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Borghi del vino: Lessona, la nobildonna dell’Alto Piemonte

Per Alto Piemonte si intende il territorio dell’omonima regione compreso tra le province di Biella, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola. Si tratta di un’area eterogenea, incastonata longitudinalmente tra la Pianura Padana e le Alpi Pennine e Lepontine, e latitudinalmente tra l’anfiteatro morenico di Ivrea e il Lago Maggiore. La cintura collinare che separa le celebri risaie dalle montagne presenta una conformazione geologica molto vocata alla viticoltura, in virtù di una ricchezza di suoli che imprime complessità ed eleganza ai vini qui prodotti.

In pochissimi altri luoghi al mondo una superficie così esigua riesce a esprimere condizioni geologiche, pedologiche e climatiche di tale poliedricità. La protezione dai venti freddi del nord in inverno e l’esposizione ai venti dalle valli, con conseguente frescura notturna e adeguata aerazione dei vigneti durante le stagioni più calde, garantiscono un microclima ideale per l’intensità aromatica delle uve, in particolare quelle a bacca rossa.

lessona nebbiolo

La storia vinicola dell’Alto Piemonte affonda le proprie radici nell’epoca preromanica. Fonti archeologiche attestano un intenso scambio di vino tra le locali popolazioni celtiche e gli Etruschi e, al contempo, certificano che la viticoltura fosse già praticata dai Liguri residenti nella zona. Nel I secolo d.C. lo scrittore Plinio il Vecchio menziona una fervida attività di coltivazione della vite nell’attuale territorio della DOC Fara, suffragata da testimonianze contenute in antichi diari di viticoltori e al ritrovamento di un sarcofago romano del secolo successivo attribuito a un ricco mercante di Fara Novarese che commerciava in generi agricoli e vino.

Negli archivi vescovili di Vercelli troviamo conferme che fin dai tempi di Carlo Magno sulle colline di Gattinara prosperavano verdeggianti vigneti. Una parcella in particolare, ancora oggi esistente, viene citata in un documento del 1286 a conferma che l’areale gode da secoli di una straordinaria vocazione vitivinicola con una storia che, al pari della Borgogna, non teme eguali al mondo. Un grande estimatore dei vini dell’Alto Piemonte fu Camillo Benso Conte di Cavour: in una lettera del 1845 indirizzata al notaio Giacomo Giovanetti, il quale gli aveva donato alcune bottiglie di Sizzano, paragona il loro bouquet a quello dei grandi cru di Borgogna, persuadendosi così che anche in Piemonte esistessero le condizioni ideali per “fabbricare vini di lusso”. Oltre a convertire le cantine della sua tenuta di Grinzane alla produzione del Barolo, lo statista risorgimentale investì altrettanto tempo e denaro anche nel suo podere di Leri che all’epoca produceva già vini di superba fattura.

lessona tenute sella

A fine Ottocento, anche l’Alto Piemonte dovette fare i conti con il flagello della fillossera e il successivo esodo dalle campagne, assistendo all’abbandono o all’estirpo dei vigneti con drastica riduzione dei 40.000 ettari vitati (la più estesa superficie vitivinicola dell’intera penisola nei primi anni del Regno d’Italia) a soli 600 nel primo dopoguerra. Il timido risveglio iniziato negli anni ‘80 ha riportato la superficie totale del vigneto – ripartito su 10 denominazioni – agli attuali 470 ettari, nel suo insieme addirittura di poco inferiore al comprensorio del Barbaresco.

Dal punto di vista geologico, l’Alto Piemonte è un territorio di origine vulcanica, nato oltre 280 milioni di anni fa, quando gli attuali continenti erano uniti in un’unica terraferma primordiale, detta Pangea. Nell’area in questione era presente un supervulcano che esplose eruttando un’immensa quantità di materiale lavico e sprigionando un’energia pari a 250 bombe atomiche, tale da modificare nei secoli successivi il clima dell’intero pianeta: la sua enorme caldera coincide oggi proprio con le valli del fiume Sesia e del torrente Sèssera, tra le province di Biella, Vercelli e Novara. Altro evento determinante nella sagomatura delle dinamiche geologiche e orografiche del comprensorio fu lo scontro di circa 50 milioni di anni fa tra la placca africana e quella europea che diede origine alle Alpi, riportando in superficie con un profilo orizzontale l’intera struttura sommersa dell’antico supervulcano.

