pacchetto vino

Vini low o no alcol, non è questo il problema

La Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo ha dato semaforo verde al “Pacchetto Vino” che riguarda aiuti, etichette e low-no alcol: sostegno alla produzione, gestione dei rischi climatici e chiarezza sulla questione dei vini a basso contenuto alcolico o “alcohol-free”. Tralasciando ad altra occasione i commenti sul pacchetto, veniamo alla questione dei vini dealcolati o parzialmente (sembra di scrivere di latte), prodotti tradizionali da cui è stato rimosso totalmente o non del tutto l’alcol.

I temi sono tre: business, tradizione e nome.

In un momento complesso per il mondo del vino (sul quale vi rimandiamo a una nostra analisi), queste bevande potrebbero aiutare il mercato, almeno inizialmente, andando a soddisfare chi cerca prodotti più salutari o innovativi. Le campagne salutiste degli ultimi anni hanno demonizzato il vino, equiparandolo addirittura alle sigarette e aprendo una discussione a livello europeo sulla possibilità di apporre degli avvisi sanitari sulle etichette (vedi questione irlandese). Da capire quanti produttori siano pronti ad aprire al dealcolato, quanti possano farlo e soprattutto se si tratterà di una moda passeggera o meno, per non parlare delle vendite.

Secondo un’indagine TradeLab dedicata a “Giovani e vino nel mercato dei consumi fuori casa” (under 34) pubblicata lo scorso aprile, nei primi mesi del 2025 solo l’8% del campione aveva provato il nuovo prodotto, il 43% si diceva intenzionato a consumarlo, e il 66% conosceva la sua esistenza. Uno studio di Nomisma, invece, evidenziava una crescita dei dealcolati in Germania con un consumo a inizio 2025 di 22,3 milioni di bottiglie per un valore complessivo di 82,8 milioni di euro, nella stragrande maggioranza bollicine. 32,8 milioni di bottiglie, per un valore totale di 98,6 milioni di euro, invece i consumi di prodotti a bassa gradazione alcolica.

Se a questo dato si aggiunge anche quello positivo registrato negli Stati Uniti, risulta chiaro che i vini NoLo (No-alcol, Low-alcol) stanno tenendo aperta con un piede la porta del mercato ma la spalancheranno? Da valutare dopo 12 mesi da queste ricerche, non solo l’andamento del trend ma anche se questi prodotti saranno entrati tra i regali di Natale, un dato che avrebbe una certa importanza sociale (su questo punto aggiungiamo anche il vantaggio per chi deve mettersi alla guida ma vuole comunque bere).

La nuova bevanda potrebbe attirare chi strizza l’occhio a benessere e salute e chi non si è mai avvicinato al mondo del vino o è astemio. Vedremo se dopo il rodaggio e le discussioni sugli zuccheri aggiunti, le cose rimarranno le stesse.

Sdoganato l’aspetto salutista, veniamo al dibattito sulle proprietà organolettiche e alla tradizione del vino. Ho letto critiche e dibattiti ma il punto credo sia uno solo: parliamo di un prodotto dealcolato, quindi non canonico. Al pari dei vini naturali, con buona pace di sommelier ed enologi, scendere sul terreno dei confronti, quando si discute di cose diverse tra loro, reputo sarebbe un errore.

Chiudiamo con la questione del nome. L’italiano è una lingua straordinariamente ricca, perché non trovare un nuovo nome ai NoLo?

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