otto marzo

Otto marzo: cosa c’è da festeggiare?

Sono orgogliosamente padre di una figlia quattordicenne. Ho sempre desiderato una femmina – le ritengo sveglie e un passo avanti a noi visto che, colpa del mondo in cui vivono, devono crescere più velocemente dovendosi preoccupare di problemi che noi uomini non abbiamo – e quando lo racconto i padri dei maschietti mi guardano come se fossi folle mentre quelli delle ragazze – non tutti ovviamente – mi fissano come se stessi leggendo a voce alta un brano della Bibbia in un accampamento di talebani, brandendo una croce. Allo scemo di turno che chiede la ragione della mia affermazione, rispondo “Perché non so giocare a pallone e non avrei potuto divertirmi con un maschio a tirare due calci.” Qualcuno ancora ci casca ma se pensiamo che c’è gente che crede veri i video generati con l’intelligenza artificiale…

Questo atteggiamento ha un solo genitore: supremazia maschile. C’è poco da fare, non si scappa. Una donna più brava sul lavoro è sofferta e la sua abilità è ridotta ai due classici stereotipi evergreen dei nostri tempi: “la dà a qualcuno” se è una figa; “avrà qualche santo in paradiso” se è un cesso. Avete letto bene. Ho scritto “cesso” e “figa” perché sono questi i termini che si usano nel linguaggio comune, sorvolando su altre primizie come “faccia da maiala” o “che puttanone”.

C’è poi un’altra questione, quella delle quote rosa. Personalmente la ritengo un’altra ghettizzazione, praticamente dici a una donna che ha avuto il posto di lavoro o che è stata candidata in politica per garantire un minimo di presenza sindacale per una sottocategoria umana. Ho detto “ritengo” ma potete coniugare all’imperfetto. Su questo tema, tempo fa una cara amica manager toscana mi fece riflettere sul fatto che ero troppo avanti per capire che invece le quote servono ancora. Devo, purtroppo, darle ragione e ammettere che a noi uomini sfuggono molte cose a riguardo, non per cattiveria ma perché non le viviamo né ce ne rendiamo conto. Fra uomini e donne non c’è uguaglianza a lavoro, a casa, nella vita quotidiana e la politica non ha mai aiutato a migliorare le cose. Andate in un bar e chiedete alla prima signora o ragazza che incontrate per conferma.

Ricordiamoci, poi, che il nostro Paese ha abolito il delitto d’onore (e il matrimonio riparatore) il 5 agosto 1981 con la legge n. 442, che ha abrogato l’articolo 587 del codice penale, norma che prevedeva pene ridotte (da 3 a 7 anni) per chi uccideva coniuge, figlia o sorella per difendere l’onore della famiglia. Abbiamo dovuto aspettare la legge n. 66 del 15 febbraio 1996 per vedere abolita la concezione dello stupro come “delitto contro la moralità pubblica” e inquadrata come delitto contro la persona, unificando le figure di “violenza carnale” e “atti di libidine violenta” in un unico reato. 1981 e 1996. Se pensate a tutte le scoperte scientifiche e tecnologiche avvenute in questa forbice temporale, vi renderete meglio conto di come socialmente fossimo al Medioevo. Le cose sono migliorate? Conosco personalmente chi ha subito stupro e molestie sessuali. Non entro nei dolorosi e personalissimi particolari, dico solo che non tutte denunciano e sentirsi rispondere “tanto non gli faranno niente” o “figurati se mi prendono sul serio” la dicono lunga anzi dicono tutto.

Siete su oscarwine, il vino dove è? Perché tutto sto pippone? Quella che avete letto non è una premessa a qualcosa ma una fotografia. Da quando oscarwine è online, abbiamo sempre detto che una donna è tale non solo l’8 marzo ma tutto l’anno. Così, piuttosto che regalare mimose, dedichiamo una intera settimana a storie di donne del vino, esempi di successo per altre donne che pensano di non potercela fare. Ovviamente, non mancano le domande scomode sulle attenzioni non gradite perché, come ho scritto sopra, è un fatto e va raccontato. Come dico sempre, “il primo che prova a metterci dentro la politica lo impallino.” L’unico intento è fare cultura, trasmettere messaggi positivi, dare magari coraggio e, nel mio caso, imparare anche qualcosa perché, lo ripeto, nonostante tutta la nostra buona volontà rimaniamo uomini e, come dice mia figlia, “Tu sei uomo, cosa ne sai?”

Hai ragione, tesoro, papà non lo sa.

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