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Uno sviluppo geologico di tale complessità ha dato origine a una configurazione podologica straordinaria, caratterizzata da terreni acidi, con pH vicino a 4, e quasi totale assenza di calcare che, non legando tra loro i minerali presenti nel terreno, li rende mobili e fruibili a un facile assorbimento da parte delle radici delle viti. In Alto Piemonte sono presenti anche sabbie marine fossili (nella DOC Lessona), porfidi vulcanici (Bramaterra, Gattinara e Boca) e terreni fluvio-glaciali (Ghemme, Sizzano e Fara). Il clima è continentale, con abbondanti precipitazioni ed elevate escursioni termiche che preservano, rispettivamente, la corretta idratazione del suolo e la sanità dei grappoli. La vendemmia è pertanto abbastanza tardiva e ciò contribuisce ad assicurare agli acini tannini eccezionali.

L’Alto Piemonte costituisce il terzo areale italiano, insieme a Langhe e a Valtellina, in cui l’uva nebbiolo (localmente chiamata anche spanna, picotendro o prunent) riesce a esprimersi con risultati esaltanti. Nelle DOC locali troviamo peraltro anche altri vitigni tipici come vespolina, croatina, uva rara, oltre all’immancabile barbera e alla tagliente varietà a bacca bianca erbaluce. Il nebbiolo è un vitigno che non domina ma esprime il territorio in cui viene allevato, giocando il complicato ruolo di “traduttore” del terroir, con il quale tende a identificarsi in maniera molto stretta, senza mai imporsi a esso.

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Lessona è un piccolo borgo della provincia di Biella, situato nel settore più occidentale dell’Alto Piemonte. Il suo territorio vanta una posizione strategica, in quanto tutti i vigneti poggiano su pendii soleggiati e ventilati, ideali per esaltare le caratteristiche più fini ed eleganti del Nebbiolo. La DOC è una lingua collinare che si distende da nord a sud lungo l’intera superficie comunale, contando circa 170 ettari vitati, e il disciplinare produttivo prevede l’utilizzo prioritario della varietà nebbiolo (almeno 85%) con possibile complemento di quote minoritarie di vespolina e uva rara (bonarda novarese).

Il comprensorio è caratterizzato da suoli acidi e sabbiosi, derivanti da sedimenti marini e rocce porfiriche. I terreni sono ricchi di minerali come ferro, potassio e magnesio, che conferiscono ai vini una nitida e spiccata sapidità, dove la caratteristica nota rugginosa impreziosisce la complessità degli eleganti bouquet dominati da frutti rossi, fiori secchi e spezie. Il clima è mitigato dalla vicinanza del massiccio del Monte Rosa che protegge le colline dalle correnti nordiche e garantisce ideali escursioni termiche tra il giorno e la notte.

La storia della più blasonata tenuta locale, Proprietà Sperino, è legata all’omonima dinastia di medici che la possedeva già dal XIX secolo. Nelle cantine del Castello di Lessona gli stimati professionisti affinavano vini di pregio e alcuni documenti dell’epoca attestano che proprio con una delle loro migliori riserve si brindò all’unità d’Italia. Il 1904 fu l’ultima annata imbottigliata da uno Sperino prima che la tenuta fosse lasciata in eredità alla famiglia De Marchi che abbandonò gradualmente l’attività vitivinicola. Nel 1976 il discendente Paolo si sposta da Lessona a San Donato in Poggio nel Chianti Classico, dove fonda la tenuta Isole e Olena, destinata a diventare negli anni successivi una delle principali realtà del movimento enologico toscano.

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LUCA DE MARCHI

Il figlio Luca cresce in mezzo alla roccaforte del Sangiovese e non stupisce che, dopo gli studi universitari di linguistica, diventi un illuminato enologo con travolgente passione per il vino. Fermamente convinto delle straordinarie potenzialità dell’Alto Piemonte, nel 1999 convince il padre a coronare il sogno d’infanzia di recuperare la storica tenuta di famiglia. Con accento toscano enuncia il suo semplice e lapidario motto programmatico: Non faccio vino, produco Nebbiolo. Nei dodici ettari vitati (dei quali ben dieci dislocati nel comprensorio di Lessona) nulla viene lasciato al caso: produce in proprio l’humus con lombrichi californiani appositamente allevati e dedica ogni anno oltre mille ore di lavoro per ettaro alla gestione agronomica dei vigneti, dove la maggior parte delle operazioni sono rigorosamente manuali e non prevedono utilizzo di diserbanti o fertilizzanti chimici. Il suo Lessona svetta nella denominazione per verticalità, eleganza e rigore: di limpidissimo colore rosso granato, sfodera un fine ma complesso effluvio di rosa canina, lampone, ciliegia matura e prugna rossa, con una leggera speziatura erbacea e note di cuoio in sottofondo; il sorso è equilibrato e corposo, sorretto da una trama tannica vellutata che accarezza il palato e ritrova nel lungo retrogusto affumicato golosi richiami ai frutti di bosco.

