Borghi del vino: Hautvillers, la culla dello Champagne
Riconosciuta nel 2015 dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, Hautvillers è la miracolosa località in cui un monaco geniale ha scritto la pagina più iconica dell’enologia moderna.
Nel 1668 il giovane abate benedettino Pierre ‘Dom’ Pérignon, responsabile dei vigneti nel locale monastero di Saint-Pierre, viene a conoscenza di una straordinaria scoperta dei confratelli di Saint-Hilaire (piccolo convento a pochi chilometri dalla città fortificata di Carcassonne), che erano riusciti con zuccheri e lieviti a indurre una seconda fermentazione della loro Blanquette de Limoux, grazie al processo della presa di spuma che trasforma un vino fermo in spumante. Non esita a precipitarsi in Linguadoca per studiare questa sbalorditiva tecnica di vinificazione e, rientrato alla base, mette a punto quello che verrà poi universalmente denominato ‘metodo champenois’ o ‘metodo classico’.
Sostituisce l’abboccata uva mauzac con le più nobili varietà autoctone chardonnay, pinot noir e pinot meunier e ottiene la formula magica di quell’elisir frizzante che ha conquistato il mondo. A lui vanno riconosciuti altri meriti straordinari: la creazione di vini bianchi da uve a bacca nera, la sagace intuizione di assemblare differenti parcelle per ottenere un maggiore equilibrio finale, la tecnica del filtraggio in fase di affinamento e l’introduzione di pratiche innovative come la tappatura con sughero o l’utilizzo di bottiglie più resistenti per contenere la pressione.

A differenza della confinante Épernay, moderna cittadina che ospita lungo la celebre Avenue de Champagne le altisonanti sedi in stile liberty di alcune tra le più prestigiose Maisons, Hautvillers è un grazioso villaggio vinicolo che vanta una importante storia ultramillenaria. A partire dal VI secolo la Champagne settentrionale vede nascere numerosi monasteri, soprattutto nella diocesi di Reims, con conseguente propagazione della coltivazione dell’uva e della produzione di vino. L’Abbazia di Saint-Pierre fu fondata intorno al 650 d.C. da Saint Nivard che, secondo la leggenda, fu guidato in questo luogo da una colomba. La chiesa ha ospitato le presunte reliquie dell’imperatrice romana Sant’Elena e i pellegrinaggi medioevali garantirono un costante flusso di entrate per l’acquisto di ulteriori terre e vigneti.
I fasti toccati nel Settecento a seguito dell’opera di Dom Pérignon subiscono un durissimo colpo con l’avvento della Rivoluzione francese: l’abbazia viene incendiata e tutti i documenti, inclusi quelli sugli studi dell’abate celliere, polverizzati dalle fiamme. Nel 1823 l’intero borgo versa in condizioni miserabili e l’abbazia viene acquistata da Pierre-Gabriel Chandon che, nel corso dei decenni successivi, la ristruttura riportandola agli antichi splendori. Oggi la sua navata centrale custodisce le spoglie del leggendario monaco in una austera tomba terragna protetta da una semplice lapide nera.
Di fronte alla sua facciata si dipana il corso principale del paese, intersecato da un fitto reticolo di stradine tortuose su cui si affacciano placide abitazioni rurali, ricoperte d’edera e ornate da pittoresche insegne in ferro battuto. Per la gioia delle chiassose frotte di turisti che affollano il borgo nei fine settimana e durante la stagione estiva, il nucleo centrale pullula di negozi di artigianato, cantine vinicole, café e ristoranti tipici. I vigneti si distendono invece a raggiera sotto l’abitato, partendo dal mitico vigneto della Dom Pérignon alle spalle dell’abbazia con belvedere mozzafiato su Épernay fino ai filari più settentrionali de Le Pré Jaumé.
La collina Premier Cru di Hautvillers campeggia esattamente nel punto di congiunzione tra la vallata della Marna, la Montagne de Reims e la Côte des Blancs, beneficiando così di un’interessante miscela dei loro rispettivi terroir. I suoli marnosi impregnati di argille e sabbie risultano ideali per la coltivazione del pinot meunier, lo zoccolo di gesso profondo esalta le sfumature più aristocratiche del pinot noir, mentre lo chardonnay trova il suo habitat naturale sugli strati affioranti di solfato di calcio.

