Cattier, la ‘gioielleria’ della Montagne de Reims
Ubicata sotto la città di Reims e delimitata dal corso della Vesle a nord e da quello della Marna a sud, la Montagne de Reims è un altopiano collinare con altitudini comprese tra 200 e 300 metri sul livello del mare che poggia su substrati gessosi del Cretaceo superiore, ricoperti da falde di gesso, argille, marne e sabbie in proporzioni variabili. Il gesso, elemento distintivo della geologia champenoise, garantisce una elevata capacità drenante, favorendo l’equilibrio idrico delle viti e la maturazione delle uve.
I folti boschi circostanti contribuiscono inoltre all’opportuna termoregolazione dei terreni e proteggono i filari dalle gelate primaverili. Il clima gode di un benefico duplice influsso: quello oceanico assicura umidità e adeguate precipitazioni, mentre quello continentale le preziose escursioni termiche nei mesi più caldi dell’anno. L’interazione tra gesso e microclimi locali conferisce ai vini un carattere distintivo di sapidità, freschezza e mineralità.

I vigneti sono principalmente disposti sul fianco occidentale e settentrionale del massiccio, formando un vasto semicerchio che parte da Tauxieres nel settore meridionale fino a Merfy in quello settentrionale. Le pendenze, l’altitudine e l’esposizione differenziata generano un mosaico pedoclimatico di formidabile pregio per la viticoltura. Non è un caso che il maggior numero di comuni classificati ‘Grand Cru’ sia proprio appannaggio di questa sottozona, territorio d’elezione del pinot noir – circa il 60% della superficie vitata – e di conseguenza dei vini più potenti e strutturati della regione.
La vocazione vitivinicola della Montagne de Reims è documentata sin dal Medioevo, quando gli ordini monastici e le istituzioni ecclesiastiche di Reims promossero la coltivazione della vite nelle aree circostanti la città, centro religioso e politico di primaria importanza. Nei secoli successivi, le comunità viticole locali consolidarono il patrimonio ampelografico e, con l’affermazione del metodo classico nel XVII secolo, gli appezzamenti locali si guadagnarono una progressiva e consolidata notorietà.

La chiesetta di Chigny-les-Roses conserva cinque dipinti ‘protetti’ che raffigurano vari aspetti di un edificio religioso ancora più antico, circondato da rigogliosi filari di uve a bacca rossa. Il borgo è stato la culla della saga familiare dei celebri Pommery e nell’Ottocento la ‘Dame du Champagne‘ creò intorno al suo chalet di campagna un meraviglioso roseto, in onore del quale l’allora Presidente della Repubblica Emile Loubet decise di ribattezzare il comune con l’attuale nome.
Prima di loro, per l’esattezza nel lontano 1625, un’altra illustre dinastia iniziò a coltivare la vite in appezzamenti emblematici di Chigny-les-Roses come Les Bonnettes, Les Prussiens o Les Croix Cordier e l’anno scorso la Champagne Cattier ha festeggiato quattro secoli ininterrotti di gloriosa attività ‘Récoltant Manipulant’. Dopo il travagliato periodo della filossera e dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1916 Jean Cattier è costretto a rientrare dal fronte come veterano ferito. Impossibilitato a vendere il raccolto per la crisi legata al conflitto in corso, decide di vinificare in proprio le uve e produce il suo primo Champagne che esce in commercio nel 1918.

ALEXANDRE CATTIER
Nel 1950 suo figlio acquista il Clos du Moulin, uno dei pochissimi vigneti storici della regione cintati da muretti a secco, insieme ai mitici Clos des Goisses e Clos du Mesnil. La prima vendemmia avviene l’anno successivo e nel 1956 viene immesso sul mercato un pionieristico Champagne parcellare. Nel 2011 le redini dell’azienda sono passate in mano al giovane enologo Alexandre Cattier, tredicesima generazione a lavorare le vigne e quarta ad affinare le proprie etichette, che la gestisce insieme alle cugine Agathe e Marie con meticoloso entusiasmo, umile orgoglio e costante tensione all’eccellenza.
Gli attuali 33 ettari di proprietà dislocati nella superficie comunale Premier Cru di Chigny-les-Roses e nei limitrofi villaggi di Ludes e Rilly-la-Montagne beneficiano di un terroir che strizza l’occhio a quello della vicina Valle della Marna e, pertanto, particolarmente vocato per l’allevamento del pinot meunier, una varietà sempre più apprezzata dai cultori delle bollicine per la sua innata attitudine a scolpire vini morbidi e fruttati.

Nella linea ‘Tradition‘ svetta proprio la golosa leggiadria del Brut Quartz, uno spumante dai vivaci profumi di prugna, mela verde e pan biscotto. Il sorso teso e vibrante ne suggella l’encomiabile rapporto qualità/prezzo. La punta di diamante del portafoglio aziendale è rappresentata dalla linea ‘Premier Cru‘ e il classico Brut Premier Cru inaugura in grande stile le danze sfoderando un complesso bouquet dove sentori di pera cotta, miele, nocciola e pan di zenzero si intrecciano su un luminoso tessuto dorato e un perlage delicato ma incisivo.
Il Brut Premier Cru Blanc de Noirs (80% pinot noir e 20% pinot meunier) innesta una marcia superiore e accarezza naso e palato con un suadente effluvio di albicocca, ribes, fico, frutta tropicale e pompelmo rosa, quadro sensoriale che ritroviamo – impreziosito da speziati ricordi di pasticceria e da balsamici refoli iodati – nel più cremoso e strutturato Brut Premier Cru Rosé (50% pinot meunier, 40% pinot noir e 10% chardonnay): due sorprendenti e imperdibili fuoriclasse nelle loro rispettive categorie.
