Storie di donne: Mariangela Cambria
Oggi, ci spostiamo in Sicilia per raccontare la storia di Mariangela Cambria, co-titolare dell’azienda etnea Cottanera insieme ai fratelli Francesco, Emanuele e allo zio Enzo. Nel 2023 viene eletta presidente di Assovini Sicilia, prima donna a ricoprire questo ruolo. Laureata in scienze politiche, fa parte del consiglio di AIDDA (Associazione imprenditrici e donne dirigenti d’azienda) e dell’associazione Donne del Vino.
Iniziamo dalla storia della tua famiglia…
“La storia di Cottanera affonda le sue radici negli anni ’60, quando mio nonno commercializzava vino sfuso, senza un marchio proprio. Negli anni ’90 mio padre decise di iniziare l’attività di imbottigliamento in proprio, dedicandosi anima e corpo alla trasformazione del nucleo originario dell’azienda nella realtà strutturata che conosciamo oggi, superando ogni sua iniziale aspettativa.”
Come è avvenuto il tuo ingresso in azienda?
“Dopo la laurea in Scienze Politiche, a 23 anni ho lasciato l’isola per trasferirmi all’estero. La mia intenzione era quella di costruire una carriera altrove, lontano dalle vigne di famiglia. Nel 2000 mio padre mi convinse a raggiungerlo a Vinitaly con una scusa affettuosa: ‘Vieni a fare un giro, c’è anche mamma che non vedi da tanto tempo’. Presi quel volo e rimasi letteralmente folgorata. Ricordo bene il mondo del vino di vent’anni fa: aveva un fascino unico, quasi magico, tutto appariva scintillante e pieno di energia. In quel momento ho capito che questo settore mi avrebbe permesso di conciliare le mie passioni: viaggiare e parlare le lingue, che erano già il pane quotidiano dei miei studi. Mi sono detta: ‘Se non rientro in Sicilia adesso, non lo farò mai più’. Sono tornata mossa dall’amore per la mia terra e dalla voglia di farla conoscere all’estero. Ho scoperto una naturale predisposizione per le pubbliche relazioni e per il contatto con la gente: d’altronde, a quell’età, chi non avrebbe sognato un lavoro così?”
Per non farti mancare niente, oltre alla famiglia e alla cantina, hai aggiunto anche l’impegno con Assovini…
“Il mio coinvolgimento in Assovini risale a undici anni fa. Ricordo che ero in attesa della mia seconda figlia, quando i fondatori hanno ceduto il passo in consiglio ai più giovani. Fui l’unica donna eletta, la prima a rappresentare un territorio allora ‘nuovo’ come l’Etna. È una missione a cui ho dedicato molto tempo, spesso sottraendolo alla mia vita personale, perché ho sempre creduto nell’associazionismo e nel fare rete. Tre anni fa è arrivata la nuova sfida della presidenza: un momento di grande responsabilità, non solo per essere la prima donna a ricoprire questa carica, ma anche per la storia dell’associazione stessa. Prima di me, la presidenza era stata sempre affidata a esponenti di grandi aziende storiche come Donnafugata, Planeta, Tasca d’Almerita. Sentire il peso di rappresentare una realtà certamente nota ma con dinamiche diverse dai colossi del settore, è stata una sfida importante. Tuttavia, la responsabilità è un sentimento che mi ha sempre accompagnata, sin da quando ero consigliera; oggi, da presidente, è certamente più esposta ma l’impegno e la dedizione sono rimasti gli stessi.”

Di cosa si occupa l’associazione?
“Assovini riunisce oltre 100 produttori, rappresentando un vero e proprio ‘club dell’eccellenza’ dei vini siciliani. Il nostro obiettivo è fornire supporto strategico ad aziende di ogni dimensione attraverso attività di lobbying e internazionalizzazione. In particolare, siamo capofila per i progetti OCM, gestendo i fondi dedicati alla promozione del vino siciliano sui mercati esteri. Il nostro fiore all’occhiello è Sicilia en Primeur, un evento unico perché dinamico: oltre al momento corale dell’assaggio, organizziamo infatti dei tour enoturistici presso le cantine. In questo modo, i giornalisti ospiti hanno l’opportunità di toccare con mano le diverse realtà produttive, conoscendo da vicino i territori e le persone che rendono grande il vino siciliano.”