Il sottosuolo prevalentemente calcareo, ricoperto di sedimenti di marna e gesso, presenta una stratificazione profonda che favorisce il drenaggio dell’acqua. Il gesso, in particolare, è composto da granuli di calcite, originati da scheletri di microrganismi marini e fossili di molluschi, la cui formidabile porosità lo rende un vero e proprio serbatoio d’acqua, dal quale le radici della vite assorbono la caratteristica mineralità che affiora prepotentemente in ogni vino. Il clima è continentale con influssi oceanici e pertanto fresco e umido, caratterizzato da inverni rigidi, piogge frequenti, correnti atlantiche e minore insolazione rispetto alla maggior parte delle altre regioni vinicole d’oltralpe ma con una notevole escursione termica tra giorno e notte che favorisce la lenta maturazione e l’acidità dell’uva, essenziale per la freschezza del prodotto finale.
Da quando la sede operativa della Moët & Chandon si è definitivamente spostata sulla Avenue de Champagne nel centro di Épernay, il tour delle tenute vinicole di Hautvillers non può che iniziare dalla talentuosa J.M. Gobillard & Fils, l’unica autorizzata a esibire l’effigie di Dom Pérignon sulle proprie etichette al pari della più celebre Maison. Il caseggiato bianco di fronte all’ingresso dell’abbazia ospita la cantina e l’ampia sala per le degustazioni, aperta al pubblico tutto l’anno.
La nascita dell’azienda vinicola risale al 1933, quando il giovane Gervais Gobillard, con enorme disappunto della sua famiglia, acquista un ettaro di vigneto e inizia a produrre il proprio spumante. Parliamo di un periodo in cui i piccoli viticoltori vivevano di stenti ed erano spesso destinati ad abbandonare l’attività agricola. La sua perseveranza viene premiata dalla ‘democratizzazione’ dello Champagne negli anni del boom economico e il rampollo Jean-Marie eredita un solido portafoglio di clientela che gli permette di espandere la proprietà a otto ettari vitati. Un tragico incidente occorso nel 1982 costringe i suoi quattro giovani figli a completare l’opera paterna, mettendo in campo senso di responsabilità e spirito di fratellanza.
Grazie all’elevata qualità delle uve e alla straordinaria padronanza nella delicata fase degli assemblaggi, la tenuta muove oggi la bellezza di quasi un milione e mezzo di bottiglie all’anno, con una gamma di dodici cuvées che colpiscono nel segno per precisione, pulizia e regolarità. Nella fascia d’entrata, catalogata ‘Les Incontournables’, restiamo positivamente colpiti dalla fragranza boschiva del Rosé, dall’agrumata florealità del Blanc de Blancs Chardonnay e dalla setosa ampiezza del Grande Réserve Premier Cru.

Le versioni monovitigno si confermano tutte azzeccate: profondo e cremoso, l’Éloge du Terroir Pur Meunier seduce il palato con delicati sapori di frutta bianca, mentre il Blanc de Noirs Pur Pinot Noir innesta una marcia più potente, regalando al naso un intenso e goloso bouquet di piccoli frutti rossi. La selezione parcellare Millésime Chardonnay chiude a meraviglia il cerchio dispensando eleganti aromi di frutta esotica e pasticceria su una trama ricca ma, al contempo, fresca e dinamica.
L’asticella si alza ulteriormente con la gamma ‘Les Prestiges’. Se la Cuvée Prestige Millésime (60% chardonnay e 40% pinot noir, proposta anche in una singolare versione da prolungata macerazione sulle bucce) trova nei complessi sentori di lampone e frutta secca a guscio il proprio punto di forza e riconoscibilità, il Privilège des Moines (70% chardonnay e 30% pinot noir) vira invece su sfumature più legnose con predominanza di note speziate e fumé. Fiore all’occhiello della casa, la formidabile Cuvée 6 Premier Cru è un piccolo capolavoro di finezza e mineralità che premia il sapiente assemblaggio paritetico di uve chardonnay, pinot noir, pinot meunier, arbane, petit meslier e pinot blanc.
Spostandoci nel cuore del paese, ci imbattiamo via via in tante piccole realtà vinicole a conduzione familiare. Vincent Bliard, Dagonet et Fils, Gauvain Jean-Pierre, Nicaise Louis, Locret Lachaud, Jean-Philippe Bosser, Joseph Desruets, Jean-Pierre Patigny, Fernand Lemaire, Hélène Delhéry e B. Thoirain Adnet sono tutti validi artigiani che offrono agli avventori degustazioni della loro verace produzione.
Abbiamo trovato entusiasmanti la Cuvée Emprise Millésime della storica maison Dagonet, un persistente e fruttato Blanc de Noirs dall’ineccepibile rapporto qualità-prezzo, e le cuvées a tiratura limitata della linea ‘M&T collection’ dei fratelli Desruets, dove svetta la superba Cuvée IV, uno spumante dall’attacco morbido e rotondo che sprigiona nel calice una cesellata salinità tra suadenti richiami agli agrumi canditi e alle mandorle tostate. Il ricco portafoglio della Joseph Desruets è impreziosito da tre succose versioni ferme a fermentazione naturale della marginale AOC Coteaux Champenois, tipologia poco pubblicizzata e riservata a una cerchia di amatori nel corso del secolo scorso ma oggi protagonista di un rinnovato e crescente interesse da parte sia di pubblico che di critica.

