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Champagne: quattro terroir, quattro espressioni

La superficie vitivinicola della Champagne, baciata da condizioni pedoclimatiche formidabili per la produzione di vini freschi ed eleganti – e pertanto estremamente vocati al processo di spumantizzazione – coinvolge ben 320 dei 634 comuni regionali e viene convenzionalmente frammentata in quattro sottozone, ognuna delle quali presenta caratteristiche peculiari distintive.

La Montagne de Reims è il territorio d’elezione del pinot nero e quindi di vini strutturati e potenti, la Vallée de la Marne rappresenta l’enclave del pinot meunier e degli spumanti morbidi e fruttati, mentre la Côte de Blancs e il correlato Sézannais sono il regno dello chardonnay che – talvolta assemblato ad altri vitigni bianchi – si esprime in bollicine raffinate e floreali. A sud di Troyes, nel dipartimento dell’Aube, troviamo infine la Côte des Bar che, nonostante sia meno conosciuta e rinomata delle precedenti, vanta la tradizione più antica ed è oggetto di crescente popolarità per la sua autenticità rurale e il favorevole rapporto qualità/prezzo delle etichette.

Nel processo produttivo degli spumanti, dopo la sboccatura (dégorgement) tutte le bottiglie vengono rabboccate con la ‘liqueur d’expedition’, una miscela di zucchero di canna e dei migliori ‘vins de réserve’, che contribuisce in maniera determinante a formare il carattere di quello specifico champagne. Non solo, la quantità di zucchero stabilisce anche il ‘dosage’ dell’etichetta che dalla categoria Brut Nature (meno di 3 grammi per litro) arriva alla tipologia Doux (oltre 50 grammi), passando per Extra Brut, Brut, Extra Dry, Sec e Demi-Sec.

Le classificazioni, molto più semplici rispetto ad altre regioni francesi, riguardano il singolo comune che, a seconda del valore qualitativo del proprio ‘terroir’, si fregia della dicitura Grand Cru (17), Premier Cru (41) o Cru (255). Il maggior numero di comuni classificati ‘grand cru’ è dislocato nella Montagne de Reims, mentre l’intera Côte des Bar si accontenta di soli ‘cru’.

Prima dell’avvento della spumantizzazione per merito del celebre monaco benedettino Pierre Pérignon (da tutti conosciuto come Dom), la Champagne produceva solo vini fermi e, in particolare, rossi da uve pinot nero e pinot meunier. Questa preziosa eredità è salvaguardata ancor oggi da due pregevoli ‘appelations’: il Coteaux Champenois, suddiviso in nove sottoregioni, per la produzione di bianchi e rossi e il Rosé des Riceys per quella dei rosati.

Quattro cantine rappresentative

Maison Ruinart – Reims (Champagne)
Vanta quasi trecento anni di storia e cave di gesso di origine gallo-romana scavate nelle viscere di Reims (vere e proprie cattedrali sotterranee lunghe otto chilometri, oggi patrimonio Unesco) quella che è unanimemente riconosciuta la più antica ‘maison’ di Champagne, fondata dal nipote del monaco benedettino Dom Thierry Ruinart, un visionario che comprese già all’epoca di Luigi XIV il potenziale del vino spumantizzato tra i giovani aristocratici della Parigi mondana. Lo chardonnay è il vitigno emblematico della cantina grazie all’habitat ideale nei terreni calcarei di proprietà, dislocati principalmente sulla Montagne de Reims e integrati da appezzamenti nella Côte des Blancs.
Tra le etichette di punta lo troviamo in purezza nell’armonioso Blanc des Blancs, un luminoso nettare dai vivaci e persistenti sentori di pesca e agrumi maturi su una trama morbida e minerale, e nella maestosa cuvée millesimata Dom Ruinart che perfeziona la purezza del vitigno grazie a un raffinato e lunghissimo bouquet di ostrica, lime, tè verde, tabacco fresco e pietra focaia.
Il Ruinart Rosé, forte di 250 anni di storia dalla sua prima uscita, non sfigura di fronte al fuoriclasse della casa e sprigiona intense note di litchi, fragoline di bosco e melograno, tipiche del pinot nero presente con le migliori uve aziendale in percentuale leggermente maggioritaria sullo chardonnay. Il cavallo da battaglia della scuderia, la cuvée R de Ruinart, si fa infine apprezzare per lo stile tradizionale, in cui i profumi floreali e fruttati incontrano le spezie e il pan brioche, e per il ragionevole rapporto qualità/prezzo. La visita della cantina è caldamente consigliata a tutti coloro che desiderano respirare (e conoscere a fondo) la storia delle grandi bollicine francesi.

