Collio, un consorzio in ‘Evolution’
La prima edizione di Collio Evolution, il nuovo appuntamento annuale voluto dalla denominazione per valorizzare l’identità del territorio attraverso il racconto dei suoi vini, è stata l’occasione per fare il punto della situazione con Luca Raccaro, presidente del Consorzio Tutela Vini Collio. Eletto a marzo del 2025, con la sua nomina a soli 36 anni è diventato il più giovane presidente nella storia del consorzio.

LUCA RACCARO
Come sta andando questo primo anno di presidenza?
“Direi che siamo partiti molto bene. C’erano tante aspettative su questo nuovo consiglio e il risultato molto positivo di Collio Evolution ha consolidato la fiducia da parte dei nostri soci e partner. L’evento ha superato nettamente le nostre aspettative, sia come presenze che come gradimento e riscontro sulla stampa. Non nego che all’inizio riuscire a coordinare il nuovo gruppo e calarmi appieno in questo ruolo sia stato faticoso. Ho conosciuto moltissime persone nuove, ho dovuto allacciare rapporti che prima non avevo con le istituzioni: un lavoro di consolidamento piuttosto impegnativo. Ci siamo occupati dell’organizzazione degli eventi, da Vinitaly fino a Enjoy Collio Experience, comprese le degustazioni dedicate al tema di Gorizia Capitale europea della cultura. Abbiamo sponsorizzato una ricerca con Nomisma per capire il nostro posizionamento a livello di clientela privata e devo dire che i risultati sono molto buoni. Oltre a questo, ci sono stati gli incoming della stampa estera, in particolare da Stati Uniti e Canada, e a marzo a Londra abbiamo presentato i nostri vini all’associazione sommelier locale.”
Quali sono gli obiettivi che vi siete dati come consiglio?
“La volontà è quella di continuare sulla strada intrapresa dai consigli precedenti. Siamo riusciti ad ottenere dall’assemblea il mandato per includere i macerati all’interno della denominazione, anche se speravo che le cose fossero più semplici a livello burocratico. Abbiamo chiesto la collaborazione di un esperto per seguirci in questo percorso a ostacoli, anche perché siamo il primo consorzio che ha deciso di includere questa tipologia nel disciplinare ed è difficile far capire al ministero le nostre esigenze. Nel frattempo stiamo lavorando alla creazione di un nuovo vino a base di friulano, ribolla gialla e malvasia, i nostri tre vitigni autoctoni: abbiamo attivato due tavoli tecnici, il secondo dei quali terminerà entro la primavera e vorremmo andare in votazione assembleare con l’approvazione del bilancio. Vedrà la luce poi la seconda parte della ricerca Nomisma sulla percezione del marchio Collio nei confronti del comparto Ho.Re.Ca. e professionale, della quale vorremmo presentare i risultati nella prossima edizione di Collio Evolution. Avremo così un quadro completo del mercato e da questo prenderemo spunto per ridefinire le strategie promozionali del consorzio.”
Parliamo di Collio Evolution…
“Il focus di questa prima edizione è stato sul Friulano, perché tutti noi produciamo questo vino in azienda, è uno dei vitigni autoctoni ed è forse quello che in questo momento più di tutti rappresenta il territorio nella sua completezza. Ci siamo concentrati sull’inclusività, per dare modo al maggior numero possibile di produttori di partecipare. L’ideale, e quello che molti vorrebbero, sarebbe dedicare Collio Evolution a un prodotto che porti lo stesso nome o che comunque abbia il marchio del territorio. Il nuovo vino al quale stiamo lavorando troverà grande spazio nelle prossime edizioni e spero sia effettivamente la visione del futuro del Collio, per poter dimostrare che il nostro territorio è unico e lo è per un motivo.”