Sull’ultima palazzina dell’abitato campeggia il blasone con la vite stilizzata a forma di lettera T della G. Tribaut, seconda impresa locale in termini di volume d’affari. La G di sfondo omaggia l’antenato Gaston che nel 1935 giunge nel comune per lavorare i vigneti e, con i relativi proventi, acquista piccole parcelle locali. I figli capitalizzano l’esiguo patrimonio e iniziano a vinificare in proprio le prime bottiglie sotto proprio nome. Nel 1975 la visionaria Marie-Jo, moglie del secondogenito Ghislain, inaugura la prima sala degustazione del villaggio, innescando un’autentica rivoluzione nei ruoli aziendali che vedono le donne, storicamente escluse dal lavoro in vigna e relegate a compiti domestici, farsi finalmente largo con determinazione in tutti i processi produttivi, dal vigneto all’imbottigliamento.
Presa letteralmente d’assalto dal turismo di massa, la tenuta accoglie gli avventori in un attrezzato e luminoso salone con ampie vetrate panoramiche sui maestosi vigneti di Champillon e Dizy per l’assaggio gratuito di tutte le etichette a catalogo. Pluripremiato da guide specializzate e concorsi nazionali, il cavallo di battaglia aziendale Cuvée de Reserve conquista tutti i sensi grazie all’armonia dei profumi e alla schiettezza del sorso agile e scorrevole. Ai più stereotipati e prevedibili Blanc de Blancs e Blanc de Noirs Premier Cru fa da contraltare uno stupefacente Rosé de Reserve Premier Cru che spicca nella sua categoria per l’intrigante retrogusto di pan di zenzero che abbellisce il brioso cestino di frutta fresca.
La magistrale versione Blanc de Blancs Premier Cru Millésime intona una sinfonia ancor più solenne: paglierino lucente con perlage cristallino, sfodera una tessitura sapida e leggiadra, sorretta da una nobile carbonica che ne esalta il timbro minerale e il persistente retrogusto agrumato. Non temono il confronto le altre due selezioni di punta, a partire dalla classica Grande Cuvée Speciale Premier Cru, giocata su un mirabile equilibrio tra morbidezza e acidità, fino al conclusivo Millésime Premier Cru, un vino potente e rotondo vivacizzato dalla trama setosa e dalla tagliente spalla salmastra.
Non possiamo infine dimenticare che le migliori uve raccolte nel versante sud-occidentale di Hautvillers contribuiscono in maniera determinante a sagomare il profilo della più iconica bollicina del pianeta. La prima cuvée Dom Pérignon è stata prodotta nel 1921 dalla Moët & Chandon che, per meglio pubblicizzare il marchio sul mercato, aveva acquistato nel secolo precedente il celebre convento con gli annessi vigneti circostanti. Negli anni Novanta viene assunto come ‘chef de cave’ l’enologo Richard Geoffroy che scolpisce una volta per tutte il tratto identitario della prestigiosa selezione, stile oggi preservato dal suo talentuoso apprendista Vincent Chaperon.

Morbido e levigato, teso e asciutto, esibisce nel calice una irresistibile precisione tattile, coniugando la trama minerale con energici sbuffi iodati, tra inebrianti profumi di fico, pompelmo rosa, mirto, rosmarino, verbena, pan brioche e moka. Le etichette targate Dom Pérignon sono millesimati prodotti soltanto nelle annate eccellenti e confezionati in tre versioni, le cosiddette Plénitude: Vintage (dopo 9 anni), P2 (12-15 anni) e P3 (circa 25 anni).
La ristorazione locale paga purtroppo il generale appiattimento legato al turismo di massa, dove la standardizzazione dell’offerta e dei prezzi va a discapito dei valori di autenticità e qualità ma il suo livello generale risulta tutt’altro che mediocre. Un angusto e nascosto bistrot che merita una visita è il simpatico Au 63… – locale specializzato in taglieri di Ratatouilles, Canard’ises e Champard’ises – che avvicenda nel corso dell’anno interessanti proposte di validi Champagne prodotti da emergenti ‘récoltant manipulant’. La ricca offerta alberghiera di Épernay limita il locale ventaglio dell’accoglienza per pernottamento a una manciata di appartamenti, tra i quali consigliamo gli eterogenei Gîte Saint Vincent, Gîte Des Bénédictins, Gîte de la Ferme de Bacchus e Gîte du Grand Cellérier, tutti ben attrezzati e di recente ristrutturazione.
L’antistante comune di Champillon mette peraltro a disposizione degli avventori due imperdibili soluzioni di charme. Il Royal Champagne è un moderno hotel con apprezzabile ristorante gastronomico e ampia spa affacciata sui vigneti, ideale per coppie e famiglie che cercano un approdo di lusso all’insegna del relax. Ai cultori della quiete e della natura raccomandiamo invece il fascinoso Château de la Malmaison, una settecentesca dimora signorile immersa nel bosco e protetta dall’originario fossato perimetrale che affitta eleganti alloggi con veranda dotati di ogni comfort, tra cui la piscina all’aperto, l’arioso giardino con griglie per barbecue e una ragionata selezione di Champagne provenienti dalle più meritevoli cantine del circondario.
