Storie di donne: Valentina Argiolas

Nella settimana in cui cade la Giornata internazionale dei diritti della donna, noi di oscarwine celebriamo questa ricorrenza come sappiamo fare meglio, incontrando sei protagoniste femminili del mondo del vino e facendoci raccontare le loro storie. Ad aprire questo terzo ciclo di interviste, una donna che ha bisogno di poche presentazioni: Valentina Argiolas, nipote del fondatore e oggi figura di riferimento dell’azienda di Serdiana insieme alla sorella Francesca e al cugino Antonio.

Il tuo primo ricordo legato al vino.
“Il primo ricordo è legato a mio nonno, che è vissuto fino a 103 anni e stava nella casa di fronte alla nostra, all’interno dell’azienda. Accompagnava sempre la cena con un bicchiere di vino e chiedeva a noi di andare a prenderlo direttamente dalle vasche di cemento in cantina.”

Come è avvenuto l’ingresso in azienda?
“Crescendo in una realtà come la nostra, in cui non c’era soluzione di continuità tra la casa e la cantina, il vino ha sempre fatto parte della mia vita, sin dall’infanzia. L’ingresso in azienda dopo gli studi in economia è stato molto naturale, senza forzature, anche se mi sono resa conto sin da subito che ai numeri preferivo altri aspetti come la costruzione dell’immagine, la comunicazione, i rapporti interpersonali.”

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
“Sono appassionata di arte e letteratura e ho cercato di portare queste passioni all’interno del mio lavoro in azienda. Creare commistioni, contaminazioni: poter dialogare con mondi apparentemente lontani dal nostro,
avere a che fare con personaggi come scrittori, fotografi, musicisti. Sono queste le cose che mi danno più soddisfazione.”

Esiste un approccio femminile alla comunicazione?
“Sicuramente esiste un modo diverso di comunicare. Le donne sono più pronte ad accogliere, hanno curiosità, accettano gli stimoli e le contaminazioni, mentre gli uomini sono molto focalizzati sull’obiettivo da raggiungere e si guardano meno intorno. Spesso i momenti in cui ci si perde e non si segue la via principale sono proprio quelli in cui succedono le cose più inaspettate: si conoscono persone diverse, altre culture, si allargano gli orizzonti.”

Qual è il progetto che ti ha dato più soddisfazione?
“Senza dubbio le iniziative legate agli anniversari del Turriga (vino simbolo dell’azienda) per le vendemmie del 2008 e del 2018. Per la prima occasione abbiamo mescolato arte, letteratura, musica e moda, mentre la seconda, Dialogo Adagio, era incentrata sull’artigianato e sul design. Con Turriga E…Venti abbiamo coinvolto tre personaggi che vivono fuori dalla Sardegna ma hanno radici fortissime nell’isola e sanno comunicare questa regione con un con un linguaggio particolare, simile al nostro: Antonio Marras per la moda, Paolo Fresu per la musica e Marcello Fois per la letteratura. Il momento più emozionante è stato vederli riuniti intorno a un tavolo: in passato avevano collaborato tra loro, ma mai tutti e tre insieme. Ne sono uscita arricchita e soddisfatta per essere stata l’artefice di questo incontro unico, dal quale è nato un cofanetto che raccoglie i loro “doni” per l’anniversario.”

Come vedi la situazione delle donne nel mondo del vino?
“Di solito non mi piace fare distinzioni di genere, ma di merito. Ho però avuto modo di notare una forte presenza femminile in posti chiave nel mondo del vino soprattutto in Asia, molto più che in altre parti del mondo: titolari di aziende, CEO, export manager. Per loro non è più un’eccezione, al contrario di quanto avviene da noi.”

Trovi che ci siano ancora difficoltà?
“Non in modo specifico nel nostro mondo, quanto in generale all’interno della società. Non c’è ancora a livello di cultura una situazione paritaria di doveri e di diritti. Dalla donna ci si aspetta, spesso addirittura si pretende, sempre uno sforzo extra, come se fossimo obbligate a dimostrare qualcosa. Non abbiamo la stessa libertà mentale e secondo me la strada da fare per la parità è ancora lunga. Nelle isole questo disagio si percepisce in maniera anche più forte.”

Una donna che consideri una figura di riferimento.
“Sicuramente Donatella Cinelli Colombini, per il suo coraggio e per la sua lungimiranza. Merita un plauso per quello che ha fatto con l’associazione Le Donne del Vino ma soprattutto per il suo lavoro nell’ambito dell’enoturismo: è riuscita a sviluppare un settore fino ad allora inesistente che ha dato ossigeno a molte cantine, creando un mercato che oggi muove capitali importanti e dà lavoro a tante persone. Si è inventata questa cosa dal nulla e ci ha creduto fino in fondo. Restando nella mia terra non posso non citare Grazia Deledda, altra donna che ha anticipato i tempi e della quale ho sempre ammirato la sua maestria nella scrittura.”

Un luogo, un piatto e un vino per un momento speciale…
“In questi anni di lockdown, mi è mancato molto viaggiare in Asia, quindi direi un piatto di quella cucina, come ad esempio i Dim Sum. Come vino senza dubbio un Vermentino, ma non facciamo nomi. Il luogo è meno importante, mentre è fondamentale la compagnia, che è più difficile da trovare. È un piacere inestimabile conversare di musica, di arte, di letteratura con le persone giuste.”

Chiudiamo con un consiglio per le giovani donne che si affacciano a questo mondo.
“Non vorrei che facessero il mio stesso errore, cioè non fare esperienze oltre il proprio ambito familiare e lavorativo oppure non vivere per un periodo all’estero, sia per imparare una lingua che per essere in grado di capire e condividere modi di pensare diversi dal nostro. Io sono amante del viaggio, non importa se lavorativo o di piacere: vorrei vedere tutto, conoscere sempre posti nuovi. Forse all’epoca mi è mancato il coraggio o lo stimolo. Questo è il consiglio che darei a chiunque, a prescindere dal settore: esci, viaggia finchè puoi, perchè quando inizierai a lavorare non avrai più tempo da dedicare a te stessa, per coltivare i tuoi interessi e arricchirti a livello personale. Per la formazione c’è sempre tempo.”

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