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Storie di donne: Michela Adriano

Ho conosciuto Michela Adriano alcuni anni fa. Era a Roma col padre Vittorio, persona incredibile che sa appassionarti e trasmetterti una visione del vino da prospettive inedite, per un giro di degustazioni dei prodotti della loro cantina Adriano Marco e Vittorio, una bella espressione delle Langhe. Ho visto una ragazza silenziosa, attenta, grande ascoltatrice, diventare in pochissimo tempo un’appassionata narratrice della sua realtà e manager di diversi aspetti della cantina di famiglia. Ho rivisto con grande piacere Michela per raccontare la sua storia.

Come è nata la tua passione per il vino?
“Fino ai 25 anni ho vissuto con la mia famiglia al primo piano sopra la cantina; vicino avevo i nonni paterni e nella casa a fianco zii e cugini. Tre famiglie impegnate tutto l’anno nella nostra azienda, tra il lavoro in vigna, quello in cantina e l’accoglienza dei clienti per le degustazioni. Sono quindi cresciuta in un ambiente in cui il vino è considerato qualcosa di bello, che la gente viene a cercare da ogni parte del mondo, apprezzandolo e traendone godimento. Credo sia stato naturale che appena entrata in età matura, dai 18 anni in su, abbia iniziato a interessarmi e a dedicarmi anche agli assaggi, condividendo bottiglie con la famiglia e con gli amici, sviluppando così questo amore per il vino.”

Che ruolo ricopri in azienda?
“In realtà familiari come la nostra, spesso è difficile definire un ruolo preciso; è necessario sapere essere flessibili e fare un po’ di tutto. Diciamo che mi occupo soprattutto della parte commerciale sia in Italia che all’estero, seguendo direttamente la vendita con gli agenti, gli importatori e i distributori. Gestisco anche la comunicazione tramite il sito e i social media e la promozione, che va dalle visite in cantina agli eventi in giro per l’Italia e nel mondo.”

Ci racconti una tua giornata tipo?
“Io dico che per fortuna non ho una vera giornata tipo. La routine non esiste nel mio lavoro, si differenzia molto in base all’attività. Nelle giornate di visite in cantina, soprattutto nei weekend, sono tutto il giorno in giro per l’azienda a raccontare la nostra realtà e il nostro amato territorio guidando i visitatori nella degustazione, sempre accompagnata dai miei due fedeli assistenti Aaron e Spot, i miei Golden Retriever. Se sono in ufficio, cerco di districarmi tra mail e siti, prenoto hotel e voli per organizzare le trasferte, seguo il follow-up con i clienti, preparo gli ordini e mi occupo della comunicazione. Quando si va in trasferta invece, al mattino presto si carica il vino in macchina, valigia e serbatoio pieno e si parte! Mentre fai un po’ di chilometri per incontrare un cliente vuoi non ottimizzare il viaggio e fare due consegne?”

Qual è il tuo primo ricordo in cantina?
“Il mio primo ricordo in cantina è nel periodo di vendemmia, ero piccolina e correvo dappertutto per curiosare cosa faceva papà tra vasche e macchinari. Mi faceva assaggiare il mosto appena ottenuto dall’uva; quel succo dolcissimo, fresco, mi piaceva tantissimo e mi faceva sentire grande: anche io stavo degustando il mio vino! Poi mi raccontava come lo avrebbe trasformato in vino, dopo tutte quelle fasi e tutti quei mesi. Quel vino che un giorno avrei aiutato a produrre e vendere.”

E quello di un evento estero?
“Sono stata con mia madre in Danimarca, avrò avuto 15 anni. Ogni anno a fine agosto mamma andava tre giorni a Copenaghen per la degustazione annuale del nostro importatore; essendo in vacanza, potevo accompagnarla. Ricordo che siamo partite con i 35 gradi dell’agosto italiano e siamo atterrate con i 12 gradi dell’estate danese: all’inizio è stato un trauma, ma poi mi sono innamorata dei paesaggi nordici e quel viaggio ha iniziato a piacermi decisamente di più.”

