Protesta dei trattori: cosa dice il mondo del vino?

La protesta dei trattori piace alla gente. Inutile affermare il contrario. Condivisioni dei video dalle autostrade, meme, pubblicazione di comunicati e articoli: il popolo sovrano ha sostenuto il settore sui social.

ALESSIO DURAZZI

C’è anche da dire che molti non conoscono davvero le problematiche dietro alla manifestazione che va avanti da settimane ma la approvano solo per empatia, qualcuno ci vede tentativi di ottenere visibilità da chi magari si candiderà alle prossime elezioni europee, e altri ancora non provano interesse verso questo argomento: tanto sullo scaffale del supermercato qualcosa si troverà sempre.

Siamo andati a parlare con la parte di questo mondo legata al vino, per conoscere le posizioni di chi vive l’agricoltura in questo comparto.

Partiamo dal centro Italia, dove abbiamo incontrato Alessio Durazzi, direttore del Consorzio Tutela Morellino di Scansano DOCG: “L’argomento è ovviamente molto complesso ed è difficile sintetizzare un pensiero su un tema così sfaccettato. Ritengo, comunque, che questa protesta nasca in un periodo di grandi tensioni, determinate in parte dai fenomeni inflattivi causati dalle crisi internazionali, dall’altra legati ad una normativa europea, in alcuni casi estremamente restrittiva, che penalizza la competitività degli agricoltori. Ci auguriamo che questa situazione si risolva in modo rapido ed equo, trovando un accordo tra istituzioni e aziende agricole che tuteli gli interessi della categoria.”

PAOLO IPPOLITO

Scendiamo al sud per sentire il parere di Paolo Ippolito, consigliere del Consorzio Cirò e Melissa e vicepresidente della cantina Ippolito 1845: “Una tempesta perfetta che si è abbattuta sulla Comunità Europea, partita dalla Germania e, in maniera pacifica, allargata a tutto il vecchio continente. È la risposta a una “ecologia punitiva” del nuovo green deal, considerata eccessivamente severa da tutto il mondo agricolo, che lamenta una certa distanza da parte dell’Europa nei confronti delle proprie esigenze. Tempesta perfetta perché ha colpito contemporaneamente ovunque e, al tempo stesso, con rivendicazioni differenti, perché ognuno ognuno ha problemi diversi, a dimostrazione che le politiche comunitarie devono tener presente che le esigenze cambiano a seconda di dove si coltiva e non si può mettere tutto nello stesso calderone.”

Andiamo a caricare – continua Ippolito – un settore strategico come l’agricoltura di tutta una serie di controlli da una parte e poi immettiamo materie prime da altri Stati che non hanno le nostre stesse regolamentazioni e non devono attenersi al loro rispetto. Servono tavoli di lavoro, bisogna creare delle micro aree all’interno delle quali poter adottare norme utili per quelle zone. La merce si muove velocemente per il mondo, ogni nazione/continente ha le sue regole e, diciamolo, gira di tutto: bisogna premiare la qualità e tutelare il Made in Italy.

LORENZO CESCONI

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Lorenzo Cesconi, presidente FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti: “Se vogliamo ricondurre tutto al peccato originale, bisogna parlare del Green deal. Non metti in campo un progetto molto ambizioso, quasi rivoluzionario, quando manca il programma per arrivare al raggiungimento degli obiettivi; io posso prefiggermi di salire in cima all’Everest, ma se non ho la preparazione adeguata non arrivo neanche al primo campo base. Se pensiamo al nostro paese e al vino, l’Italia penso incontri maggiori difficoltà rispetto ad altri Paesi per il fatto che abbiamo bottiglie con un forte valore di tradizione e qualità. Potrebbe essere l’occasione per rivedere i disciplinari, lavorare sugli aspetti qualitativi delle produzioni, ma se si parla di sostenibilità non si possono concedere agevolazioni sul gasolio agricolo a chi ha attività che utilizzano combustibili fossili. Il problema è che non ci sono alternative, perché un trattore agricolo elettrico non avrebbe l’autonomia per lavorare. Bisogna, quindi, puntare prima di tutto sulla transizione ecologica: nessuno potrebbe dirsi in disaccordo.”

Andrebbe bene anche ridurre gli agrofarmaci – conclude Cesconi – ma non si possono introdurre in loro sostituzione tecnologie che snaturino o cambino il prodotto, sdoganare una modifica genetica delle uve per esempio. Personalmente, sono per una riforma ponderata, progressiva e che tuteli la qualità: meglio i piccoli passi di una rivoluzione incontrollata. Riguardo i guadagni, se pensi a un produttore di uva non sempre questo ha quella soddisfazione economica che gli consente di lavorare serenamente, fare investimenti, dare prospettiva alle prossime generazioni: non si può dire che la viticoltura se la passi meglio in senso generale degli agricoltori, tolta qualche situazione straordinaria. Ci sono molti vecchi, pochi giovani, le persone interessate a questo lavoro latitano e, peggiorando le condizioni economiche e senza sgravi fiscali: servirebbe un piano per garantire maggiori introiti alla base e rivedere le catene distributive che, secondo, numerose indagini, mangiano gran parte della marginalità che spetterebbe anche agli agricoltori. Non si può produrre tanto a un prezzo troppo basso: l’Italia dovrebbe giocare la partita dei prodotti di qualità che possono garantire margini più agli agricoltori. La sfida è questa.

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