Come è la situazione oggi in Sicilia?
“La Sicilia è una terra in continuo fermento. Quest’anno, grazie ad Assovini, abbiamo partecipato a una delle fiere più importanti dedicate all’enoturismo con risultati straordinari. Ho voluto fortemente questa presenza e la risposta dei produttori come numero di adesioni è stata incredibile, a dimostrazione di quanto l’interesse per questo settore sia alto. Senza voler peccare di presunzione, credo che l’accoglienza dei siciliani sia unica. Se in altre zone d’Italia l’approccio è estremamente preciso e rigoroso, noi abbiamo un modo di ricevere gli ospiti che li fa sentire subito parte della famiglia, quasi fossero vecchi amici. Molte cantine si stanno evolvendo rapidamente in questa direzione. Nel mio territorio, sull’Etna, dove le aziende sono spesso vicine tra loro, si respira un senso di ospitalità fortissimo. Tutti si stanno organizzando in maniera egregia: oggi il livello dell’offerta enoturistica è molto alto.”
C’è davvero una crisi del vino? Come ne si può uscire?
“Siamo in un momento di profonda transizione, una fase che definirei quasi di ‘sbandamento’, con incertezze che colpiscono anche le dinamiche dei prezzi. In questo scenario, credo che la Sicilia abbia una marcia in più: la forte identificazione tra vitigno e territorio. Questa coerenza garantisce tracciabilità e riconoscibilità, elementi che gioveranno moltissimo al nostro lavoro futuro. C’è poi un legame indissolubile tra il viaggio e il prodotto. Ho sempre sostenuto che i turisti che ci visitano siano i nostri ambasciatori nel mondo. La Sicilia è una meta ambitissima e chi la scopre finisce inevitabilmente per innamorarsene; è difficile restare indifferenti alla nostra terra, così come, più in generale, alla bellezza dell’Italia intera. Dobbiamo lavorare su questa leva, il ricordo. Dobbiamo lasciare un’impronta nel cuore del visitatore, affinché una volta tornato a casa desideri replicare quell’emozione, favorendo l’export dei nostri prodotti. Ai ragazzi che si occupano di accoglienza in cantina dico sempre: ‘Non limitatevi a dare informazioni tecniche. Raccontate la storia che c’è dietro il vino, condividete le antiche ricette di famiglia, quelle dei nonni’. La nostra grande fortuna risiede proprio in questo: nelle tradizioni e nella capacità di tornare autenticamente a ciò che eravamo.”

Come vedi la rappresentatività femminile nel mondo del vino?
“Se devo essere onesta, non credo che la disparità di genere cambierà mai del tutto. Purtroppo, una donna impegnata in ruoli di responsabilità deve ancora dimostrare molto più di un uomo per essere legittimata. Lo dico con rammarico, da donna e da madre di una ragazza che, probabilmente, si troverà ad affrontare le stesse dinamiche. Tuttavia, ho imparato che i problemi sono relativi: l’importante è stare bene con se stessi e avere piena consapevolezza del proprio valore. Io non sento di dover dimostrare nulla a nessuno; ciò che conta è essere forti internamente e capire come gira il mondo. Esisteranno sempre uomini capaci di riconoscere il talento delle donne e altri che non lo faranno mai ma citando il Sommo Poeta, ‘Non ti curar di loro’. Io vado avanti per la mia strada, consapevole di chi sono e quanto valgo. In azienda ho scelto di circondarmi di moltissime donne e gestire un team femminile porta con sé sfide specifiche, ma va bene così. Non mi sono mai posta il problema in termini di genere: per me conta il lavoro. Resta però un dato di fatto: per raggiungere certi livelli di esposizione o di potere, a noi donne è richiesto un impegno doppio. Alla fine, però, credo che a parlare debbano essere i risultati e la capacità di lasciare un segno.”
