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Una vigna etrusca rinasce nella città eterna

Le origini del vino sono antichissime ma quando se ne parla, almeno per quanto riguarda l’Italia, i riferimenti sono quasi tutti alla Magna Grecia, punto di arrivo di molti vitigni importati da altri paesi, e all’Impero Romano che sviluppò un fiorente commercio, diffondendo l’amato prodotto ottenuto dall’uva in tutto il mondo conosciuto. In questo mosaico, tuttavia, manca una tessera, quella del popolo etrusco (il nome Orvieto non vi dice niente?) che non solo amava il vino ma che diede un enorme contributo alle tecniche di viticultura, vinificazione e affinamento.

A Villa Giulia, sede del Museo Nazionale Etrusco ha preso il via un progetto per ridare vita al vino dell’antico popolo dell’Italia centrale, partendo dall’impianto di una vigna etrusca, con piante molto simili a quelle del periodo.

“L’idea – spiega Vittoria Lecce, responsabile dell’iniziativa e dei Servizi Educativi del Museo – è nata da una collaborazione congiunta tra l’Istituto Tecnico Agrario Giuseppe Garibaldi di Roma e il museo. L’istituto ha un corso di enologia e Villa Giulia già ospitava una vigna nel suo immenso giardino (nota anche come Vigna Iulia), insieme a un aranceto e ad altri alberi da frutto. Gli affreschi cinquecenteschi dell’emiciclo del palazzo non a caso raffigurano dei pergolati.”

Il Museo ha messo a disposizione 500 metri quadri dei suoi giardini dove un gruppo di studenti dell’indirizzo Viticoltura ed Enologia ha analizzato il terreno e lo ha preparato per l’impianto, mettendo a dimora 38 barbatelle di sangiovese e malvasia del Lazio lo scorso gennaio. Le prime uve sono attese nel 2023. Naturalmente queste viti non possono essere considerate “cloni” di quelle antiche, sia per le inevitabili piccole varianti genetiche sopraggiunte nel corso dei secoli, sia perché la filossera ha gravemente depauperato il patrimonio genetico delle viti europee.

“Se tutte le piante fossero produttive avremmo quasi 200 kg di uva – prevede la dottoressa –  ma probabilmente ne otterremo molto meno. La disidratazione e i parassiti in questa prima delicata fase sono i nostri nemici più insidiosi. In ogni caso, l’Istituto Garibaldi ha piantato delle barbatelle identiche alle nostre per effettuare eventuali sostituzioni.” “Non abbiamo preso accordi precisi con nessuna cantina – continua – ma prevediamo una produzione di vino in parte sperimentale (il museo è un centro di archeologia sperimentale) e in parte tradizionale. La commercializzazione, vista la produzione attesa, è improbabile ma alla fine sarà il risultato a contare.”

L’attività didattica non si fermerà alla coltivazione delle uve e alla vinificazione: “Con gli studenti abbineremo visite in museo e approfondimenti tematici sul consumo e la produzione del vino e il ruolo sociale del banchetto. Le testimonianze delle fonti sono tarde, di epoca romana, e menzionano i vini prodotti in Etruria ma non specificano mai se si trattasse di produzioni “tradizionali” etrusche anche se, sinceramente, c’è una forte probabilità che lo fossero.”

Non ci sono dubbi invece sulle testimonianze materiali di questa produzione. “Sono moltissime – sottolinea la dottoressa Lecce – Esistono anfore vinarie etrusche che testimoniano la produzione di vino e anche la sua esportazione, perché sono state trovate in diversi centri del Mediterraneo e dell’Europa; per contro, anfore vinarie greche, fenicie, greco-orientali sono state trovate anche in Etruria: il mercato era vario e vivace. Inoltre l’uso è testimoniato dal vasellame da vino: anfore, brocche, coppe e tazze, crateri per miscelare perché questi popoli non bevevano vino puro ma allungato con acqua, spezie, resine e altre sostanze naturali.”

Il progetto, per completare un discorso storico inerente il museo, restituisce a Villa Giulia un elemento caratteristico della sua storia: nel Cinquecento la Villa, voluta da Papa Giulio III (1550-1555), era conosciuta come “Vigna Iulia“. Gli affreschi dell’Emiciclo già citati, ispirati ai vasti giardini che circondavano la Villa, mostrano ancora oggi un rigoglioso pergolato ricco di grappoli bianchi e neri, popolato da uccelli e creature mitologiche.