Il primo evento gestito da sola.
“Avevo vent’anni quando sono partita per il mio primo viaggio da sola all’estero, tre mesi tra Singapore (per vendere i nostri vini) e Australia (come ragazza alla pari e per visitare i nostri cugini) per migliorare il mio inglese e come esperienza personale. Le ultime settimane passate a Singapore sono state molto intense, tra degustazioni e vendite nei vari ristoranti. In più mi aspettava un evento importante al Cricket Club: una cena italiana per i soci abbinata ai nostri vini, durante la quale avrei dovuto presentare l’azienda, ovviamente in inglese, cercando di attirare la loro attenzione e di lasciare un bel ricordo, il tutto in pochi minuti. Dovevo giocarmi bene le mie carte. Ricordo che ero agitatissima, cercavo di concentrarmi al massimo per restare lucida e non farmi prendere dall’emozione. Alla fine mi sono lasciata trasportare e ho parlato con il cuore: mi hanno applaudito per minuti, alcuni si sono alzati in piedi, mi hanno chiamata più volte ai tavoli per approfondire e farmi un sacco di domande. Quella sera ho vinto la sfida più grande, sono riuscita a dimostrare a me stessa che ormai ero cresciuta, che potevo farcela da sola e che quello era il lavoro che più mi piaceva al mondo.

Quali sono stati i cambiamenti più significativi ed evidenti da quando eri bambina ad oggi?
“Il primo che mi viene in mente è riferito alla nostra zona, soprattutto con l’enoturismo che negli anni è cresciuto in modo esponenziale: più persone durante l’anno, ora è alta stagione da metà marzo fino all’Epifania, prima il turismo si concentrava ad aprile e maggio e poi in autunno per la Fiera del Tartufo. Per riuscire a vendere dobbiamo sempre di più viaggiare e promuovere il Made in Italy, il Piemonte, le Langhe, il Barbaresco, quindi ragionare come collettività, come territorio, non come singoli come invece spesso veniva fatto in passato. Gli altri sono cambiamenti  interni: abbiamo aumentato molto la produzione sia in quantità che in qualità! La ricezione dei turisti si è adattata al numero di richieste crescente.”

Come sono cambiate invece le cose sotto covid?
“Ovviamente la produzione in vigna e in cantina non si è mai fermata nonostante i lockdown. La nostra grossa fortuna in questi ultimi due anni è stata la possibilità di poter continuare a lavorare a contatto con la natura, all’aperto nel vigneto. Purtroppo si sono fermati tutti gli eventi, che stiamo riprendendo ora, le trasferte, i viaggi e i tour in cantina. Sono convinta che tutto riprenderà ma penso che ognuno di noi avrà più consapevolezza nella scelta di eventi e trasferte: verrà fatta una scrematura importante, con le giuste priorità.”

Avete potenziato l’uso dell’online durante il lockdown?
“Noi direttamente no. Non essendo in grado di gestire un e-commerce abbiamo preferito vendere il vino a realtà che già utilizzavano questi strumenti e che hanno seguito per noi questo aspetto. Tante riunioni che prima si facevano in presenza si sono spostate sulle piattaforme online, che sfruttiamo ancora oggi per evitare chilometri in macchina ‘inutili’.”

Il tuo vino preferito fra quelli che producete.
“A me piace giocare con gli abbinamenti: quindi cibo e vino ma soprattutto cibo e momento o stato d’animo. Perciò non ho un solo vino preferito. Aperitivo in un caldo torrido estivo? Il nostro Ardì, il moscato vinificato secco. Un bella grigliata con gli amici? Apro sicuramente la nostra Barbera d’Alba Superiore, magari in versione magnum. In famiglia, soprattutto con il nonno? Dolcetto d’Alba. Se voglio andare sul sicuro, Barbaresco Basarin.”

Dalla risposta ti vedo preparata anche in marketing…una tipologia di vino di altri produttori che ami.
“Amo il vino, mi piace quindi assaggiarne più tipologie possibile, alle fiere, agli eventi. Scambio spesso mie bottiglie con quelle di altri produttori per poi gustarmele con calma a casa. Gli ultimi vini che mi sono piaciuti molto sono le espressioni di Shiraz di Stefano Amerighi, il Grignolino di Samuele Castino, il Sangiovese di Chiara Condello, l’Amarone della Valpolicella Mazzano 1995 (quindi un mio coetaneo) che Giacomo Boscaini e la sua compagna Sara hanno stappato per il mio compleanno a dicembre: era pazzesco, freschezza assoluta, un’emozione indescrivibile!”

Il sogno nel cassetto.
“Adoro viaggiare, un sogno utopico è visitare tutto il mondo ed incontrare più culture possibili! Se devo scegliere delle destinazioni di viaggio direi Giappone, Islanda, un road trip in Sud America, Sudafrica e Kenya.”