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Adriano Di Curzio, l’agente del vino

Durante il lockdown e i mesi seguenti, uno tra i periodi più duri della pandemia per i ristoratori e le aziende vinicole, il pensiero dell’opinione pubblica ai lavoratori del settore si è concentrato sul canale Ho.Re.Ca. e sulle cantine, dimenticando una figura fondamentale per chi ha bisogno di vendere e acquistare vino: l’agente di commercio. Senza il prezioso lavoro di tanta gente che ogni giorno macina chilometri su chilometri solo per proporre vino, senza la garanzia di un guadagno sicuro, tante realtà vinicole non entrerebbero nelle nostre case o non approderebbero sulle nostre tavole ai ristoranti.

Oscarwine ospita Adriano Di Curzio, agente di commercio tra i più noti a Roma – più che un venditore un vero e proprio consulente per i suoi clienti – per raccontare una realtà lavorativa sconosciuta ai più ma strategica per il settore.

Adriano Di Curzio

Adriano, da quanti anni fai questo lavoro?
Dopo essere cresciuto nell’azienda di famiglia, che si occupava di ristorazione e di vendita di vini, nel 1997 ho sentito il bisogno di misurarmi con altre realtà e ha avuto inizio la mia attività di agente di commercio, sempre nel settore del food&beverage.

Come è cambiata nel tempo questa professione?
Con gli anni, la figura di venditore è mutata, c’è stato un cambio di pelle. Oggi un ristoratore, per fare un esempio, riceve almeno cinque o sei visite al giorno di persone che gli propongono vino. A parte il rapporto personale, chi acquista vino ha bisogno di una figura diversa, il semplice agente di commercio non va più bene, non è sufficiente a soddisfare le esigenze di mercato: oltre a un solido rapporto di fiducia, serve un vero e proprio consulente. Ci confrontiamo con un mondo eterogeneo, la prima cosa da fare è ascoltare le necessità di chi abbiamo davanti e poi dare un consiglio, disegnare un abito su misura.

I gusti della gente, invece, come si sono evoluti?
Parliamo di gusti o di moda? C’è una bella differenza. Negli anni, una buona parte dei clienti finali sono sempre stati legati alla moda del momento. Purtroppo c’è stato un periodo in cui le persone non erano curiose e bevevano sempre le stesse cose, un appiattimento degustativo. Ultimamente, il mondo del vino ha preso una nuova direzione, sta cambiando, e i giovani si stanno avvicinando con un nuovo spirito al prodotto.

Credi che la conoscenza del vino sia cresciuta negli ultimi 20 anni?
Tutto cambia. Adesso riscontro una percezione diversa del vino, interesse, voglia di sapere di più, quella curiosità che porta a scoprire cose nuove, diverse dal solito. La parola d’ordine è diversificare. Ci si approccia in modo diverso, magari partendo dalle mode, ma con un occhio particolare al prodotto che porta alla ricerca. Il boom delle bollicine, per esempio, è partito da questo atteggiamento.

Difficoltà e soddisfazioni del tuo lavoro?
Il quotidiano non è mai facile. Per fortuna clienti e consumatori finali stanno cambiando. Più che di soddisfazioni, invece, parlerei di gratificazioni. Aver consigliato e preparato un cliente (fondamentale) è la risposta migliore a chi fa il mio lavoro. Creare una carta dei vini, individuare i gusti della clientela, aiutare un cliente ad aumentare il suo fatturato: bisogna puntare a questo, non alle 60 bottiglie, come si dice in gergo. Per arrivare a questo livello, però, bisogna formare chi vende vino, preparati ma non saccenti.

La pandemia per un agente di commercio…
Che anno! Chi avrebbe potuto aspettarsi una cosa del genere?! E soprattutto: chi se lo scorda?! Ha lavorato solo la GDO. Tuttavia, in un annus horribilis si può trovare qualcosa di positivo; il cliente finale ha allargato i suoi orizzonti alla ricerca di cose mai assaggiate. Dico questo perché nell’anno passato, ho notato che la gente è stata più selettiva, nuovi prodotti, chicche, anche bottiglie importanti: nel canale Ho.Re.Ca. infatti si è registrata una battuta più alta nella vendita delle singole bottiglie. Le enoteche e l’online hanno fatto cultura, proponendo nuove realtà. Il tempo in più a disposizione della gente, a casa per lo smartworking, ha dato modo di degustare cose nuove. Adesso si parla di DOC o DOCG che prima non si sentivano nominare, realtà sconosciute ai non addetti ai lavori.”

Si avvicina il Natale, il momento migliore dell’anno per le vendite.
Natale è Natale: periodo frenetico, si vende tutto e niente. La regalistica, poi, fa storia a sé. Si vendono i brunello, gli amaroni, i barolo, i soliti noti vanno sempre alla grande. Dopo la pandemia, però, il consumatore ha iniziato a capire che si può essere soddisfatti anche con altri prodotti e oggi non si guarda solo al nome sull’etichetta.

Rosso, rosato, bianco, bollicine e passito. La tua tipologia preferita?
Nasco con i rossi, ma adesso prediligo la bolla, ci apri e chiudi una serata ma può essere anche un vino a tutto pasto. Che faccio? La apro?

Va bene, ma facci sapere dove e quando…