Jaboulet-Aîné, il fascino senza tempo de La Chapelle

I vigneti dell’Hermitage si snodano sulla sponda sinistra del Rodano, poco più a nord della città di Valence, su un esiguo e scosceso fazzoletto di terra a cavallo dei comuni di Tain-l’Hermitage, Crozes-Hermitage e Larnage. Fatta eccezione per poche parcelle affacciate a sud-ovest, la maggior parte dei pendii è esposta a meridione e beneficia di splendida insolazione nel corso di tutta la giornata.

La geologia della ripida collina è stata scolpita dallo scontro tra il Massiccio Centrale e le Alpi, fenomeno che ha generato l’avvicendamento di ben quattro differenti tipologie di suolo, accumunate soltanto dal solido basamento di sabbie granitiche. La porzione occidentale che lambisce la riva del fiume, dove si concentrano i tre più celebri lieux-dits (Les Bessards, La Chapelle e L’Ermite), poggia su un accidentato terreno granitico, coperto di loess in altura, che si presta magnificamente all’allevamento della Syrah. Alcune zone particolarmente ripide sono addirittura rinforzate da muri di calcare per salvaguardare i filari da smottamenti e frane.

L’area superiore della sezione centrale presenta invece una superficie calcarea, ricca di silice e cosparsa di ciottoli arrotondati, mentre quella inferiore, modellata dall’erosione dei calanchi, scivola su più fertili suoli argillosi di natura alluvionale. Nel lungo settore orientale il calcare cede man mano il passo all’argilla, in vari punti ricoperta da ghiaioni sabbiosi, su pendenze più dolci che si prestano meglio alla coltivazione dei vitigni a bacca bianca.

Si suppone che la vite fosse qui coltivata dai fenici già nel 400 a.C., ma furono i romani a tappezzare di filari la collina, come attesta lo storico greco Strabone. I vini qui prodotti, forti di tali impareggiabili condizioni pedoclimatiche, erano già molto apprezzati a quell’epoca dove venivano catalogati con il titolo di “vini di Vienne”, esattamente come gli omologhi della più settentrionale Côte-Rôtie.

Dopo il parziale abbandono dell’attività vitivinicola negli anni bui del tardo medioevo, il suo rilancio in grande stile avviene nel 1224, anno in cui il cavaliere templare Henri Gaspard de Stérimberg, spossato e nauseato dalle Crociate albigesi, si ritira sulla collina di Tain – concessagli da Luigi VIII in segno di riconoscenza per i servigi offerti all’alleata Bianca di Castiglia, regina di Spagna – e sulla sua sommità fonda l’eremo dell’Ermitage. Ben presto altri reduci si uniscono a lui e la nuova comunità si dedica anima e corpo alla viticoltura, impiantando filari di Syrah su tutto lo sperone roccioso: nasce così il leggendario Hermitage, un vino destinato a successo incessante fino ai giorni nostri.

Il suo prestigio senza eguali resta intatto nel Rinascimento, tanto da diventare anche oggetto di imitazioni, come ben testimonia nel 1663 lo scrittore Boileau in questo divertente passaggio della sua operetta satirica Le repas ridicule: “uno sfacciato lacchè mi serve un rubicondo e polveroso rosso dell’Alvernia che, per elevarne il lignaggio, è stato spacciato da Grenet come vino dell’Hermitage, alla faccia del sapore terribilmente piatto, insipido e dolciastro”. Luigi XIII lo importò a corte dopo l’entusiasmante assaggio di un bicchiere durante una visita alla regione nel 1642 e il suo successore Luigi XIV regalò al sovrano d’Inghilterra Carlo II duecento botti di vino pregiato, tra cui diversi esemplari di Hermitage. Anche i Romanov se ne fecero spedire a Mosca e a San Pietroburgo parecchi barili in molteplici occasioni.

