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Sulle strade del Tour: Grande Boucle tra bici e vini

Tutto pronto per il Tour de France 2022, in partenza oggi. Anche quest’anno, oscarwine seguirà l’evento con una serie di approfondimenti sportivi ed enologici: Nando Aruffo, firma storica del Corriere dello Sport e direttore di sportopolis.it, presenterà le tappe della Grande Boucle mentre Roberto Sironi di Terroir di Francia racconterà i vini dei territori attraversati dalla corsa.

FILIPPO GANNA

Parte da Copenhagen il Tour de France numero 109. A noi italiani non fa impazzire che il mondo del ciclismo lo consideri la corsa a tappe più importante ma di fatto è così. Le squadre al via sono 22, nessuna con sede sociale in Italia. I corridori, invece, sono 176, dei quali soltanto 14 italiani. Avrebbero dovuto essere 15 però Matteo Trentin è stato bloccato dall’ultimo tampone Covid all’antivigilia della partenza. Pochi italiani? Pochissimi. Si può citarli tutti: Andrea Bagioli, Alberto Bettiol, Damiano Caruso, Mattia Cattaneo, Giulio Ciccone, Alberto Dainese, Fabio Felline, Filippo Ganna, Gianni Moscon, Luca Mozzato, Daniel Oss, Andrea Pasqualon, Kristian Sbaragli e Simone Velasco. Vediamo le cose positive: innanzitutto Filippo Ganna che potrebbe conquistare la maglia gialla nella cronometro iniziale. Poi c’è da scoprire Damiano Caruso uomo da classifica generale: il siciliano si presenta con il secondo posto al Giro d’Italia 2021, corsa evitata quest’anno per presentarsi al meglio a questo Giro di Francia.

C’è però una presenza italiana che val la pena di segnalare: Francesca Mannori presidente del collegio di giuria, incarico fondamentale nel ciclismo. Precedente più recente il 2019 quando presidente di giuria fu nominato Gianluca Crocetti. Francesca Mannori è giudice di gara dal 1993, nel suo curriculum quattro Giri d’Italia, cinque Campionati del mondo, un Tour de Ruanda, la Vuelta 2013, Tour de France come componente nel 2017 e nel 2021. Una curiosità: è stata designata al Var del Giro di Lombardia dell’anno scorso. Naturalmente, è stata a tutte le classiche del Nord: Liegi-Bastogne-Liegi, Giro delle Fiandre, Parigi-Roubaix dei maschi e presidente di giuria a quella femminile. La sua designazione non entrerà nell’albo d’oro del Tour però va indubbiamente colta con grande soddisfazione.

Dopo le prime tre tappe nella pianeggiantissima Danimarca, dove l’insidia maggiore è costituita dal vento sempre in agguato, il Tour riparte dalla Francia del Nord e scende verso Sud costeggiando i confini orientali con due sconfinamenti: il primo in Belgio (220 km, sarà la tappa più lunga) il secondo in Svizzera: arrivo di tappa sul lago di Losanna e partenza il giorno dopo da Aigle, in omaggio alla sede della UCI (Unione Ciclistica Internazionale) il “parlamento” del ciclismo mondiale. In questa prima settimana ci sarà un passaggio sul sempre discusso pavé: per alcuni (noi non siamo tra costoro) non dovrebbero essere previsti in una corsa a tappe, perché eccessivamente insidiosi. Mercoledì 6 luglio verranno attraversati 11 settori – alcuni inediti – tutti negli ultimi 75 chilometri. Il 14 luglio, giorno della festa nazionale francese, c’è sempre una tappa importante e gli organizzatori non si sono smentiti: arrivo sullo sterrato a Planche des Belles Filles. Dopo il secondo giorno di riposo, eccole Alpi dove ci sarà il Col du Galibier scalato per due volte in due tappe: la prima con arrivo sul Col du Granon; la seconda il giorno dopo: partenza da Briançon, Croix de Fer e arrivo sull’Alpe d’Huez. E qui cominceremo a capire chi non potrà più vincere il Tour. La terza settimana è quella dei Pirenei: dopo il terzo e ultimo giorno di riposo si riparte da Carcassonne per arrivare a Foix dopo due belle salite, Port de Lers e Mur de Péguère. Ancora più bella la tappa del giorno dopo con il Col d’Aspin, Hourquette d’Ancizan e Col de Val Louron e arrivo a Peyragudes. L’ampio piazzale del santuario di Lourdes darà il via alla tappa che arriverà a Hautacam, con il Col d’ Aubisque e il Col de Spandelles. E con queste, le salite saranno finite, chissà se sarà finita la lotta per la maglia gialla finale. Se i distacchi saranno contenuti come nell’ultimo Giro d’Italia potrà essere decisiva e perciò interessante la seconda cronometro, da Lacapelle Marival a Rocamadour, 40 chilometri con due piccole salite nel finale. In conclusione: duello tutto sloveno – Tadej Pogačar vs Primož Roglič – per la vittoria finale; tifo per Ganna prima maglia gialla; quinto giorno con lo spauracchio del pavé; primo arrivo in salita, Planche des Belles Filles alla settima tappa; poi i Pirenei che sono sempre difficili da affrontare col caldo di fine luglio. Due le cronometro in calendario: dopo quella scenografica d’apertura, l’altra al penultimo giorno. Totale: 3328 chilometri con sei tappe di montagna e cinque arrivi in salita. Conclusione – ça va sans dire – a Parigi sugli Champs-Elysées. Buon Tour a tutte e a tutti.

Rispetto alle ultime edizioni, ma anche all’appena concluso Giro d’Italia, il Tour 2022 rende davvero poco omaggio ai più celebri vigneti d’oltralpe. Le quattro aree più rinomate ne sono addirittura completamente tagliate fuori e quest’anno Borgogna, Bordolese, Champagne e Valle della Loira non vedranno sfrecciare la carovana gialla. Tra le altre regioni più conosciute la fortuna sorride soltanto alla Linguadoca, in quanto Alsazia e Rodano dovranno accontentarsi di un fugace passaggio. Nelle enclavi minori la parte del leone spetterà ai fortunati ‘vignerons’ di Lorena, Jura, Savoia e Sud-Ovest, mentre i colleghi di Beaujolais, Provenza, Corsica, Cognac e Roussillon resteranno a loro volta a digiuno.

Nel corso dei prossimi giorni ci consoleremo andando a scoprire – strada facendo – denominazioni, varietà ed etichette francesi meno conosciute e altisonanti, ma di straordinaria espressività e profondo attaccamento al territorio. Le schede saranno inoltre corredate da tradizionali abbinamenti alla variopinta gastronomia locale, nonché da audaci connubi con la nostra altrettanto ricca cucina regionale e con indimenticabili piatti d’autore che hanno segnato la storia dell’alta ristorazione italiana.