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Madri Leone, il coraggio di fare vini…diversi

Quando si pensa a un vino pugliese, si immagina un prodotto opulento, ricco, corposo, un prodotto per “duri”. Lo si capisce già stappando una bottiglia di Primitivo o Nero di Troia e versandolo nel balloon (il solo bicchiere in grado di esaltarne le caratteristiche), mentre colora intensamente il vetro. Quando le stesse uve vengono lavorate in maniera diversa, offrendo loro una chance di manifestare in altro modo le loro proprietà, la musica cambia e se a farlo sono due giovani sorelle la curiosità non è solo donna…è “transgender”.

MARILIA E LINDA LEONE

Stiamo parlando di Madri Leone, cantina guidata da Linda e Marilia, due donne che nel rispetto della tradizione enologica di famiglia hanno offerto ai prodotti locali una coraggiosa alternativa di vinificazione, creando vini interessanti e, oseremmo dire, accattivanti.

Questa scelta si pone come un’ambiziosa sfida in un mondo che propone ogni giorno una sperimentazione nuova, un’offerta diversa, talvolta persino spudorate. Non ogni novità però, benché sostenuta dalla curiosità, regge poi il confronto con il vero giudice, la gente comune che sceglie un vino per accompagnare un piatto o godersi un aperitivo.

Abbiamo avuto modo di degustare i due nuovi vini che ampliano la proposta di Madri Leone: il Delia a.C. Bombino Bianco IGP Puglia 2020 e il Sanna Sulis Nero di Troia Rosato IGP Puglia 2020, entrambi dedicati a due importanti figure femminili del passato, come da tradizione della cantina pugliese.

Delia, considerata la prima mamma della storia, è il nome che fu dato agli antichi resti (datati 28.000 anni fa) di una donna rinvenuta con il suo feto in grembo in una grotta vicino Ostuni nel 1991. Il Delia a.C., che viene fermentato in acciaio e poi affinato 2-3 mesi con batonnage e un altro mese in bottiglia, è un vino bianco ben concepito, con una buona persistenza al naso e al palato; racchiude molte delle caratteristiche che si possono individuare in un bianco, dal floreale all’erbaceo passando attraverso frutta di stagione estiva, erbe aromatiche non prevalenti con una nota minerale finale che ne identifica il carattere.

Francesca Sanna Sulis visse invece ai primi del ‘700 a Quartuccio in Sardegna, dove si distinse come imprenditrice moderna e rivoluzionaria, disegnando e producendo sete diventate famose in tutto il mondo e dando la possibilità a numerose giovani dell’epoca di emanciparsi imparando un mestiere specializzato nei suoi laboratori. Ottenuto con la tecnica della vinificazione in bianco, il Sanna Sulis rosato è una creazione soave in grado di poter conquistare anche i più irriducibili scettici nei confronti di un prodotto così particolare. Fiori rossi primaverili e frutta rossa estiva matura rappresentano le caratteristiche più evidenti che culminano nella nota minerale con una sapidità ben definita; è un vino allegro, soave ed accattivante. La persistenza al palato fa capire da dove origina.

Gli insegnamenti ricevuti obbligano ad una proposta di abbinamento: a tavola l’uno può precedere l’altro se si opta per una spaghetto alle vongole veraci e un pescato all’acqua pazza. Fuori tavola possono entrambi spadroneggiare in un fantastico happy hour estivo in riva al mare, magari al tramonto.

Con l’augurio finale che Linda e Marilia possano continuare a concepire nuovi prodotti sfruttando l’inesauribile tesoro del loro territorio.