giorgia sinapi

Storie di donne: Giorgia Sinapi

Cosa voterete al referendum? Non ci interessa, riguarda solo voi e il segreto dell’urna ma, per rimanere in tema legale nei giorni di dibattito che precedono il voto, abbiamo deciso di dedicare questo articolo a Giorgia Sinapi, ex avvocata che ha scoperto la sua strada nel mondo del vino. Romana, classe 1992, Giorgia ha le idee chiare e più che sogni nel cassetto pensa a realizzare veri e propri progetti.

giorgia sinapiDalla toga al vino…come è avvenuto questo passaggio?
Ero un’avvocata e, a 29 anni, ho scelto di cambiare completamente vita per seguire una passione che nel tempo era diventata sempre più forte: il mondo del vino. È stata una scelta impegnativa, ma sentivo che quella sarebbe stata la mia strada.

Non parliamo di un cambiamento da poco, come hai iniziato?
Ho iniziato come agente di vendita, facendo la rappresentante. Dopo un periodo di gavetta ho pensato di costruire qualcosa di mio. Mi sono detta che, se questo lavoro richiede comunque tanta energia e dedizione, valeva la pena provare a farlo seguendo una visione personale.”

Ossia?
Mi sono appassionata alla storia che si cela dietro ogni bottiglia, che poi è la storia di un produttore e di un territorio. Così ho iniziato a fare ricerca in autonomia mentre lavoravo per altre distribuzioni: partecipavo alle fiere, visitavo cantine, parlavo con i produttori. Per un anno ho girato l’Italia con l’idea di costruire un progetto che mettesse al centro proprio queste storie. Per me il vino non è mai stato solo un prodotto: è un racconto che nasce da un luogo e dalle persone che lo abitano.

Il risultato?
È nata una distribuzione con un portfolio di circa trenta cantine, legate da un filo rosso: realtà che puntano più sulla qualità e sull’identità dei vini che sui grandi numeri. Insieme a Matteo Zappile e Domenico Accinni abbiamo creato ‘La Selezione’, con l’idea di valorizzare vini che abbiano qualcosa da raccontare e che rappresentino davvero il territorio da cui nascono.”

Rimaniamo sul periodo in cui facevi l’agente.
Quando sono entrata in questo settore, spesso si parlava del mio aspetto prima ancora che del mio lavoro. Ho cercato di viverla come una sfida: il mio obiettivo era che, con il tempo, fossero la preparazione e il lavoro a parlare per me. Per questo agli appuntamenti mi presentavo sempre in modo molto sobrio. Venendo da un ambiente professionale come quello legale, dove esiste un preciso dress code, per me era naturale.

giorgia sinapiTi sei nascosta – comunque triste dover pensare che una donna sia costretta a farlo – o eri semplicemente garbata?
Direi che il mio approccio è sempre stato garbato. Ho cercato di lasciare spazio soprattutto al vino: quando il racconto è autentico, alla fine è quello che resta.

Hai fatto la premessa sul tuo aspetto. Questo fatto ti ha creato problemi con gli uomini?
Mi è capitato di parlare con entusiasmo di una bottiglia e sentirmi poi dire, magari con leggerezza, di tornare con i tacchi. A volte l’aspetto o la giovane età hanno portato qualcuno a sottovalutarmi. All’inizio non è stato semplice: mi capitava di tornare a casa scoraggiata, qualche volta anche in lacrime. Però ho continuato a studiare e a lavorare con impegno e, con il tempo, ho incontrato molte persone che hanno apprezzato il mio lavoro.

Hai parlato di disagio. Hai vissuto situazioni da denuncia?
Una volta una persona ha oltrepassato il limite. È stata un’esperienza molto difficile. Non ho denunciato, anche perché temevo di non essere creduta o di essere giudicata. Ero molto giovane. Quando succede a te capisci quanto possa essere complesso reagire in quel momento. Oggi credo sia importante parlarne.

A questo punto, dopo una pausa veloce abbiamo ripreso a parlare ma ringrazio Giorgia di aver condiviso con coraggio questa testimonianza dolorosa.

Sei diventata sommelier per lavoro o lo eri da prima per passione?
Ho iniziato il percorso con la FIS mentre preparavo l’esame di stato per diventare avvocato. All’inizio era una curiosità tra le tante, poi è diventata una passione sempre più forte e ho deciso di dedicarmi completamente a questo settore.

La mentalità da avvocata ti ha aiutata?
La formazione giuridica dà rigore e attenzione ai dettagli. Anche nella distribuzione ci sono regole molto precise, per esempio nella gestione dei pagamenti e delle consegne, e quel tipo di approccio aiuta. In generale mi ha insegnato a osservare con attenzione le situazioni e le persone.

giorgia sinapiAbbiamo parlato di distribuzione ma tu fai anche altro.
“’La Selezione’ è nata nel 2025 ed è sorella minore di un progetto più grande: ‘StappaLa‘. Una realtà che organizza esperienze enogastronomiche attraverso eventi itineranti, mettendo attorno allo stesso tavolo appassionati di vino, produttori, professionisti del settore, chef e sommelier. L’idea è creare occasioni di incontro reale, perché il vino dà il meglio di sé quando diventa condivisione.

Ti sento molto sicura ma questa affermazione la confermerò dopo essere stato a un tuo evento… Cosa trovi anomalo nel tuo settore?
Esiste una certa distanza tra la generazione storica dei venditori e quella più giovane. Chi ha iniziato decenni fa è stato pionieristico nel raccontare il vino. In seguito forse l’attenzione si è spostata più sulla vendita. Oggi molti giovani cercano di tenere insieme entrambe le dimensioni, sperimentando anche nuovi modi di lavorare e comunicare. In fondo il vino vive proprio di questo equilibrio: commercio, ma anche cultura e relazione.”

Sei giovanissima e manager. Ti faccio una domanda alla film di Zalone: domani ti fai una famiglia, l’azienda che fine fa?
In questo momento sono molto concentrata sul lavoro e sui progetti che sto costruendo. È una fase importante della mia vita professionale e sto cercando di far crescere ciò che ho iniziato. Poi la vita cambia e può sorprendere: molto dipende anche dalle persone che si incontrano lungo il percorso.”

Passiamo da una porta socchiusa a un cassetto, quello dei sogni. Il 2026 sarà l’anno giusto per…?
Mi piacerebbe creare a Roma un hub dedicato alla divulgazione e alle esperienze enogastronomiche, uno spazio che possa accogliere la comunità di ‘StappaLa’. E mi piacerebbe continuare a lavorare per dare più attenzione al territorio laziale. In realtà è un percorso che è già iniziato: da due anni, anche con il format ‘StappaLa in vigna’, organizzo esperienze dedicate ad appassionati e operatori del settore proprio per dare voce ai produttori del Lazio e far conoscere più da vicino il loro lavoro. Credo molto nella forza dell’incontro: il vino diventa davvero interessante quando crea relazioni tra le persone e tra i territori.

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