Report, una puntata sul vino che lascia perplessi

Ieri sera ho visto Report. Si parlava di vino e mi è sembrato corretto seguire la trasmissione, soprattutto dopo le polemiche dei giorni scorsi: preferisco ascoltare e poi giudicare.

Credo nelle inchieste giornalistiche, è doveroso che si facciano ma quella di ieri, alla fine della fiera, è stato solo un racconto parziale di qualche situazione, non una rappresentazione dell’intero settore – e non c’è stato nemmeno un tentativo di farlo da parte della trasmissione – e uno spot più o meno involontario per i vini naturali che, visto il contesto in cui sono stati inseriti, hanno dato l’impressione di essere il bene contro il male.

Riguardo le cantine citate nel servizio, il conduttore Sigfrido Ranucci ha letto la loro risposta alle richieste di chiarimento di Report. Se ci saranno strascichi di qualche tipo, lo sapremo nelle prossime settimane.

Sorvoliamo sul ping pong con il Ministro Lollobrigida ma lascia perplessi una frase del conduttore: “Vogliamo gratificare e valorizzare quei viticoltori che hanno rinunciato all’avidità ancestrale in nome del rispetto della natura”, un’affermazione (più che altro una premessa alla seconda parte del servizio) che ha fatto pensare a una simpatia/sbilanciamento verso i vini naturali, mentre da una trasmissione d’inchiesta come Report ci si aspetterebbe più equilibrio nei giudizi.

Non credo che la trasmissione di ieri cambierà l’opinione generale della gente verso il vino o avrà come conseguenze crolli delle vendite e sommosse contro i produttori, ma non si può nemmeno dire “molto rumore per nulla”, perché Report rimane la trasmissione televisiva investigativa per eccellenza. Vedremo cosa uscirà sui social, cartina di tornasole di una buona parte di pubblico.

Piuttosto si apre una parentesi interessante su come comunica oggi il mondo del vino. Il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, intervistato da Report, ha ribattuto punto su punto ad alcune domande: ha comunicato, ha spiegato, ha insegnato qualcosa sul vino e ha difeso il settore.

Nelle cantine dovrebbero esserci delle figure che si dedicano alla comunicazione per controbattere eventuali accuse al settore, gestire i social in maniera corretta e iniziare a fare cultura sul vino che, paradossalmente, manca in uno dei Paesi più importanti al mondo nel settore.

Cosa ci è rimasto di ieri? La voglia di approfondire alcuni temi, spiegarli ai nostri lettori, intervistare e fare cultura. Dal terroir alla presunta omologazione del vino, passando per i lieviti, la “ghettizzazione” dei vini naturali, la chimica in vigna e le commissioni di selezione, ci sono diversi punti che meritano approfondimenti e chiarimenti.

Rimanete in ascolto.

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