Champagne Bernard et Sébastien Bijotat – Romeny-sur-Marne (Vallée de la Marne)
I vini della Valle della Marna, sia per le caratteristiche del suolo sabbioso ricco di argilla che per il preponderante allevamento del pinot meunier, si caratterizzano per morbidezza e generosità estrattiva. Sébastien Bijotat, figlio di Bernard e quarta generazione aziendale, cura con dedizione e rispetto dell’agricoltura sostenibile dieci ettari di vigneti dislocati nei villaggi di Romeny-sur-Marne, Chezy-sur-Marne e Villiers-Saint-Denis, dove negli ultimi anni ha fortemente incrementato la percentuale di chardonnay.
L’amore per i vitigni a bacca bianca si intuisce subito davanti al brillante Blanc de Blancs che miscela fragranza floreale, croccantezza di frutta bianca e raffinata speziatura; il recente acquisto di un terreno a Etréchy nella Côte des Blancs ha inoltre permesso la realizzazione di un Premier Cru fresco e cremoso che gioca su delicati profumi di loto, limone e pera matura. La progressiva riduzione dell’uso di solfiti, altra pietra angolare della filosofia di questo illuminato ‘vigneron’, trova la sua logica incarnazione nella tagliente Cuvée Sans Soufre Ajouté, un vino puro e minerale dai nitidi sentori di mandorla e agrumi.
Il portafoglio dei prodotti contempla poi tutti i classici della tradizione regionale, inappuntabili e caratterizzati da un ben riconoscibile stile personale: Brut, Brut Nature, Brut Réserve, Rosé, Rosé de Saignée, fino all’immancabile versione Demi-Sec. Una menzione particolare va riservata all’aromatica Cuvée 3 Cépages (assemblaggio in parti uguali di uve selezionate dei tre vitigni classici) che esprime tutta la generosità dei vini di riserva e alla complessa Cuvée Millésime, uno spumante maestoso che sfodera un intrigante bouquet di pan brioche, fichi secchi, caffè tostato e chiodi di garofano.

Champagne Corbon – Avize (Côte des Blancs)
La strepitosa selezione Anthracite, lasciata sui lieviti per almeno sessanta mesi dopo il tiraggio, esprime perfettamente l’anima sapida e gessosa di Avize, il ‘grand cru’ più blasonato della Côte des Blancs, e lo stile di una famiglia di vignaioli qui protagonista da quattro generazioni. Da tradizionale assemblaggio di pinot nero, pinot meunier e chardonnay in proporzione predominante, incanta per la freschezza e la tensione acida che accompagna la cremosità del corpo rotondo e strutturato. Luminoso e dorato, si esprime con un bouquet di mimosa, bergamotto, pesca matura, crosta di pane e miele d’acacia, a cui progressivamente si aggiungono sentori di scorza d’arancia candita, note di burro e ricordi di panificazione. Il finale, fine e persistente, è compenetrato da una curiosa vena fumè in cui ritorna di prepotenza il profumo della baguette appena sfornata.
Analoghe caratteristiche tornano nello spumante nature Absolument Brut, mentre i due capolavori della selezione, il Brut d’Autrefois e la Cuvée Perdue – n.2, volano sul gradino più alto grazie a una mostruosa verticalità che ne magnifica grassezza, complessità ed equilibrio. Il brut Grand Millésime, un blanc des blancs fine e fruttato in cui dominano i sentori di agrumi e frutta secca, apre infine la strada all’imperiosa cuvée Les Bacchantes: prodotta soltanto in annate meritevoli con i migliori acini di chardonnay e sostenuta da una freschissima acidità, travolge olfatto e palato con un carezzevole tripudio di fiori d’arancio, ananas, mela verde e pietra pomice.

Champagne Drappier – Urville (Côte des Bar)
Oltre duecento anni di storia fanno di questa ‘maison’ il principale punto di riferimento dell’Aube, territorio spesso considerato l’ultima frontiera della Champagne, ma dove invero gli antichi romani piantarono le prime viti nella regione e nel lontano 1152 lo stesso San Bernardo fece costruire proprio qui la prima cantina cistercense, di cui rimangono vestigia nella moderna e accogliente sede aziendale. La famiglia Drappier lavora con massima attenzione i vigneti di proprietà secondo principi biologici e si prodiga anche nella conservazione di varietà autoctone cadute in oblio come il petit meslier, il blanc vrai e il più noto arbanne, confezionando una variegata collezione di etichette che raggiungono la vetta assoluta nelle due versioni della Grande Sendrée, entusiasmante cuvée prodotta esclusivamente in occasione di grandi millesimi.
La versione classica (55% pinot nero, 45% chardonnay) ammalia per l’esplosivo bouquet in cui vorticano raffinati sentori di miele d’acacia, biancospino, brioche, arancia rossa, mela cotogna e frutti di bosco; il Rosé, prodotto in quantità davvero limitata, esprime invece tutta l’eleganza del pinot nero in un nobile effluvio di fiori di campo, lampone, uvaspina e rabarbaro. La storica Réserve de l’Oenothèque, di cui vengono ancora commercializzate le annate 1959 e 1979, e il Quattruor Blanc de Quatre Blancs, che vede protagonisti i tre vitigni bianchi dimenticati in assemblaggio con lo chardonnay, non sono da meno e testimoniano la capacità di imprimere a ogni bottiglia uno stile personale votato all’autenticità e alla naturalezza.
Queste caratteristiche trovano una sintesi ideale nell’ultima creazione della ‘maison’, il Brut Nature Sans Ajout de Soufre (dosaggio zero), un pinot nero in purezza agile e scattante dai fragranti profumi di pera williams, ribes nero e nocciola tostata. Anche la batteria degli spumanti classici (Carte d’Or, Rosé de Seignée, Blanc de Blancs e la selezione Charles de Gaulle) si posiziona su standard qualitativi di assoluto rispetto, così come i due Coteaux Champenois fermi tra cui spicca il morbido Urville Rouge per le intense note di fragoline di bosco e pepe nero.

Photo Credits: Roberto Sironi