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Monte Zovo, quattro generazioni di vini d’autore

Biodiversità e sostenibilità sono le parole chiave della filosofia della cantina Monte Zovo, che con i suoi vigneti (che arrivano a crescere fino a 900 metri di altezza) copre diverse aree del Veneto, per un totale di più di un milione di bottiglie prodotte ogni anno. Abbiamo parlato di questa ricchezza naturale e produttiva con uno dei responsabili dell’azienda, Mattia Cottini, anima comunicativa di Monte Zovo, che segue il marketing aziendale in tutta la sua complessità.

Parliamo della vostra cantina.
È una azienda familiare, nata nel 1925 grazie al mio bisnonno. Mio nonno Raffaello, negli anni Cinquanta, si specializzò nella viticultura. Era il periodo in cui iniziò il “fenomeno” dei vini nella Valpolicella e con esso una nuova cultura enologica. Noi ci siamo orientati sulla produzione, con la proprietà dei terreni come punto di forza. A mio nonno sono subentrati mio padre Diego e mio zio che poi, a fine anni ’90, hanno preso strade diverse: in quel momento è nata Monte Zovo. Da 12 anni, in azienda siamo entrati anche io e mio fratello, lui enologo, io specializzato nella commercializzazione dei vini, nel marketing e nella comunicazione. Poi c’è mamma che segue l’ospitalità e i rapporti istituzionali.

Monte Zovo si sviluppa su diverse aree e altitudini. Ci porti per mano in questa realtà?
Possediamo 140 ettari di vigneti, un vero e proprio patrimonio aziendale in termini di terroir ed espressione dei vini. Dalla Valpolicella, zona di origine della nostra famiglia, nel 1990 papà ha deciso di spostarsi verso una zona vergine, poco esplorata, alla ricerca di altitudine; Tregnago si localizza nell’area a nord est della città di Verona, in una zona collinare a un’altezza media di 550 metri dove produciamo vini Valpolicella di “alta collina”. La seconda tenuta è vicina al Garda nell’area di Caprino Veronese. Qui la biodiversità è la parola d’ordine: i vigneti si sviluppano intorno alla nostra cantina fra i 350 e i 900 metri, con un bellissimo affaccio sul lago. Poi c’è la Tenuta Le Civaie, 30 ettari vicino Sirmione dove produciamo il Lugana.

Quali sono i periodi di vendemmia in un’area di produzione così vasta e diversa per terroir, esposizione e vitigni?
La nostra vendemmia inizia ai primi di settembre e finisce a novembre inoltrato, con la raccolta delle uve sovramaturate sulle piante per produrre il Calinverno.

Hai menzionato Calinverno; parliamo del progetto che riguarda la Tenuta di Caprino.
È un’attività che valorizza quest’area, caratterizzata da un incredibile biodiversità: incontriamo rilievi morenici e terreni rocciosi mano a mano che saliamo di altitudine. Qui abbiamo intravisto la possibilità di puntare in particolare sui singoli vigneti, realizzando una collezione di cinque vini.

Quali?
Iniziamo da Wohlgemuth, un Pinot Grigio che nasce a 350 metri nella zona al confine tra Veneto e la Valle dell’Adige, zona di elezione di questo vitigno. Raccogliamo le uve nella seconda settimana di settembre e usiamo parzialmente le barriques per l’affinamento. È un vino che ricorda vagamente gli omologhi altoatesini per il suo stile: volevamo dimostrare che questo territorio può dare espressioni superiori alla media e ci siamo riusciti. Con l’Oltremonte, un Sauvignon, facciamo un salto di altitudine per arrivare fino a 900 metri sul Monte Baldo, sopra il Lago di Garda. L’affaccio sullo specchio d’acqua permette di avere escursione termica, altrimenti il clima sarebbe prettamente alpino. Per il veronese, è un’altezza estrema. Le uve vengono raccolte, refrigerate sul campo e trasportate in cantina dove fanno acciaio per mantenere l’integrità del vitigno.

Cambiamo colore.
Perfetto, passiamo al Phasianus, un rosato da uve corvina e corvinone cresciute nella stessa zona di produzione del Calinverno, il vino principe della tenuta, nato dall’idea di mio padre di puntare sulla sovramaturazione. La zona di produzione si estende in una fascia tra la Val d’Adige e il Lago di Garda; è una zona ventilata, con ricircolo d’aria e brezze costanti che tengono le vigne asciutte garantendo loro grande salubrità. È così che riusciamo a tenere l’uva sulle piante fino a novembre, ma l’agguato delle piogge è sempre dietro l’angolo e si corre sempre il rischio di dover saltare qualche annata. Fatto questo, prima di finire sugli scaffali, il vino trascorre 24 mesi in legno e 6 in bottiglia. È un concetto produttivo simile a quello dell’Amarone.

All’appello manca un vino.
Il Pinot Nero in purezza Crocevento. Parliamo di un’uva estranea al veronese, una coltivazione forzata. Le piante prosperano su un affaccio protetto dove l’influenza del lago è minore. La terza settimana di settembre si vendemmia e dopo 18 mesi in legno e 6 in bottiglia il nostro Pinot Nero è pronto da stappare.

Prima hai accennato a “Le Civaie”, dove producete il Lugana. Ci ha colpito molto la bottiglia.
Cerchiamo di caratterizzare ogni tenuta in modo identitario. La bottiglia è sicuramente importante e si rifà come concetto alla tradizione di queste zone, alla quale abbiamo accostato la scelta di questa particolare forma, per differenziarci, farla spiccare. Il vino? Il 70% arriva da viti che hanno oltre dieci anni, le più vecchie delle quali crescono in zona morenica, e il resto da vigneti di terreni pianeggianti, che regalano al vino sapidità e sentori agrumati.”

Veniamo al mercato. Come sono stati gli ultimi anni?
I vini di fascia alta hanno risentito meno della pandemia; a parte la prima fase del lockdown, il mercato è cresciuto e oggi registriamo un segno positivo a doppia cifra non solo sul 2020, ma anche sul 2019, un numero significativo. Da un punto di vista delle vendite siamo storicamente sbilanciati  verso l’estero, soprattutto Nord Europa e Canada; ora stiamo guardando anche all’interno dei confini nazionali, sempre con molta cautela perché il nostro mercato è particolare e vogliamo un prodotto distribuito in maniera controllata, razionale, in modo che sia garantito il giusto rapporto qualità/prezzo.

Un’anticipazione per il futuro.
È in arrivo uno spumante, un Durello 36 mesi che ci permetterà di entrare nel mondo delle bollicine e di completare la nostra gamma.