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Classiche, legal, NFC, QR e braille: le etichette

Quando ci troviamo a parlare con persone che comprano vini per passione o semplice curiosità, capita spesso di chiedere quale sia il loro criterio di scelta. La risposta più frequente è sempre “L’etichetta”.

“Anche l’occhio vuole la sua parte” recita un vecchio adagio e, fedeli ai detti popolari, molti acquirenti si fanno attrarre dalle “cover” che più li ispirano. Molti puntano sulle etichette classiche, austere, che magari riproducono uno stemma simil nobiliare (il blasone nel vino funziona sempre). Poi c’è chi va a caccia del nome famoso (quasi sempre vincente con chi conosce poco il vino) e chi si affida a collarini e adesivi che riportano i voti di guide o riviste specializzate, considerate una bussola nel “mare magnum” delle enoteche.

Detto questo, il mondo delle etichette è anche tanto altro. Innanzitutto, bisogna ricordare la questione della proprietà intellettuale di quello che vediamo. Il packaging valorizza un prodotto commercialmente, graficamente ed è fondamentale a livello di comunicazione. Per questo le cantine dovrebbero sempre informarsi riguardo le questioni di proprietà intellettuale, prima di sviluppare il progetto di un etichetta; se alle utilizzazioni delle opere dell’arte o dell’architettura si applicano le norme di diritto d’autore, le privative sui nomi sono regolate dalle norme di diritto industriale relative ai marchi. In merito vi consigliamo la lettura di questo articolo dell’esperta Francesca Boschiero dello Studio F Legal.

Proteggere un marchio legalmente, tuttavia, non basta perché ci si può trovare di fronte a casi di contraffazione del prodotto. A non pochi è capitato di tornare a casa sicuri di avere fatto un affarone acquistando un vino costoso a un prezzo stracciato per poi scoprire di essere stati truffati. I vini contraffatti, soprattutto le copie di quelli rari, possono in eccezionali casi addirittura riuscire a sfuggire ai severi controlli delle case d’asta, tanto è stato abile il falsario. Spesso, i cacciatori di falsi oltre a una analisi organolettica del prodotto riescono a distinguere gli originali dalle copie dalla comparazione con bottiglie dello stesso anno. Adesso, in aiuto viene la tecnologia NFC che applicata alle etichette può aiutare a verificare l’autenticità del vino.

Dal primo gennaio 2022 sarebbe dovuto scattare in Italia l’obbligo di prevedere sui packaging un’etichetta ambientale, per informare correttamente i consumatori sulla natura dei materiali utilizzati e le loro destinazioni finali. Nel frattempo il Decreto Milleproroghe ha stabilito una sospensione fino al 30 giugno, dando dunque agli operatori altri sei mesi di tempo per adeguarsi. La Cantina Cecchetto ha stretto un accordo con Junker (l’app per la raccolta differenziata), inserendo un QR code personalizzato sulle etichette; inquadrandolo con uno smartphone, in qualsiasi paese europeo si trovi, l’utente visualizzerà direttamente l’etichetta ambientale del prodotto, tradotta in 10 lingue e accessibile anche a non vedenti e ipovedenti: di ciascun elemento del packaging (bottiglia, tappo e capsula), il consumatore conoscerà così il materiale di cui si compone e come deve essere differenziato

Dall’estensione digitale alle informazioni di smaltimento passiamo all’allargamento della fruibilità di un’etichetta ai non vedenti. Pietro Monti, titolare dell’Azienda Agricola Roccasanta, dopo aver perso la vista in un incidente ha ideato delle etichette braille per scrivere il nome della cantina con i caratteri per i non vedenti. Rimangono ancora dei problemi normativo/burocratici sullo sviluppo di queste etichette ma una luce nel buio è stata accesa.