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Health warnings e vino: l’opinione degli esperti

Come è stata accolta la notizia dell’Europa che ha concesso all’Irlanda di inserire avvertenze sanitarie sulle bottiglie di birra e superalcolici ma soprattutto sulle etichette del vino? Ne abbiamo parlato con il titolare di un cantina, un enologo, un’esperta di vini, un ristoratore e un politico, cinque punti di vista che abbracciano il mondo del vino italiano.

Alberto Anguissola

Iniziamo da Alberto Anguissola, classe 1969, titolare in Val Trebbia della cantina Casè, una realtà profondamente legata al discorso dei prodotti biologici e naturali: “Quella irlandese mi sembra una decisione poco sensata. Personalmente mi ritrovo nelle parole di Lorenzo Cesconi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che ha sottolineato come il tema della salute e dei consumi alimentari non vada affrontato con il “terrorismo” e il proibizionismo, distinguendo il vino dalle altre bevande alcoliche. Negli Stati Uniti ci sono degli avvisi per le donne in stato interessante ma sono inviti a un consumo moderato. Per quanto mi riguarda, Casè produce vino che oltre ad essere biologico è senza additivi, al massimo trovi un po’ di solforosa che si produce durante la fermentazione. Ecco, sarebbe interessante leggere sulle etichette del vino tutti gli ingredienti utilizzati come l’acido tartarico ma a molti non piacerebbe…” “Sono assolutamente d’accordo – continua Anguissola – a una comunicazione riguardo la moderazione nel consumo e il non mettersi alla guida dopo aver bevuto ma non a questi health warnings. Il governo irlandese invece non fa una distinzione fra quello che è il consumo responsabile e l’abuso. Adesso cosa dovremmo fare? Mettere avvisi su tutti i cibi e le bevande zuccherate oppure sui salumi, le patatine o altri alimenti che, in caso di abuso, fanno male alla salute? Ci vuole equilibrio.

Michele Zanardo

Passiamo a un tecnico, Michele Zanardo, vicepresidente del Comitato Nazionale Vini DOP ed IGP, enologo e professore a contratto di legislazione vitivinicola presso l’Università di Padova: “Che l’alcol possa creare disagi all’organismo è cosa nota da tempo. Essere perentori, utilizzando avvisi che spaventano le persone, senza considerare quelli che possono essere i contraccolpi sulle economie che vivono col il vino, è fuori luogo. Piuttosto, si dovrebbe investire su una comunicazione corretta sul bere responsabile e sugli effetti che, in qualche modo, può avere un consumo moderato di alcol e soprattutto di vini di qualità.

Carlotta Salvini

Esprime forti dubbi anche Carlotta Salvini, wine educator, miglior sommelier Fisar 2019 e influencer con 17mila follower su Instagram: “Si potrebbe creare un precedente pericoloso che rischierebbe di aprire la strada ad altri paesi europei nella direzione irlandese, in particolare quelli del nord del continente. La lotta all’alcolismo va affrontata con altre leve: l’educazione al consumo, la cultura, non dei “pittogrammi” o avvisi in etichetta. Fortunatamente, alcuni problemi in Italia sono minimi perché la tradizione della cultura vinicola è profondamente radicata e di conseguenza la quasi totalità dei consumatori ha un approccio moderato e consapevole, perché riconosce il valore e il significato di degustare un vino.

Andrea dell’Omo con sua madre

Ecco la voce di un ristoratore, Andrea dell’Omo, titolare di Mamma Angelina, storico locare del quartiere Trieste Salario a Roma: “Quella irlandese è un’iniziativa che di sicuro non favorisce il consumo. Tuttavia credo sia necessario fare dei distinguo. Ci sono dei locali frequentati da una determinata tipologia di clientela che beve moderatamente e sceglie la qualità: queste persone continueranno comunque nel loro consumo e il ristorante proseguirà nel vendere le stesse bottiglie. Diverso il discoro per quei posti dove si fa quantità, che potrebbero avere un contraccolpo da uno scenario simile a quello irlandese.”

Marco Cerreto

Chiudiamo con la politica. Cosa pensa l’onorevole Marco Cerreto, componente della Commissione agricoltura alla Camera? “La ‘non decisione’ dell’Unione Europea sulla etichettatura di nocività del vino e di altri alcolici, che costringe a recepire una richiesta dell’Irlanda per la regola del silenzio assenso, è scandalosa e, tra l’altro, va in direzione contraria rispetto a quanto era stato votato dal Parlamento Europeo qualche mese fa. Come hanno annunciato anche molte associazioni di categoria, questa decisione sarà decisamente penalizzante per tutta la filiera. il vino è uno dei settori più prestigiosi del Made in Italy ed è un comparto di grande qualità composto da piccole e medie imprese agricole che danno lavoro, compreso l’indotto, a centinaia di migliaia di persone. Un orgoglio nazionale che non possiamo rischiare di mandare in crisi.