caterina cordero

Storie di donne: Caterina Cordero

Quali sono le sfide da affrontare per una giovane donna produttrice nel mondo del vino? L’abbiamo chiesto a Caterina Cordero, erede di una tradizione familiare che affonda le radici nelle vigne di Langa e oggi anima commerciale e comunicativa di Cordero San Giorgio, realtà d’eccellenza dell’Oltrepò Pavese che guida insieme ai fratelli Francesco e Lorenzo.

caterina cordero

Qual è il tuo primo ricordo legato al vino?
“I miei primi ricordi sono le grandi tavolate a casa dei miei nonni, dove ci si riuniva tutti insieme: la nostra famiglia, i collaboratori della cantina, gli importatori e i clienti. Era un momento di condivisione autentica, in cui il vino dell’azienda di allora faceva da collante tra mondi diversi. Ma il ricordo più nitido, fin da quando ero piccolissima, è l’immagine di mio nonno che scendeva in cantina per assaggiare il vino direttamente dalle botti.”

La tua è una famiglia con una storia importante. Proviamo a raccontarla… 
“La storia di famiglia è legata alla cantina Vietti di Castiglione Falletto, dove sono cresciuta circondata dalla passione dei miei nonni, Luciana Vietti e Alfredo Currado, storico enologo e pioniere del territorio. Mio padre Mario entrò in azienda negli anni ’80, diventandone poi proprietario insieme a mio zio. Dopo la cessione dell’attività nel 2016, io e i miei fratelli abbiamo intrapreso un nuovo percorso: nel 2019 è nata Cordero San Giorgio in Oltrepò Pavese. Abbiamo scelto una tenuta storica proprio per il valore delle sue vigne vecchie (con un’età media di 35 anni), ideali per il nostro progetto dedicato al Pinot Nero. Sempre nel 2019 abbiamo segnato il nostro ‘ritorno a casa’ in Langa con il progetto Cordero Mario. Siamo ripartiti da una piccola parcella con vigne di nebbiolo del 1969 nella MGA Valentino a Castiglione. Dalla prima vendemmia di Barolo nel 2020, il progetto si è ampliato includendo Nebbiolo, Timorasso, Barbera e Verduno Pelaverga.”

Era nei tuoi progetti lavorare nel mondo del vino?
“In realtà no. Vivevo a Copenaghen, dove avevo completato un Master alla CBS e avevo intenzione di entrare nel mondo della ristorazione. Tuttavia, il richiamo delle radici e la nascita di un nuovo progetto di famiglia sono stati una sorpresa bellissima che ha cambiato i miei piani. Ho scelto di abbracciare questa nuova sfida insieme ai miei fratelli e a tutta la famiglia. È stata una scelta di condivisione e passione che mi ha riportata a casa. Una bella sorpresa insomma.”

caterina corderoNel 2024 c’è il tuo ingresso nel CDA del Consorzio Oltrepò. Come mai questa scelta?
“Ho deciso di impegnarmi nel consorzio perché ho visto un territorio che sta cambiando pelle. C’è oggi una visione comune e una sintonia tra le aziende che mi ha convinta a portare il mio contributo e la nostra prospettiva. Anche se frequento questa realtà solo dal 2019, il salto di qualità rispetto ai racconti del passato è evidente: c’è una voglia di crescere in modo differente. Il mio è un impegno fatto di tempo e di confronto, una responsabilità etica verso il territorio. L’obiettivo è tracciare insieme la rotta giusta, prendendo decisioni che valorizzino l’Oltrepò e proponendole ai soci con trasparenza e ambizione.”

Come vedi la situazione attuale del comparto vitivinicolo?
“Non credo che la crisi del settore dipenda da un disinteresse dei giovani verso il vino; i dati ci dicono che, dove la qualità è accessibile, il consumo continua. Il vero ostacolo è stato l’eccessivo tecnicismo del passato: abbiamo reso il vino un mondo troppo austero e serio, dando l’impressione che per godersi un calice servisse per forza essere esperti. Questo ha spinto i ragazzi verso i cocktail, percepiti come più semplici e immediati. La nostra sfida oggi è cambiare la narrazione: dobbiamo riportare il vino alla sua dimensione naturale di convivialità e divertimento. Bere, sempre con moderazione, non deve essere un esame ma un piacere. Anche in un momento economico complesso, le persone continuano a scegliere ciò che emoziona senza intimidire; il problema non è il prodotto, è come questo viene presentato al consumatore finale.”

