appreso le giuste strategie per entrare in questo ambiente, scardinando gli stereotipi secondo i quali ci siano lavori meno adatti alle donne e più agli uomini. È anche per questo che nel nome della nostra azienda abbiamo voluto fortemente inserire un elemento femminile come “madri” proprio per evidenziare che essere madri e imprenditrici si può.”
M.: “In realtà no, anche perchè è l’ambiente in cui siamo nate, perciò il settore agricolo e vinicolo hanno sempre fatto parte della nostra vita; e poi, adesso, l’imprenditoria femminile non ha più limiti in alcun campo, perciò la visione maschilista per fortuna sta cambiando… lentamente, ma cambia.”

Vi siete mai scontrate con la supponenza maschile?
L.:
“È accaduto quando esercitavo la professione di avvocato, ma da quando sono entrata in questo ambiente, non è mai accaduto, lo temevo ma abbiamo incontrato rispetto e ammirazione. Siamo giuste, il maschio non è così nero come lo si dipinge!”
M.: “Lavoro in questo settore da anni e sì, fra le molte persone entusiaste e accoglienti che ho incontrato sul mio cammino, ogni tanto mi sono imbattuta in qualche personaggio che ha mascherato la propria insicurezza con esternazioni di derisione, saccenza e svilimento. Confesso che all’inizio questo atteggiamento mi irritava, poi ho realizzato che non è giusto farmi carico di un problema che è loro, non mio.”

Un sogno da realizzare.
L.:
“Gran bella domanda. Vorrei poter apprendere e conoscere quanto più possibile di questo mondo prima di lasciarlo, vedere posti, interfacciarmi con culture diverse e trasmettere nel mio lavoro ciò che di virtuoso incontrerei. Il mondo però è davvero molto vasto, posso includere nel sogno di poter vivere altri 100 anni???”
M.: “Mi piacerebbe, un domani non troppo lontano, unire all’attività di cantina anche un servizio di accoglienza e ristorazione. Viviamo in una zona bellissima a un passo dal mare, contornati da città splendide e da siti storici che hanno grande rilevanza a livello internazionale; la cucina tipica, fra l’altro, è varia e ricca di sapori unici. Sarebbe entusiasmante offrire al cliente un’esperienza a tutto tondo, guidandolo in percorsi turistici ed enogastronomici per fargli conoscere le meraviglie del nostro territorio e, ovviamente, degustare le nostre eccellenze gastronomiche e vinicole.”