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Isola di Pasqua, misteri, moai e…vigneti

È uno degli insediamenti abitati più isolati del mondo e presto potrebbe anche diventare il vigneto più isolato del pianeta.

Sull’Isola di Pasqua, due ettari di terreno sono stati recentemente destinati alla viticultura: settemila piante equamente divise tra Chardonnay e Pinot Nero che, in altre parti del mondo, ha dato ottimi risultati coltivato su terreno vulcanico.

Rano Kau

Oltre ai moai, i 638 giganteschi volti di pietra che punteggiano l’isola, Rapa Nui è celebre per i suoi quattro vulcani: Poike, Rano Raraku, Terevaka e Rano Kau. Nel cratere di quest’ultimo – a nord del quale, nella zona di Pu Ika ta’e Hape, è iniziata la coltivazione di uva – l’enologo Alvaro Arriagada, una delle menti del progetto, ha trovato campioni di vigneti selvatici piantati qui dai francesi provenienti da Tahiti nel 1800, probabilmente per proteggerli dal vento, e sopravvissuti, visto il difficile accesso all’area, al bestiame allevato in zona: “Abbiamo trovato 300 piante, alcune producevano addirittura uva. Abbiamo allestito un vivaio per valutare adattabilità e coltivazione. La prossima sfida sarà fare uno studio di ampelografia per scoprire quali sono le varietà isolane.”

Le viti locali si sono adattate nel corso del tempo, cresciute in una zona particolare, rimasta isolata e lontana da attività umane e animali. A questo punto, bisognerà vedere come cresceranno lo chardonnay e il pinot nero e soprattutto la loro reazione a un’area dalle caratteristiche  climatiche e pedologiche estreme.

Inoltre, come spiegato da Arriagada, c’è attesa per sapere se le ricerche ampelografiche dimostreranno l’esistenza di un vitigno finora sconosciuto al mondo.

Oltre ad Arriagada, il progetto vede la partecipazione del consulente enologico catalano Fernando Almeda Olle (lavora da anni in Cile), di Cristián Moreno Pakarati, storico dell’Universidad Católica del Cile, e di un esperto locale Poki Tane Haoa Hey.