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Con Centinaio il vino riparte dal Senato

Gian Marco Centinaio, ex sottosegretario alle politiche agricole alimentari e forestali (e prima ministro), fresco eletto vicepresidente del Senato della Repubblica Italiana, ha dato l’addio al Mipaaf. È la fine di un proficuo rapporto con l’agroalimentare o, come recita il detto, “chiusa una porta si è spalancato un portone”? Abbiamo intervistato il senatore che ha tracciato un consuntivo della sua esperienza al ministero e parlato di futuro.

Senatore, qual è il bilancio della sua attività al Mipaaf?
Sono convinto che si poteva fare di più, è sempre possibile. Se penso al lavoro svolto prima da ministro e poi da sottosegretario, il bilancio è positivo e lo dico anche alla luce del fatto che non è Gian Marco ad affermarlo ma tutto il mondo dell’agroalimentare che, quando si doveva scegliere il nuovo ministro del Mipaaf ha tifato per me. Se fossi stato inefficiente o inefficace, non ci sarebbe stato questo sostegno.

Il risultato più importante raggiunto al Mipaaf?
Aver iniziato il percorso che ci ha permesso di raggiungere l’obiettivo dei 25 milioni di euro di finanziamento sul vino, innescando così un processo di valorizzazione e promozione delle nostre eccellenze. A livello mediatico, invece, nella precedente legislatura si è parlato molto di Made in Italy nel solco di un lavoro iniziato da Maurizio Martina e proseguito con me.”

Il momento più difficile?
La caduta del governo Conte perché avevamo lasciato a metà tutto il lavoro del ministero. Poi ci sono state la trattativa in Sardegna, quando i pastori erano in rivolta per il prezzo del latte per il pecorino, e la discussione con il mondo pugliese che non ha compreso che Centinaio non faceva la guerra alla Xylella perché voleva andare sui giornali ma per cercare di salvare un’economia. Purtroppo, la Xylella è ancora lì e avanza di troppi chilometri all’anno. È un mio rimpianto.

Parliamo di vino…
È il settore nel quale si sono ottenuti più risultati e che mi ha visto molto coinvolto perché ritengo il vino l’ambasciatore del nostro paese, non solo per l’agroalimentare ma anche per il territorio. La firma sull’enoturismo è stata un gran risultato.”

L’Europa continua a mettere i bastoni fra le ruote all’Italia. Lei ha ottenuto un grandissimo risultato, grazie all’alleanza con Spagna e paesi dell’Est, fermando gli avvisi sanitari sulle etichette dei vini. Rimane la questione irlandese che ha messo in discussione qualcosa di cui non avremmo più dovuto sentir parlare.
A causa dell’Irlanda, il discorso si potrebbe riaprire ed è per questa ragione che l’Italia deve fare un grandissimo lavoro di diplomazia in Europa, dove bisogna andare non solo il giorno del consiglio ma anche il resto della settimana per tessere rapporti, costruire alleanze. Io e il mio staff ci siamo dedicati a questo ma la battaglia non è finita perché, come hai giustamente sottolineato, bisogna evitare che l’isola di smeraldo ci faccia fare passi indietro sul tema.”

Veniamo al conflitto ucraino. In Italia, il settore vitivinicolo ha registrato una serie di aumenti, in alcuni casi non riconducibili alla guerra. Come aiutare le cantine? Alcune temono di chiudere nel 2023.
Bisogna lavorare per dare aiuti concreti, soprattutto economici. Negli scorsi anni, le cantine, i vignaioli, tutti i protagonisti del settore sapevano di avere al ministero degli alleati. Alleato significa ascoltare e realizzare le richieste che arrivano dal settore, uno tra i più concreti dell’agroalimentare italiano: questa gente ha dei progetti, non chiede tanto per avere un contributo fine a sé stesso.”

Da vicepresidente del Senato, come potrebbe aiutare il mondo del vino?
Dal Senato passano tutte le proposte di legge, i decreti ma soprattutto gli emendamenti. Ministero a parte, il parlamento deve iniziare a conoscere meglio questo settore. Al ministero lavoravo sulla parte esecutiva dei decreti, ora sarò più coinvolto nella fase legislativa.”

Quale obiettivo vorrebbe veder realizzato a breve?
C’è il decreto etichettature, una priorità.

A proposito di etichette, bisognerebbe affrontare seriamente la questione di quelle per i non vedenti.
Etichette complete per aiutare i non vedenti è un progetto che dovrebbe coinvolgere più ministeri, sicuramente un tema sul quale sedersi e mettersi al lavoro, soprattutto per l’aspetto legislativo.”