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Alberto Fiori, sorsi di Oltrepò Pavese

In Lombardia, a sud del Po in provincia di Pavia, incastrato fra Piemonte ed Emilia Romagna, si trova l’Oltrepò Pavese. E’ una terra fiera, per certi versi autarchica, combattiva anche nella forma geografica: una punta di lancia.

I confini dell’area furono ‘disegnati’ ufficialmente nel 1164, quando l’Imperatore Federico I diede poteri politici alla città di Pavia. In seguito, la zona passò sotto le dominazioni austriaca e spagnola, prima di tornare ‘italiana’ sotto i Savoia, quando Voghera divenne il cuore pulsante dell’area.

A 40 minuti di macchina da Voghera, troviamo l’Azienda Agricola Valdamonte, una delle più antiche in Valle Versa, ammodernata nel 2009 dal titolare, Alberto Fiori, che, dopo la laurea in enologia, ha deciso di aprire la Cantina Valdamonte, producendo vini della tradizione locale: croatina barbera, pinot nero, uva rara e riesling.

Tra le bottiglie di questa azienda spicca ‘Novecento’, una Bonarda frizzante, un classico dell’enologia locale. L’azienda di Alberto rientra nel progetto ‘Distretto del vino di qualità dell’Oltrepò Pavese’, motivo per il quale questo rosso segue, sotto certi aspetti, un regolamento più stringente rispetto al disciplinare di produzione della DOC: uso esclusivo di uve di collina, Croatina al 100% (contro il canonico l’85% di Croatina 15 % di altri vitigni), standard organolettico certificato in un laboratorio esterno e imbottigliamento nella Marasca, la caratteristica bottiglia scelta dalle aziende del gruppo.

Di ‘Novecento’ abbiamo assaggiato le annate 2017 e 2018. Il vino fa una macerazione di 20 giorni, il mosto riposa in tini di acciaio per alcuni mesi e, in primavera, avviene la presa di spuma in autoclave. In entrambe le annate, immancabile la classica spuma porpora e il profumo di ciliegia (il nome della Marasca è più di un’allusione a questa caratteristica olfattiva) che, nella 2017, si fa più complesso mentre il tannino si fa più leggero, rendendo più piacevole la bevuta. Nella retro etichetta (da rivedere, risulta un po’ anonima), salta all’occhio la differenza di gradazione fra le due annate che Alberto spiega così: “I miei vini esprimono quanto accade in vigna, quello che il grappolo può dare viene sviluppato in cantina senza forzature.

 

Rimaniamo sui rossi e ci versiamo le annate 2018 e 2019 di ‘347 M.S.L.M.’ (lasciamo agli appassionati di enigmistica il divertimento di trovare la soluzione del nome, guardando l’etichetta a fianco), un blend di Barbera (80%) e Croatina (20%), vinificate in acciaio con una macerazione sulle bucce di circa 20 giorni (il mosto che ne deriva riposa alcuni mesi nelle vasche di cemento prima dell’imbottigliamento). La ‘disgrazia’ di questo rosso fermo – per noi – è che il titolare non aveva annate precedenti a quelle degustate da mandarci. Al naso, infatti, viene fuori la promessa di qualcosa di più di quello che si sente – frutta rossa e un leggero sentore balsamico – così come alla degustativa, dove il tannino avrebbe bisogno ancora di un anno di affinamento in bottiglia (anche a Valdamonte si pensa a una gestione diversa di questo vino, per dargli modo di dimostrare tutte le sue potenzialità).

Pronto per essere bevuto il ‘347 M.S.L.M.’ bianco 2019. Il 90% di riesling renano si fa sentire con la sua mineralità mentre al naso sono preponderanti note erbacee ma soprattutto una fortissima mela verde che si ritrova al palato. Un vino pronto da bere, ottimo come aperitivo ma anche accanto a un piatto di pesce.

I vini degustati sono schietti, immediati, una classica espressione dell’Oltrepò Pavese che non ha subito artifici in cantina per renderla più accattivante. Del 347 M.S.L.M. rosso terremo una bottiglia in cantina per assaggiarlo nuovamente tra un anno.