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Sulle strade del Tour: la Linguadoca

Superato senza stravolgimenti lo spauracchio del Mont Ventoux, il Tour muove al Sud, verso i Pirenei. Oggi, la tredicesima tappa: Nîmes – Carcassonne, 219,9 chilometri. Una tappa più storica che ciclistica. Storia con la S maiuscola, nel senso che ci sono tante testimonianze dell’Impero Romano in questa parte di Francia. Carcassonne si trova nella Prefettura dell’Aude ed è stata inserita tra i patrimoni dell’UNESCO. I suoi 3 chilometri di bastioni e 52 torri raccontano 2.500 anni di storia fin dall’epoca gallo-romana: Carcassonne visse poi anche la dominazione dei Visigoti, l’occupazione saracena, i vent’anni (1209-1229) della crociata contro gli albigesi e la guerra dei cent’anni. Soltanto nel 1600 la città trovò una pace stabile e nell’800 fu ricostruita la cittadella fortificata, caduta in rovina nei secoli precedenti. Negli ultimi anni ha dato un notevole impulso all’uso della bicicletta con diverse piste ciclabili, offrendo a cittadini e turisti il noleggio delle “Carcassonne CyclòLib”, 50 biciclette a pedalata assistita. Carcassonne ospiterà il Tour per l’11ª volta. Il tracciato nella la campagna francese di questa lunga tappa esporrà i corridori al vento da nord-ovest: il mistral, il nostro maestrale. Pertanto attenzione ai “ventagli” ma, in fin dei conti, è presumibile un’altra volata di gruppo.

Domani, quattordicesima tappa, da Carcassonne a Quillan, 183,7 chilometri con pochissimi chilometri di pianura e con cinque GPM, tutti di seconda o terza categoria. È ipotizzabile che saranno due i momenti decisivi: il primo tratto, verso il Col du Bac, in cui si potrebbe formare la fuga di giornata e capire quanto il gruppo voglia tenerla sotto controllo, e soprattutto il Col de Saint-Louis, 4,7 km al 7,4% con scollinamento a 17 chilometri (12 in discesa e ultimi 5 in pianura) dall’arrivo. Quillan, capoluogo del cantone dell’Aude, è al debutto come sede di tappa. Lo sport più popolare in questa zona della Francia non è il ciclismo ma il rugby.

LUIS LEON SANCHEZ

Domenica 11 luglio si iniziano ad affrontare i Pirenei con la Céret – Andorra La Vella di 191,3 km. Una tappa senza respiro: inizio subito in salita con il Col du Fourtou, poi quattro Gran Premi della Montagna tutti impegnativi: Montée de Mont-Louis (Prima Categoria); Col du Puymorens (2ª); Port d’Envalira (1ª) e Col de Beixalis (1ª), ultima asperità prima dei 15 chilometri in discesa verso Andorra-La-Vella. Per Céret, Sottoprefettura dei Pirenei Orientali, è la prima volta al Tour. È riuscita a ritagliarsi uno spazio importante nel mondo dell’arte, perché qui soggiornò Picasso per una breve vacanza e viene considerata la Mecca del Cubismo. Nello sport, è nota per essere città natale di Martin Fourcade, asso del biathlon. Andorra La Vella (la vecchia) è la capitale del principato di Andorra, quinta volta città di tappa. Piccolo Stato, incastonato tra le alte vette dei Pirenei, molto presente nello sport: sono attive più di 80 società e associazioni sportive. Per la sua posizione di confine, il principato e la sua capitale hanno ospitato numerosi eventi di ciclismo: Giro di Catalogna, Settimana Catalana e soprattutto arrivi e partenze delle tappe di Tour de France e Vuelta di Spagna. Il Tour scoprì Andorra nel 1964 con la vittoria di Julio Jimenez. Da allora, è servita spesso come trampolino di lancio per tappe concluse in pianura, l’ultima volta nel 2009 quando Luis Leon Sanchez vinse a Saint-Girons.

Lunedì 12 secondo giorno di riposo: preludio alla terza settimana, che inizia con un trittico di giornate intensissime attorno alla festa nazionale francese, mercoledì 14 luglio.

 

LE BOLLICINE DEL SANTO GRAAL

Nella seconda metà dell’Ottocento il curato di campagna Berenger Sauniére ristruttura la chiesa di Rennes-le-Château, un piccolo paese del dipartimento dell’Aude, e con importanti investimenti economici di ignota provenienza vi costruisce attorno la sfarzosa Villa Betania e l’annessa torre Magdala, tributo a Maria Maddalena nella quale allestisce una esoterica biblioteca personale. La chiesa viene gradualmente arricchita di elementi enigmatici come l’iscrizione sopra il frontone “Terribilis est locus iste”, la fonte battesimale sostenuta dalla statua del demone Asmodeo e il bassorilievo della Maddalena tra croci e rose alternate, ma la fantasia resta principalmente colpita dalle statue interne dei cinque santi le cui iniziali in sequenza formano la parola GRAAL: la mitica reliquia della cristianità per antonomasia che molti ricercatori ritengono sia nascosta proprio sotto la cappella.

Analoghi misteri e leggende fanno capolino in ogni angolo della Linguadoca, basti solo pensare agli introvabili tesori dei Catari e dei Templari che vennero rispettivamente debellati nelle vicine roccaforti di Montségur e Carcassonne o alle arcane immagini di Madonne Nere disseminate su tutto il territorio. E proprio sulle arcadiche colline tra Rennes-le-Château e Carcassonne si compie nel lontano 1531 il prodigio della prima spumantizzazione del vino. Documenti dell’epoca certificano che i monaci di Saint-Hilaire progettarono un vino rifermentato naturalmente in una bottiglia di vetro con un tappo di legno legato da un filo, a cui assegnarono il nome di Blanquette de Limoux in omaggio all’autoctono vitigno Mauzac, soprannominato Blanquette per la candida lanugine presente sotto le sue foglie. Il confratello Dom Perignon si ispirò al metodo ancestrale con cui veniva realizzata quest’ultima, a lui ben nota e perfino studiata in loco, per dare vita oltre un secolo dopo nella Champagne a quella che oggi noi tutti conosciamo come la più autorevole e pregiata bollicina del mondo.

Da sei generazioni la famiglia Antech è un punto di riferimento di questa poco conosciuta area vitivinicola e interpreta con personale rispetto della tradizione le tre denominazioni moderne grazie a una brillante collezione che spazia dalle quattro versioni di Blanquette de Limoux alle cinque cuvée di Crémant Blanc e alle tre declinazioni di Crémant Rosé. Tra questi emergono la limonosa e floreale Blanquette Cuvée Brut Nature e l’intenso ed elegante Crémant Cuvèe Heritage millesimato, dove lo Chardonnay aiuta la tradizionale varietà Mauzac a regalare al naso complessi bouquet di biancospino, agrumi, miele e frutta bianca. La gamma è completata da un vino fermo sempre a base di Chardonnay in purezza e dalla fruttata Blanquette Méthode Ancestrale Esprit de Bulles, un nettare rifermentato in bottiglia come da antica tradizione sulla cui vivace trama si dispiegano dolci sentori di pera e miele d’acacia. Il portafoglio aziendale è molto ampio e garantisce tante soluzioni di qualità per brindare ai successi delle affascinanti tappe che si avvicendano nelle prossime ore attraverso la fiabesca e incontaminata regione.