Avete avuto conferme o sorprese dai risultati della ricerca Nomisma?
“La prima conferma della quale siamo molto orgogliosi è che veniamo riconosciuti come uno dei territori più vocati, al secondo posto tra le regioni italiane, per la produzione di vini bianchi. Su altre cose invece trovo che ci sia molto da lavorare. Ad esempio dalla ricerca è emerso che più dell’80% di chi non conosce il Collio vorrebbe visitarlo, così come altri hanno dichiarato che vorrebbero scoprirlo nelle enoteche, con degustazioni o con eventi organizzati nelle loro città. Questo è uno degli spunti su cui interrogarci per organizzare nuovi percorsi promozionali e degustazioni dedicate. In parte lo facciamo già con il Collio Day, che però è riservato alle sedi AIS in Italia, mentre non abbiamo quasi mai preso in considerazione la creazione di eventi all’interno di locali che possano ospitarci in giro per l’Italia.”
Quanto è importante per voi l’accoglienza sul territorio?
“Siamo molto presenti nelle carte dei vini dei ristoranti in Friuli e questa è un’ulteriore dimostrazione del fatto che veniamo riconosciuti come la zona vinicola di riferimento per la nostra regione. Secondo me il modo migliore per far conoscere il Collio rimangono le visite enogastronomiche, perché il territorio si presta a un turismo lento, che esula dal classico ‘mordi e fuggi’ e coccola i visitatori con una serie di servizi, ovviamente migliorabili, che però già esistono e rendono unica l’esperienza.”
Come sono i rapporti di vicinato con gli altri consorzi?
“Con i nostri vicini di casa dei Colli Orientali, che hanno da poco rinnovato le cariche ed eletto Filippo Butussi come presidente, stiamo già impostando un percorso di collaborazione. Siamo solo all’inizio ma c’è la volontà di lavorare insieme, visto che, dopo la chiusura del Consorzio Carso, siamo rimasti solo noi a rappresentare i territori di collina in Friuli-Venezia Giulia e vorremmo dedicarci alla tutela e alla promozione di queste zone. Anche con gli altri vicini i rapporti sono buoni: ho incontrato più volte il presidente della DOC Friuli e ci siamo confrontati su diverse tematiche. A livello regionale bisognerebbe trovare un punto di incontro su esigenze comuni, cosa che in parte stiamo già facendo con UNI.DOC FVG, l’associazione che raggruppa tutti i consorzi friulani e cerca di dar loro visibilità tramite l’organizzazione e la partecipazione a eventi soprattutto all’estero.”
Quanto è ingombrante la convivenza con il Prosecco?
“Ovviamente non possiamo fare finta che non sia una presenza importante, anche se nel Collio non è mai stato un problema perché abbiamo un’elevata rappresentatività e soprattutto abbiamo abbracciato una politica che spinge molto verso la qualità, in molti casi anche a discapito della quantità. Oltre a questo, la viticoltura di collina non consente di produrre i quantitativi che si ottengono in pianura e questo diventa economicamente antiproduttivo per chi, come il Prosecco, è famoso per le elevate produzioni. Chiariamo, non è una critica, perché ogni varietà ha le sue peculiarità, però credo che queste problematiche siano più legate a chi si confronta direttamente con questo tipo di realtà.”
Territorio o vitigni? Su cosa dovrebbe concentrarsi il consorzio per promuovere i vini del Collio?
“La questione è annosa: per molti produttori il focus dovrebbe andare sulle singole varietà, perché fortunatamente qui sono tanti i vini bianchi di qualità. Secondo altri invece è più importante dimostrare che il nostro è un grande territorio attraverso la presentazione di un vino che possa esaltare queste peculiarità. In questo momento storico il consumatore ci sta chiedendo perché dovrebbe acquistare i nostri vini, magari pagandoli più di altri, e credo che la risposta la si possa dare ponendo l’accento sulle caratteristiche del Collio come zona di produzione unica. Di conseguenza abbraccio l’idea che promuovere la denominazione sia più importante rispetto alle singole varietà. Questo non vuol dire che debbano essere accantonate o abbandonate, ma semplicemente che il nome, la scritta sull’etichetta e l’identità del territorio devono venire prima di qualsiasi altra cosa.”

Nel Collio hanno convissuto e convivono vitigni autoctoni e internazionali, non sempre in pace. Com’è la situazione oggi, anche a livello progettuale delle aziende?
“La situazione non è molto cambiata rispetto per esempio a dieci anni fa. Forse c’è più volontà di riscatto delle nostre varietà tradizionali, però allo stesso tempo gli internazionali rappresentano una grossa percentuale di produzione per i nostri soci: vuol dire che le due anime continuano a convivere. I primi tre vini più prodotti in Collio sono Pinot grigio, Friulano e Sauvignon, e questo ci dà un’idea della situazione a livello di mercato, significa che la domanda ancora così alta è segno dell’eccellenza di questi prodotti. Non è detto che il vino migliore che hai, o comunque quello che consideri il tuo portabandiera, sia anche il più prodotto o il più venduto in azienda. Semplicemente tutti quanti dobbiamo fare i conti alla fine del mese. Avere una base produttiva che ti permetta di sviluppare nuove progettualità aziendali è sempre positivo secondo me.”
Dobbiamo toccare un tasto dolente: l’alluvione di novembre ha messo in ginocchio il territorio…
“In una notte è caduto un quinto della pioggia di un anno (300 mm), giusto per far capire la portata dell’evento. Una parte del versante nella frazione di Brazzano di Cormons ha ceduto travolgendo quattro case e purtroppo causando due morti. Il terreno è ancora abbastanza cedevole, due delle nostre aziende sono state evacuate e si parla di mesi se non addirittura di anni di allontanamento dagli immobili coinvolti. Ci sono state moltissime frane, sia nei vigneti che nei boschi, e alluvioni con i detriti che hanno provocato l’intasamento dei fossi e di conseguenza l’inondazione di diverse parti di vigneto. La zona di Dolegna del Collio, invece, è stata devastata dall’esondazione del fiume Judrio con cantine, sale degustazioni, ristoranti e anche un mulino storico del territorio completamente inondati dal fango. Ci sono vigneti colpiti dalla forza dell’acqua praticamente appoggiati a terra. Sono danni ingenti che andremo a calcolare a livello economico nei prossimi mesi.”

Come vi siete mossi a livello consortile per aiutare i soci?
“Abbiamo perfezionato l’apertura di un conto corrente dedicato alla raccolta fondi per aiutare le aziende più colpite, grazie alla collaborazione con Civibank del Gruppo Cassa di Risparmio di Bolzano che ci ha dato grande disponibilità nel trovare la soluzione migliore. In regione è stato attivat0 l’ufficio informativo per le segnalazioni sui danni e per delineare un quadro più preciso della situazione. Si è valutata anche la possibilità e la fattibilità della creazione di bandi ad hoc per poter venire incontro alle aziende.”
Chiudiamo con una nota positiva. Quali sono gli appuntamenti per il prossimo futuro?
“L’anno si è chiuso con Enjoy Collio Experience, l’evento dedicato ai privati che è per noi anche l’occasione per lo scambio degli auguri di Natale. Sono in programma nel 2026 una serie di incoming per la stampa italiana ed estera, che rimangono i momenti più funzionali di confronto con giornalisti e operatori del settore. Insieme a Denis Pantini di Nomisma presenteremo ai nostri soci lo studio sul posizionamento del marchio Collio e poi partirà il consueto programma annuale, che inizierà con Vinitaly per concludersi con la seconda edizione di Collio Evolution.”
Questo articolo è stato pubblicato sul numero 3 della freepress oscarwine.
Le versioni online del magazine sono disponibili a questo link.