Ti è mai stato fatto pesare l’essere donna in questo ambiente?
“Se guardo alla mia esperienza personale, devo dire di non aver mai vissuto discriminazioni dirette. Sono cresciuta in una famiglia di uomini dove le donne hanno sempre ricevuto grande attenzione e spazio. Mia madre stessa ha sempre lavorato al fianco di mio padre e questo modello mi ha permesso di non percepire barriere insormontabili nel mondo del lavoro. Anche nel mio percorso in associazione ho ricevuto il massimo rispetto, sia dai collaboratori che dai colleghi produttori. Non ho dovuto ‘sgomitare’ per ottenere attenzione o ruoli di rilievo: sono stati loro a volermi. D’altronde, questo impegno è per me una forma di puro volontariato. Non ricevo uno stipendio per ricoprire la carica di Presidente; lo faccio mossa esclusivamente dall’amore per la mia Sicilia e dal desiderio di vederla crescere.”
Secondo te esiste un punto di vista ‘al femminile’?
“Esiste una sensibilità diversa, una costanza e una pragmaticità che spesso sono proprie delle donne; la caparbietà che ci permette di affrontare le sfide con un altro piglio. Sono convinta che esistano ruoli in cui la donna è naturalmente più portata, così come accade il contrario: è questione di attitudini e di complementarità. Oggi, fortunatamente, la presenza femminile nel nostro settore è un concetto ampiamente sdoganato. Ci sono tantissime donne produttrici, agronome, enologhe e amministratrici delegate. La nostra partecipazione ai vertici delle aziende vinicole è ormai una realtà tangibile e diffusa, segno che il merito e la competenza stanno finalmente superando i vecchi pregiudizi.”
Ci sono colleghe nell’ambiente che stimi in modo particolare?
“Nel mondo del vino sono moltissime le donne, imprenditrici, siciliane e non che stimo per il loro coraggio, determinazione, passione, talento. Tutte figure che rappresentano per m un riferimento.”
Da consumatrice, qual è oggi il tuo rapporto con il vino?
“Amo condividere il vino a tavola con gli amici: mi piace raccontarlo e farmelo raccontare. Per me, sedersi a tavola è un vero atto di cultura. Quando vado a cena fuori, non lo faccio semplicemente per mangiare; non cerco necessariamente il piatto gourmet, quanto il racconto. Voglio capire la storia dietro un piatto o un calice: la conoscenza passa attraverso la curiosità. È questo l’insegnamento che cerco di trasmettere ogni giorno ai miei figli: siate curiosi di vedere il mondo, di assaggiare un vino, di scoprire perché un piatto è stato cucinato in quel modo o perché un vino ha certe caratteristiche. Ho amici a cui tutto questo non interessa, per i quali un pasto veloce o una cena ricercata sono la stessa cosa. Per me, invece, la differenza è totale. La mia grande sfida, nella vita come nel lavoro, è mantenere sempre viva la curiosità di fare e di scoprire cosa c’è dietro le cose.”
Hai un sogno o un progetto a cui tieni particolarmente?
“Il mio desiderio è vedere una Sicilia molto più contemporanea, finalmente libera dagli stereotipi ai quali molti sono ancora legati. Sogno un’isola, e un’Italia intera, capaci di migliorarsi costantemente. Per quanto riguarda i miei progetti futuri, immagino la mia azienda come una realtà più rivoluzionaria e moderna, che sappia parlare ai giovani. Mi rendo conto che il mondo del vino corre il rischio di diventare un ‘settore per vecchi’: recentemente ho tenuto una degustazione in cui l’età media dei partecipanti era di 70 anni, e questo è un segnale che non possiamo ignorare. La sfida cruciale è rendere il vino accessibile, dinamico e vicino alle nuove generazioni, se vogliamo che questa cultura continui a vivere.”
