Sulle strade del Tour: la Loira

Il Tour oggi saluta la Bretagna con la quarta tappa, abbastanza corta: 150 chilometri da Redon, poco meno di 9.000 abitanti, per arrivare a Fougères, poco più di 20.000. Entrambe sono nel dipartimento dell’Ille-et-Vilaine. Si tratta della seconda frazione consecutiva dedicata ai velocisti. Domani, mercoledì, piccolo trasferimento per la prima delle due cronometro del Tour. Si andrà nella Regione Pays de la Loire (Dipartimento Mayenne). Partenza da un paesino di 6.000 abitanti, Changé, che da anni è punto d’arrivo della Boucles de la Mayenne, vinta da Andrea Pasqualon nel 2015.

POGAČAR (A DESTRA) E ROGLIC

Laval, città d’arrivo, è sede di tappa del Tour per la seconda volta: nel 1999 (partenza da Nantes) vinse in volata il belga Tom Steels, da dieci anni direttore sportivo della Deceuninck-Quick Step. Dal 2008 non c’era una frazione contro il tempo così lunga nella prima settimana del Tour: vedremo già un antipasto del derby sloveno tra Tadej Pogačar, vincitore del Tour 2020, e Primoz Roglic, secondo l’anno scorso e sorpassato proprio nella cronometro del penultimo giorno.

Giovedì si ricomincia con un’altra tappa riservata ai velocisti: da Tours a Châteauroux, 160 chilometri tutti nel dipartimento dell’Indre nella regione del Centro-Valle della Loira. È una tappa breve divisa in due parti da una piccola salita, tanto corta quanto ininfluente a metà percorso. Tours, 136.000 abitanti, è considerata il punto di partenza per visitare i castelli della Valle della Loira. Il Tour fece tappa qui per la prima volta nel 1955 con la vittoria del belga Jean Brankart che chiuse quel Giro di Francia al secondo posto dietro Louison Bobet. Negli ultimi tre arrivi di tappa, qui hanno vinto Leon Van Bon nel 2000, Tom Boonen nel 2005 e Marcel Kittel nel 2013. Tours nel ciclismo è anche famosa per la Parigi-Tours, corsa per velocisti, una delle classiche più antiche, nata nel 1896 e giunta alla 114ª edizione.

Châteauroux, 43.000 abitanti, ospita un arrivo del Tour per la quarta volta. Qui nel 1998 vinse Mario Cipollini (settimo dei dodici successi al Tour) ed è una città che Silvio Martinello non dimenticherà mai, perché nella stessa tappa si ruppe il bacino: frattura dell’ala iliaca destra. Il 1998 fu il Tour dello scandalo-doping con la squadra della Festina mandata a casa e della vittoria di Marco Pantani: la famosa doppietta Giro e Tour. Qui Mark Cavendish vinse due volte: nel 2008 (prima delle 30 vittorie al Tour) e nel 2011.


DISTESE DI FILARI TRA ACQUA E CASTELLI

La Valle della Loira è il vigneto più lungo di Francia e si snoda longitudinalmente dall’estuario del fiume sull’oceano Atlantico al confine con la Champagne e la Borgogna per ben 800 chilometri. La regione vanta oltre sessanta denominazioni tra vini bianchi, rosati e rossi nelle tre declinazioni secchi, morbidi e spumanti, anche se la sua celebrità è principalmente legata ai vini bianchi delle rinomate ‘appellations’ Sancerre e Pouilly-Fumé.

Dal punto di vista produttivo e stilistico viene abitualmente suddivisa in quattro zone – Pays Nantais, Anjou-Saumur, Touraine e Centre –, ciascuna delle quali è rispettivamente marcata da uno dei quattro vitigni che trovano qui la loro massima espressione mondiale: Melon de Bourgogne, Cabernet Franc, Chenin Blanc e Sauvignon Blanc. Andiamo alla scoperta delle principali caratteristiche di queste nobili varietà analizzando quattro etichette che ne sintetizzano le rispettive prodigiose potenzialità, esattamente nella sequenza temporale delle tappe del Tour in corso.

Si parte con il Muscadet Sevre et Maine Sur Lie Bio del Domaine des Sablons, un rinfrescante vino naturale dagli eterei sentori di mughetto, eucalipto, mela verde e bergamotto in cui la sapidità marina si coniuga felicemente alla mineralità silicea del locale terroir sabbioso. Il Saumur Champigny del Domaine Clos Rougeard è un vino complesso e molto minerale che si presenta al calice con un vestito rubino scarico sul quale volteggiano i classici profumi di peperone verde ed erbe officinali, abbelliti da note di frutta secca e rosa appassita. La struttura profonda ed equilibrata regala in bocca un sorso di eleganza irraggiungibile in omologhi di altri angoli del pianeta.

Ci spostiamo verso i favolosi castelli di Tours e Amboise, a metà strada dei quali il Domaine de la Taille aux Loups produce il Montlouis Sur Loire Les Hauts de Husseau, un bianco brillante e profondo, da vecchie vigne esposte a sud e coltivate da Jacky Blot secondo ferrei principi biodinamici. I vocati terreni calcarei ricoperti da sabbia silicea conferiscono al vino uno stupefacente registro minerale con nitidi aromi di iodio e pietra umida che affiancano i caratteristici sentori aromatici di fiori d’acacia, mela verde e limone. Nel finale lievemente amarognolo e salino compaiono anche note di muschio, cera d’api e spezie dolci che tendono a intensificarsi con l’invecchiamento.

Le uve sauvignon blanc allevate sulle colline argilloso-calcaree di Chavignol sviluppano nel Sancerre Les Baronnes di Henri Bourgeois tutta la potenza aromatica del vitigno più emblematico della vallata. Suadenti note di fiori primaverili, mela verde e pompelmo si palesano sul pallido abito giallo paglierino, sostenute da una tagliente verve minerale e da una corroborante venatura affumicata. In bocca è armoniosamente ricco e persistente, con un intenso sapore di pesca, frutta esotica e farina di castagne che ne esalta la fresca sapidità, tipica della denominazione.

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