Nella recentissima moderna e funzionale cantina dell’azienda, progettata su una sagace ristrutturazione di un fabbricato industriale tessile in dismissione che assicura una posizione strategica con meravigliosa terrazza sui vigneti per ospitare la clientela, Luca De Marchi affina anche le etichette della vicina tenuta La Prevostura, permettendo così ai proprietari – la famiglia Quario – di poter contare su tecnologie avanzate di vinificazione e dedicare maggiori energie al progetto dell’agriturismo. Immersa tra i filari delle più alte colline del comprensorio, la signorile cascina appartenuta un tempo ai Marchesi La Marmora ospita un ristorante panoramico con vista sul vigneto. Seduti ai tavoli della luminosa sala da pranzo o dell’ameno dehors esterno potete scegliere tra molteplici annate del Lessona di casa che si contraddistingue per una beva più dolce e rotonda, in cui l’iniziale bouquet floreale lascia man mano spazio a caldi sentori di frutta rossa, liquirizia e rabarbaro.

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TENUTE SELLA

Altra tappa imprescindibile è la visita alle storiche cantine delle Tenute Sella. La nota famiglia di banchieri che ha dato i natali all’indimenticato Quintino, mineralogista e Ministro delle Finanze del primo governo italiano, è attiva sul territorio nel settore tessile fin dagli ultimi decenni del Cinquecento e impegnata nella produzione di vino di qualità già dal 1671, anno in cui l’antenato Comino acquisisce la prima vigna a Lessona. Fedeli allo stile più tradizionale, tutti i vini aziendali si connotano per l’inconfondibile profilo sobrio e austero.

Il Lessona classico illumina il calice con un limpido colore rosso rubino chiaro che introduce intensi profumi di frutta a bacca rossa, tabacco e pepe nero su un corpo succoso, teso e minerale, dal lungo finale sapido. Ottenuto da grappoli di un vigneto quasi novantenne, il Lessona San Sebastiano allo Zoppo presenta una veste più scura, tendente al granato, un’energica struttura sorretta da tannini maturi e una maggiore complessità aromatica, dove incisive note fruttate di sottobosco si intersecano a suggestioni di spezie e cioccolato fondente. La riserva Lessona Omaggio a Quintino Sella è frutto di un’accurata selezione delle migliori uve nebbiolo (85%) e vespolina (15%) affinate 48 mesi in botti grandi di rovere francese a media tostatura: elegante e floreale, aggiunge al naso nuances di violetta secca, humus, melagrano e catrame, deliziando il palato con un sorso pieno, equilibrato, di formidabile persistenza conclusiva.

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VILLA GUELPA

Salendo nel settore settentrionale della superficie comunale, troviamo un altro fascinoso edificio d’epoca: costruita a fine Ottocento tra un vigneto collinare e il torrente Strona, Villa Guelpa viene ristrutturata e ampliata negli anni Trenta come dimora padronale di una importante fabbrica tessile. L’audace progetto della famiglia Dinoia, forte di solide basi nel passato e di un visionario sguardo rivolto al futuro, ha recentemente rilanciato la produzione vitivinicola. Il Lessona rappresenta la punta di diamante del portafoglio aziendale e conquista per l’impenetrabile tessuto rubino con riflessi granata, l’armonioso ma complesso bouquet e la sapida struttura che esalta i raffinati sentori di violetta, eucalipto, fragola e ciliegia. Fervido promotore dei tesori enogastronomici italiani, il patron Daniele ha ideato sette anni fa UWE – Unconventional Wine (& Spirits) Emotions -, un festoso evento aperto al pubblico che riunisce ogni anno nel parco della magione produttori di vini, distillati e prelibatezze alimentari.

Tra le altre etichette di produttori locali meritano una menzione speciale l’erbaceo e mentolato Lessona San Venz di Guido Mazzucchelli, il salmastro e agrumato Lessona di Massimo Clerico, e il Lessona Riserva della tenuta La Badina, un vino solido e avvolgente con un’intensa scia balsamica che impreziosisce la morbida e sottile trama tannica, senza dimenticare la formidabile trilogia di Pietro Cassina che vinifica separatamente i due cru Pildrin e Tanzo e, con le migliori uve, affina per ben sette anni in botte di rovere austriaco Stockinger la monumentale riserva Septem. L’accurata selezione della sede lessonese dell’Enoteca Regionale del Biellese e della Serra consente ai visitatori di spaziare in un colpo solo su tutta la gamma delle etichette locali.

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