Qual è l’aspetto che ti dà più soddisfazione nel tuo lavoro?
“Non c’è soddisfazione più grande di quella che provo nell’aprire una bottiglia e osservare lo stupore negli occhi di chi la assaggia. Finalmente stiamo imparando a comunicare l’Oltrepò e il suo Pinot Nero nel modo giusto. Vedere la curiosità delle persone che scoprono questo territorio, la sua bellezza e l’incredibile qualità dei nostri vini è l’aspetto più gratificante del mio lavoro. Sentirsi dire: ‘Non lo conoscevo, mi ha sorpreso’ è la prova che la strada intrapresa è quella corretta.”

caterina cordero

Quanto conta l’accoglienza oggi per una cantina?
“L’enoturismo è un pilastro fondamentale del nostro lavoro, specialmente per chi arriva dall’estero e non conosce ancora i confini del nostro territorio. Raccontare l’Oltrepò a parole non basta: bisogna accogliere le persone tra le nostre colline, mostrare loro la varietà del paesaggio e il modo in cui lavoriamo. Credo fermamente che l’esperienza diretta sia insostituibile: preferisco di gran lunga invitare un cliente in azienda piuttosto che fargli semplicemente immaginare uno scenario davanti a una bottiglia aperta. Tuttavia, l’accoglienza non può essere l’iniziativa di un singolo; la vera forza risiede nella capacità del territorio di fare rete e di crescere insieme come destinazione.”

Quanto contano i social invece?
“Nonostante non abbia un’indole prettamente ‘social’, riconosco in questi strumenti un mezzo potentissimo per raccontare l’azienda in modo immediato e capillare. La sfida oggi è svecchiare la comunicazione del vino, rendendola più agile e fresca per parlare davvero alle nuove generazioni. Credo molto nel supporto di figure specializzate, dai giornalisti agli influencer, che sappiano divulgare il nostro lavoro con un linguaggio dinamico. Il nostro compito come aziende è fornire loro contenuti autentici, trovando la chiave giusta per incuriosire i giovani non solo sul prodotto ma su tutto ciò che pulsa dietro una bottiglia: il territorio, la vigna e la nostra storia.”

Noti ancora delle disparità di genere in questo ambiente?
“In Oltrepò sono tante le aziende rappresentate o guidate da donne. Nel mio impegno sul territorio e nel confronto con le colleghe, riscontro con piacere che il divario di genere è un tema ormai superato. Anzi, credo che la figura femminile sia oggi particolarmente ben accolta: in un settore fondato sulla condivisione e sull’empatia, la sensibilità delle donne viene recepita come un valore aggiunto, portando un’apertura che arricchisce l’intero comparto senza creare barriere o pregiudizi.”

caterina corderoRitieni che le donne abbiano portato un punto di vista diverso nel mondo del vino?
“Sinceramente, non credo che il ‘tocco femminile’ sia l’unico fattore di cambiamento. Essendo cresciuta tra fratelli maschi, ho una visione del lavoro molto pragmatica ed eterogenea. Il fatto che oggi ci siano più donne al vertice delle cantine è, a mio avviso, una naturale conseguenza di un’evoluzione generazionale: stiamo vivendo un momento in cui l’importante è che un’idea sia valida e intelligente. Forse noi donne abbiamo portato un approccio più attento all’eleganza comunicativa ma la vera differenza la fa la freschezza di una nuova generazione che guarda al futuro senza pregiudizi.”

Hai un vino al quale sei legata in modo particolare?
“La verità è che non ne esiste uno solo, anche se ovviamente sono molto legata ai vitigni che rappresentano le nostre due anime, quella oltrepadana e quella piemontese. Per me il vino non può prescindere dal momento: la bottiglia migliore del mondo può passare inosservata se non è accompagnata dal giusto stato d’animo, mentre un vino semplice può diventare indimenticabile se condiviso con le persone giuste. Credo che la vera eccellenza nasca dalla convivialità. Il ‘miglior vino del mondo’ è quello che, in un istante preciso, sa rendere perfetto un incontro.”

Chiudiamo con un consiglio per le nuove generazioni…
“Se dovessi dare un consiglio, direi di lavorare sempre con rigore etico restando fedeli alla propria visione e rispettando il territorio e le persone che lo vivono. Le mode del momento passano, la coerenza resta. Va bene ascoltare le critiche quando sono costruttive ma non bisogna lasciarsi condizionare. Recentemente mi è stato suggerito di modificare un nostro vino attraverso un blend per renderlo più ‘facile’. Ho risposto che la nostra filosofia è interpretare la purezza della singola varietà. Non vogliamo farci influenzare dalle tendenze commerciali; preferiamo seguire la nostra strada con costanza. Essere fedeli alla propria idea, anche quando è controcorrente, è l’unico modo per costruire un’azienda che abbia davvero qualcosa da dire nel futuro.”

Photo credits: Letizia Cigliutti

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