Tra il 1769 e il 1780 la superficie vitata venne per la prima volta classificata e suddivisa in sei grandi vigneti: La Chapelle e Muret sulla collina dell’Hermitage; Gervans, Erôme e Croses nell’adiacente area settentrionale; Mercurol, infine, nell’immediato entroterra. La fama dei vini è testimoniata anche nell’Ottocento dal giudizio entusiastico del celebre romanziere Alexandre Dumas e dal fatto che, nelle annate sfavorevoli in cui l’uva non raggiungeva un perfetto grado di maturazione, i grandi Chateaux bordolesi ricorrevano al taglio con i vini del Rodano e in qualche etichetta si poteva rintracciare la pregiata dicitura hermitagé, ovvero rinforzata con piccole percentuali del nobile Hermitage.

Fondata nel 1834 ai piedi della celebre collina dell’Hermitage da Antoine Jaboulet, la tenuta che ne ha conservato fino a oggi il suo cognome incarna la quintessenza di questa denominazione. Nel corso dell’Ottocento l’attività vitivinicola viene progressivamente sviluppata dapprima dai figli Paul e Henry, poi dai loro diretti discendenti che nel 1919 acquistano l’iconica Chapelle Saint-Christophe.

La lunga e fortunata storia di famiglia ha visto saldamente al timone dell’azienda per ben 44 vendemmie il primogenito di Paul, Louis, che lo ha ceduto solo nel 1977 (anno della sua scomparsa) al figlio Gérard e a suo cugino Michel. I primi decenni del dopoguerra vedono gli Hermitage imporsi a livello internazionale e la cuvée La Chapelle, forte del superlativo millesimo 1961 e dell’alone di leggenda che da sempre circonda il vigneto, entra di diritto nell’olimpo dei dieci migliori vini del pianeta.

La tenuta viene acquistata nel 2006 dalla famiglia Frey, già proprietaria dello Château de la Lagune a Bordeaux, dello Château Corton C in Borgogna e di 100 ettari in Champagne, coltivati per la rinomata Maison Billecart-Salmon. Da allora le redini della Paul Jaboulet Aîné passano nelle sapienti mani della talentuosa e appassionata enologa Caroline Frey che nel 2016 ottiene la certificazione biologica e, contestualmente, avvia il processo di transizione verso la viticoltura biodinamica. Appena tre anni dopo il suo arrivo, la nota rivista americana Wine Advocate sottolineava gli stupefacenti risultati del nuovo corso con queste parole: “Non c’è bisogno di ulteriori prove per attestare la formidabile inversione di tendenza che la proprietaria Caroline Frey ha impresso alla qualità dei vini nelle annate 2009 e 2010”.

CAROLINE FREY

A lei si deve l’introduzione di un innovativo approccio olistico a tutti i sistemi agricoli, incluse arature a cavallo o a mulo per arieggiare meglio i terreni, volto e preservare la biodiversità nel vigneto e a minimizzare l’utilizzo di diserbanti a scapito di fertilizzanti organici. Il lavoro svolto dalla sua squadra di collaboratori, sempre più chirurgico e mirato alla perfezione del risultato finale, si prefigge l’obiettivo di avvicendare la tradizionale esuberanza aromatica dei vini con una più moderna e verticale purezza espressiva.

Oggi la tenuta gestisce un favoloso patrimonio vitato di 125 ettari di impianti (109 coltivati in biodinamica, di cui 9 già in regime di biodiversità) con età media di oltre quarant’anni che occupano i lieux-dits più famosi della vallata settentrionale del fiume: Bessards, Le Méal, Roucoules, Greffieux, Mûrets, Les Dionnières, oltre al già citato La Chapelle. Dal 2023, i tre vini realizzati con le uve coltivate in quest’ultimo sono confluiti in una nuova compagine aziendale appositamente creata dalla famiglia Frey, il Domaine de la Chapelle, un esplicito omaggio – sia nel nome che nel perimetro vitato di pertinenza – alla leggendaria comunità religiosa del cavaliere Henri-Gaspard, al quale era già stata intitolata una di tali selezioni.

