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Vendemmia, maltempo ed Europa: il punto di Centinaio

Alcuni mesi fa avevamo raccontato la soddisfazione di Gian Marco Centinaio, Sottosegretario di Stato al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, sul passaggio degli emendamenti alla relazione Beca sul Beating Cancer Plan Ue, che avevano scongiurato gli “health warnings”, in stile pacchetto di sigarette, sulle etichette delle bottiglie di vino.

Siamo tornati a parlare col senatore per fare un punto della situazione alla vigilia della vendemmia, parlare della crisi che ha colpito l’Oltrepò Pavese in seguito all’ondata di maltempo di qualche settimana fa, l’uso di nuove tecnologie e dare uno sguardo a cosa sta accadendo in Europa dove, con una decisione autonoma, l’Irlanda potrebbe mettere a rischio l’accordo trovato sugli heath warnings.

Senatore, parliamo di vendemmia, quest’anno anticipata a causa del caldo torrido. È tornato il problema della reperibilità di persone che lavorino in vigna alla raccolta delle uve.
Tantissima gente è a casa senza un lavoro ma, nonostante questa situazione, ci siamo trovati nuovamente davanti al problema degli anni scorsi della mancanza di personale in vigna, quest’anno addirittura peggiore rispetto alle passate stagioni. Ci arrivano richieste di misure per il lavoro durante la vendemmia per poter assumere temporaneamente italiani o stranieri o coinvolgere amici e parenti. I voucher voluti da Di Maio sono stati un esempio di burocrazia pura: le aziende non li usano e manca la possibilità di raccogliere prodotto.

Molti produttori lamentano questo eccesso di burocrazia e richiedono soluzioni a contratti a tempo poco pratici.
Sto denunciando questa situazione dal 2018. Chiesi il ripristino dei vecchi voucher ma siamo rimasti a uno strumento che ha numerosi punti di debolezza, segnalati tanto dalle forze sindacali, quanto dalle cantine: c’è un’identità di veduta fra produttori e lavoratori. Le nuove soluzioni non funzionano. Abbiamo provato ad avere risposte alle nostre domande ma non ne abbiamo ottenute. Spero, a breve, di poter parlare di voucher veri, di una situazione lavorativa dove i furbetti non eludano l’erario e dove ci sia il rispetto e la tutela dei lavoratori. È un punto fermo tra le politiche che voglio portare avanti.

Ultimamente il maltempo ha flagellato l’Oltrepò Pavese, zona che lei conosce molto bene…
Sono fermamente convinto che, nel caso ci siano le condizioni, si debba dichiarare lo stato di calamità per quest’area. Ho visitato le vigne colpite, in alcune non è rimasto niente e qualcuno non potrà vendemmiare e si troverà in difficoltà anche per il 2023. Bisogna aiutare questo territorio. È drammatico vedere agricoltori, uomini anche di 80 anni, piangere; ora dobbiamo affrontare questo problema e quello di un vino di qualità che viene sottopagato, altro tema prioritario in questo angolo d’Italia. È stato straordinario, invece, vedere i produttori fare squadra, con chi non è stato colpito ad aiutare chi si trova in difficoltà. L’Oltrepò che fa gruppo è un segnale fortissimo per il futuro di questo territorio.

Parliamo degli strumenti ai quali i viticoltori potrebbero accedere in caso di necessità. A chi rivolgersi?
Sicuramente alle associazioni di categoria. Noi siamo al lavoro per creare un percorso facilitato e organizzare incontri per spiegare come impiegare le risorse economiche nel caso vengano stanziati i fondi per un eventuale stato di calamità.

Cosa ne pensa dell’uso del satellite? Potrebbe essere, in caso di calamità naturali, uno strumento strategico per valutare e dimostrare i danni, potendo contare sulle immagini pre e post evento atmosferico.
Di sicuro, la tecnologia può aiutare in queste valutazioni ma anche contribuire a migliorare la produttività, a ridurre gli sprechi e avere una mappatura dettagliata dei territori.

Torniamo in Europa, dove ci eravamo lasciati mesi fa. Dopo il passo avanti con l’approvazione degli emendamenti, la mossa irlandese di applicare gli health warnings alle etichette potrebbe compromettere il gran lavoro fatto dall’Italia per tutelare il vino?
Abbiamo mandato una nota per chiedere che la posizione del resto d’Europa non cambi. Non è corretto il discorso “se gli irlandesi vogliono andare in quella direzione fatti loro, io seguo un’altra strategia”. L’Europa ha deciso e bisogna andare tutti nella stessa direzione. Questa situazione desta preoccupazione: se ognuno decidesse per il proprio territorio, ci troveremmo di fronte a una Babele normativa. No a due pesi e due misure, altrimenti ognuno potrebbe legiferare a seconda del gradimento o meno verso una norma.”

Rimaniamo sul tema salute. Sempre in Europa la guerra agli aromi nel tabacco riscaldato mette a rischio migliaia di lavoratori italiani, investimenti milionari nel nostro paese ma soprattutto i prodotti a rischio ridotto, meno dannosi per la salute delle canoniche sigarette.
Noi, il MEF, il Ministero della Salute, dello Sviluppo Economico e degli Esteri abbiamo mandato una nota ufficiale all’Europa per spiegare il nostro no a questa proposta. Su questo tema ci sono “esperti” che ho sentito parlare per sentito dire o snocciolare dati che non hanno base scientifica. Una situazione che ricorda quella dei ban sul vino.”

Torniamo a casa nostra. Cosa vede all’orizzonte per questa vendemmia?
La crisi della manodopera e il problema climatico sono una realtà. Tanti viticoltori sono preoccupati e hanno programmato una vendemmia anticipata ma mancano i lavoratori. Qualcuno dice non ci saranno uve importanti, altri invece che sarà una vendemmia qualitativa e non quantitativa: aspettiamo settembre/ottobre per pronunciarci. Senza dati a supporto, oggi nessuno può fare previsioni.