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Crisi energetica e cantine: materie prime alle stelle

E se domani il vostro vino preferito costasse una cifra proibitiva? E se quella stessa bottiglia, invece, non venisse più prodotta? E se ne facessero così poche da diventare praticamente irreperibili? Tanti se ma una certezza: la crisi economica continua a colpire il mondo del vino.

Continua il viaggio di oscarwine attraverso l’Italia per ascoltare la voce delle cantine, capire il momento e farlo raccontare ai suoi lettori dai diretti interessati. Oggi, attraverseremo l’Italia, nord centro e sud: Veneto, Emilia Romagna e Calabria. Tre zone distanti fra loro geograficamente, come tipologia di produzione e storia vitivinicola, ma avvicinate da un fattore: la crisi.

Luca Berti

Prima tappa nel veronese, base operativa di Jako Wine, giovane e interessante realtà diretta da Luca Berti: “Il tema dell’energia è importante. Per quanto riguarda una piccola cantina come la mia, questo problema ha un impatto relativo; da anni ci siamo dotati di impianti fotovoltaici sfruttando il vantaggio dell’autoproduzione. È chiaro che, a volte, questo non basta; per fare un esempio, quest’anno, col caldo, abbiamo dovuto utilizzare il nostro pozzo ma per aspirare acqua serve energia. L’energia prodotta viene assorbita anche dagli ‘acciai’ anche se, grazie a una gestione della temperatura con un sistema che raffredda a intermittenza, siamo riusciti a contenere il problema dei consumi. Gli aumenti che ci hanno maggiormente colpito in questo momento sono stati quelli delle materie prime, dei vetri, delle capsule, delle gabbiette. Non mi sento di aggiungere altro e non credo neanche ci siano soluzioni tanto per noi quanto per realtà più grandi.

Chiara Condello

Da Verona scendiamo a Predappio, in Emilia. Qui, Chiara Condello ha rivalorizzato il Sangiovese locale: ogni anno produce 30.000 bottiglie, distribuite in Italia e in altri 30 paesi. Con la crisi, come va? “L’aumento delle materie prime è stato vertiginoso: dalle bottiglie ai tappi, passando per la carta, un trend partito mesi fa e scresciuto esponenzialmente. C’è un problema di reperibilità, la gestione degli acquisti deve così essere organizzata molto bene e con un ampio margine di anticipo: ci vuole tanta pianificazione, organizzandosi bene si può fare tutto. L’approvvigionamento può essere gestito ammesso che in cantina ci siano gli spazi per stoccare il materiale perché anche questa è una criticità. Dal lato costi purtroppo non si può fare niente: energia, gasolio agricolo, prodotti di campagna e trattamenti hanno registrato un incremento dei prezzi che influenza il settore che, fortunatamente, sta tenendo dal punto di vista delle vendite. Il consumatore si è abituato, per certi vini di fascia alta, a un aumento della spesa e per me, produttrice che lavora in questo segmento, le vendite non sono cambiate; per chi vende a prezzi più bassi, facendo di questo un’arma competitiva, il discorso sta cambiando in modo significativo.”

Danila Lento

Chiudiamo il nostro viaggio in Calabria, nella Doc Lamezia, dove ci attende Danila Lento che con la sorella Manuela gestisce un’azienda – Cantine Lento – che ha vigneti che si estendono su un’area bagnata da due mari. “Siamo un’azienda di produzione viticola e di trasformazione ed entrambi gli ambiti sono stati colpiti. Il caro gasolio è la prima cosa che salta all’occhio assieme alle bollette dell’acqua e quindi tutto quello che riguarda le irrigazioni, comprese quelle di soccorso che nell’ennesima annata siccitosa hanno pesato. Poi, i prezzi dei consumi sono schizzati alle stelle rendendo difficile la pianificazione di una parte del lavoro nei terreni. La problematica energetica ci porta in cantina; nel periodo della vendemmia abbiamo avuto i picchi dei consumi per le fermentazioni a temperatura controllata ed è facilmente immaginabile che le aziende vadano in affanno molto velocemente, perché i gruppi frigo hanno il maggior dispendio di corrente per controllare le fermentazioni dei bianchi e dei rossi: settembre e ottobre, due mesi di grande sofferenza. La problematica degli aumenti la ritroviamo nelle materie fredde: vetro, carta e cartone hanno subito incrementi impressionanti e sono anche diventati introvabili, con prezziari che cambiano da un mese all’altro senza alcun tipo di contratto o accordo che valga. Tutto questo, alla lunga, si riverserà anche sui nostri listini; stiamo cercando di assorbire i costi per evitare una ricaduta sui consumatori finali ma non so per quanto ci riusciremo. Tutto questo, purtroppo, accade in una fase in cui il mercato si stava risvegliando dopo la pandemia, in cui la vita sociale è stata sacrificata e che, finalmente, dava segni di ripresa con riaperture e voglia di vivere. Invece, questi aumenti porteranno probabilmente a una nuova contrazione dei consumi.”