La Paul Jaboulet Ainé continua a dedicarsi all’Hermitage Maison Bleue che resta, pertanto, il fiore all’occhiello del portafoglio aziendale e ha esteso il proprio raggio d’azione al Rodano meridionale con l’acquisizione del Domaine de Terre Ferme a Châteauneuf du Pape, ampliando così la gamma con quattro pregiati vini dell’omonima denominazione, due bianchi e due rossi, oltre a un paio di espressive versioni dell’amabile Muscat de Beaumes-de-Venise.

I vini maturano nelle ottimali condizioni atmosferiche della moderna cantina Vineum di Châteauneuf-sur-Isère, progettata nel 2010 su vari livelli sotterranei che sfruttano la gravità in tutte le fasi dell’affinamento. Dopo la pressatura di grappoli interi senza fermentazione malolattica, quest’ultimo avviene sui lieviti utilizzando uova di cemento Nombot, grandi botti di rovere, barriques da 500 o 600 litri e tini troncoconici a seconda delle caratteristiche del vino e del millesimo. Nelle versioni più recenti Caroline ha optato per una significativa riduzione del legno e, su alcune etichette, anche del tempo di permanenza. Gli Hermitage vengono affinati circa dodici mesi per il 90% in botti di rovere (di cui 15% nuove) e per il restante 10% in uova di cemento; segue un riposo in bottiglia di un ulteriore semestre prima della loro commercializzazione.

I due Côtes-du-Rhône Parallèle 45, linea entry-level ideata negli anni Settanta da Louis Jaboulet, rappresentano ancor oggi i cavalli di battaglia della tenuta: il bianco sprigiona un esuberante bouquet di agrumi e ananas su un corpo teso e succoso, mentre il rosso accarezza naso e palato con golosi sentori di piccole bacche nere e pepe. I profumi e il sorso dell’Hermitage Le Chevalier de Sterimberg (Domaine de la Chapelle) rivelano la formidabile complessità e la raffinata ricchezza dei più fulgidi cavalli di razza: note di pera matura, mela cotogna, miele d’acacia, caramello e pietra focaia si sprigionano sul corpo caldo e strutturato, fine ed elegante, che aggiunge deliziosi sapori di frutta bianca e pasticceria, intrecciati a un persistente retrogusto minerale.

Il Crozes-Hermitage Domaine de Thalabert si conferma un rosso ampio, maturo e strutturato: la purezza del versatile ed esplosivo bouquet (frutti neri maturi, cuoio, pepe nero e macchia mediterranea) impreziosisce la materia soffice e cremosa, di succulenta persistenza finale. Carnoso e imponente, sostenuto da aristocratici tannini ben integrati nel corpo ricco e concentrato, l’Hermitage Maison Bleue sfodera una stoffa sopraffina che trova il suo punto di forza nell’ineccepibile connubio tra finezza aromatica e potenza strutturale.

Chiude in bellezza la batteria il mitico Hermitage La Chapelle Rouge del Domaine de la Chapelle, un fuoriclasse profondo e voluminoso quanto vellutato e avvolgente, capace di regalare emozioni che restano indelebilmente impresse nella memoria grazie al caleidoscopico effluvio di ribes nero, mora, ciliegia matura, tabacco, legno di cedro, pane abbrustolito, liquirizia, catrame e pepe nero. La gamma spazia su tutte le denominazioni comunali del Rodano settentrionale, dal rotondo e ammandorlato Condrieu Les Cassines al sapido e minerale Crozes-Hermitage Mule Blanche sul fronte dei bianchi, dallo schietto e floreale Saint-Joseph Domaine La Croix des Vignes al più articolato e polposo Côte-Rôtie Domaine des Pierrelles su quello dei rossi.

Una menzione speciale va infine al monumentale ed eclettico Hermitage La Chapelle Blanc del Domaine de la Chapelle, un vino prodotto in quantitativi limitatissimi dal formidabile equilibrio tra vivacità e morbidezza che gli assicura una prodigiosa e pirotecnica longevità.

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