Sette nuove varietà resistenti per la Glera del futuro
Sette nuove varietà resistenti, discendenti dalla Glera, pronte a rafforzare le prospettive del prodotto simbolo dell’export vitivinicolo italiano: il Prosecco Doc e Docg. Sono state presentate ufficialmente giovedì 29 gennaio durante l’evento “La Glera del futuro”, organizzato da VCR – Vivai Cooperativi Rauscedo presso il VCR Research Center di Rauscedo (PN), davanti a oltre 200 tra produttori, tecnici, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni.
Le varietà presentate appartengono alla famiglia dei Piwi, resistenti alle principali malattie fungine della vite come peronospora e oidio. Quattro di queste varietà nascono dal programma di miglioramento genetico autonomo di VCR e sono in fase avanzata di iscrizione al Registro varietale nazionale, con disponibilità prevista tra febbraio 2026 e fine 2027. Le altre tre derivano dall’attività di ricerca del CREA Viticoltura Enologia di Conegliano (TV) e saranno disponibili a partire dalla fine del 2027.

Un momento importante per fare il punto non solo sugli aspetti più tecnici, ma anche su attualità, scenari futuri e tendenze del mercato, grazie anche alla presenza dei Consorzi Prosecco DOC, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Asolo Montello DOCG e Colli Euganei DOCG, che tutelano il più esteso sistema vitivinicolo a denominazione d’Italia, un territorio che si estende “da Trieste in giù”, abbracciando tutto il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto fino alla provincia di Padova.
“Disporre di una gamma di varietà resistenti — ha spiegato Yuri Zambon, direttore di VCR — significa poter rispondere alle diverse esigenze dei territori e alle differenti espressioni enologiche, mantenendo al centro l’identità della Glera”. “Le varietà resistenti — ha sottolineato Denis Pantini di Nomisma — rappresentano una risposta concreta alla crescente domanda di sostenibilità e leggerezza espressa dalle nuove generazioni di consumatori in tutto il mondo”.
Il loro utilizzo consente infatti di ridurre in modo significativo l’impiego di agrofarmaci, soprattutto in prossimità dei centri abitati, migliorando il rapporto tra viticoltura, ambiente e comunità. Le nuove varietà offrono inoltre una risposta concreta alle criticità legate al cambiamento climatico e rappresentano un potente fattore di innovazione e valorizzazione per l’immagine delle denominazioni.
“Meno input, migliori output — ha aggiunto Riccardo Velasco, direttore del CREA VE —. Oggi il miglioramento genetico, insieme alla digitalizzazione e a una difesa fitosanitaria meno impattante, è la strada più efficace per coniugare le esigenze produttive con la tutela della salute e dell’ambiente”. “Queste non sono varietà alternative alla Glera — ha affermato Diego Tomasi, direttore del Consorzio Conegliano Valdobbiadene DOCG —. Sono la Glera che si adatta al futuro”.
“Se vogliamo difendere paesaggi unici dove il vigneto è protagonista — ha aggiunto Michele Noal, presidente del Consorzio Tutela Vini Asolo Montello — dobbiamo permettere alla Glera di difendersi”. “Il nostro territorio — ha evidenziato Gianluca Carraro per il Consorzio Tutela Vini Colli Euagnei — è sostenibilità reale, non dichiarata. Le varietà resistenti sono lo strumento più coerente per mantenere questa promessa”.
Le caratteristiche enologiche e sensoriali delle nuove varietà rispondono a diverse esigenze produttive:
- Glera-R-VCR-2: accumulo zuccherino, acidità, complessità aromatica
- Glera-R-VCR-4: acidità, freschezza, sapidità
- Glera-R-VCR-5: massima tipicità varietale
- VCR-15-1-1-99: acidità e intensità aromatica
- VE 7_3_8 (Glaurum), VE 09_11_02, VE 13_04_05: produttività, freschezza, flessibilità enologica
Tutte sono caratterizzate da resistenza poligenica elevata a peronospora e oidio.
“Qui al VCR Research Center — ha dichiarato Alessandro Leon, presidente di VCR — non presentiamo un’idea, ma qualcosa che nei nostri campi esiste già da oltre cinque anni: un’opportunità concreta di sostenibilità, qualità e innovazione al servizio della vitivinicoltura italiana”.
“La Glera del futuro esiste già. Ora deve poter esistere anche nelle regole – commenta il direttore Zambon – Oggi l’Italia è l’unico Paese europeo a non consentire l’impiego delle varietà resistenti nelle DOC, a causa del vincolo previsto dall’art. 33 comma 6 del Testo Unico della vite e del vino. Un limite normativo, sul quale Parlamento e Governo hanno avviato un percorso di revisione. La forte presenza e attenzione dimostrata dalle istituzioni a Rauscedo lascia ben sperare in un aggiornamento normativo coerente con l’evoluzione della ricerca, delle esigenze ambientali e delle aspettative del mercato”.
