denise cosentino

Storie di donne: Denise Cosentino

Denise Cosentino, 36enne di origini calabresi, è l’enologa di Ornellaia. Avrete letto questa frase alla noia. La notizia qual è? Non c’è. Troverete invece la storia, a cavallo fra più continenti, di una donna cresciuta professionalmente che ha saputo conquistare la fiducia del mondo del vino, tagliando prestigiosi traguardi e che pensiamo ispirerà molte ragazze, dando loro fiducia.

denise cosentinoDenise, cosa sognavi di fare da bambina e cosa ti ha spinto a scegliere questo lavoro?
Da bambina mi affascinavano i mondi lontani, i profumi nuovi, le storie nascoste nelle cose, nonché la natura con i suoi ritmi e la sua bellezza. Sono cresciuta in un piccolo paesino immerso fra le colline e ho scoperto il vino fin da piccola, quando andavo a vendemmiare con mio nonno in Calabria. Ho conosciuto il vino come elemento della terra, della tradizione e della tavola quotidiana. Quando è stato il momento di scegliere cosa fare da grande ho capito che questo sarebbe potuto essere il mio modo di esplorare e di connettermi con la natura. Lì è scattato tutto. L’enologia per me è sempre stata un ponte tra scienza e arte, tra natura e cultura.”

In molti ambienti non pagano i giovani con la scusa dell’età e della poca esperienza. Per te come è stata la gavetta?
“La mia gavetta è iniziata ai tempi dell’università con i primi stage in vendemmia in Toscana e, in seguito, con esperienze all’estero. È stata dura, come per tanti altri. Ho lavorato molto, spesso con contratti fragili o compensi simbolici, ma non mi sono mai lasciata scoraggiare: mi sono imposta attraverso lo studio, l’etica e i risultati.”

Sei stata la prima donna enologa italiana in Cina. Qual è la cultura del vino nel paese asiatico?
Affascinante e in rapidissima evoluzione. Sono appena tornata da Macao, dove mi hanno invitata come giudice internazionale in una degustazione di vini cinesi. Ed è sorprendente quanto, negli ultimi anni, le aziende cinesi abbiano saputo rivedere un modello produttivo basato sulla produzione di vini ‘classici’ aprendosi a nuovi stili, nuovi metodi di vinificazione e nuove varietà. Oggi, il panorama vitivinicolo cinese spazia dagli spumanti agli orange wines, dall’utilizzo di varietà internazionali a quelle ibride. In Cina il vino non è soltanto una bevanda: è un simbolo di status, cultura, e modernità. C’è enorme curiosità, grande desiderio di imparare e un rispetto quasi reverenziale per chi porta conoscenza dall’Europa.”

Parliamo di rapporti umani. La Cina è uno tra i paesi dove la disparità di genere è più marcata. Come ti sei trovata? Cosa hai notato? Ci sono luoghi comuni che vorresti sfatare?
Ho trovato dinamiche di genere complesse, questo sì. Essere donna e per di più giovane significava partire sempre un po’ più in basso nella percezione iniziale ma, una volta dimostrata la mia competenza, il rispetto si è fatto sentire forte e chiaro. Il luogo comune da sfatare? Che la Cina sia chiusa o ostile verso le professioniste straniere: non è così. C’è curiosità, pragmatismo e una grande capacità di valutare il talento al di là delle etichette.”

denise cosentino

In Italia, invece, come sono considerate le donne?
L’Italia sta facendo passi avanti importanti. Le donne nel vino sono oggi sempre più un riferimento: enologhe, agronome, comunicatrici. La verità è che dobbiamo ancora liberarci da vecchi retaggi: il merito non sempre viene riconosciuto con la stessa immediatezza rispetto ai colleghi uomini. La strada è tracciata, però, ed è una strada che porta sempre più lontano.”

Molte tue colleghe del mondo del vino ci hanno raccontato di atteggiamenti eccessivi o molestie. Hai mai dovuto affrontare situazioni del genere?
“Per mia fortuna, non ho mai vissuto episodi estremi ma paternalismi e battute fuori luogo…quelli sì. Penso sia corretto non sottovalutare certi atteggiamenti e reagire sempre con fermezza e professionalità. Oggi, uso la mia posizione per creare ambienti di lavoro in cui il rispetto per la persona e il lavoro altrui, a prescindere dal sesso, sia al primo posto e dove nessuna ragazza debba sentirsi a disagio.”

Veniamo a Ornellaia. Ci racconti del tuo arrivo in azienda?
Dopo tante importanti esperienze internazionali, fra Italia, Francia, Germania, Nuova Zelanda e Cina, dove ho ricoperto il ruolo di direttrice tecnica per una delle più prestigiose realtà del paese nella produzione di fines wines, l’azienda Long Dai del gruppo DBR-Lafite Rothschild, ho scelto di portare la mia filosofia produttiva ad Ornellaia. La precisione per i dettagli e il focus imprescindibile sull’altissima qualità sono il filo conduttore che animano il mio lavoro. Sono arrivata in azienda in una fase di transizione importante: inserirmi nelle dinamiche produttive e costruire relazioni solide con i collaboratori in cantina sono stati fra le mie priorità. Arrivare a Ornellaia significa trovarsi al centro di un team di livello mondiale, dove ogni dettaglio conta e ogni gesto è parte di un’opera d’arte collettiva.”

denise cosentinoQual è stata la tua più grande soddisfazione professionale qui?
“Essere riuscita a prendere le redini della cantina in maniera efficiente e agevole, ottenendo così la fiducia della mia squadra di lavoro. A breve usciranno i primi vini dell’annata su cui ho messo davvero la mia impronta a partire dalla vinificazione, in cui la mia visone, il mio lavoro sono diventati parte della storia di questa cantina. Sono certa che le soddisfazioni anche in tal senso non tarderanno ad arrivare.”

Molte ragazze desiderano diventare enologhe. Cosa consigli?
Non trattenere la propria ambizione, studiare tanto, osservare ancora di più e non aver paura di sporcarsi le mani. L’enologia è fatta di intuizione, ma soprattutto di fatica quotidiana. E soprattutto: cercate maestre, non solo maestri. Le donne nel vino sono una risorsa straordinaria.”

La Calabria sta crescendo. Cosa manca per il salto di qualità definitivo?
La Calabria è una terra bellissima, la materia prima è straordinaria, il patrimonio umano pure. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un aumento della qualità e a una ricerca stilistica eccezionale. Per proseguire servono continuità, visione condivisa, investimenti sempre più coraggiosi e spirito internazionale. La Calabria deve smettere di pensarsi “promessa”: deve diventare realtà e credere fino in fondo in se stessa.”

Cosa vuole Denise per il 2026?
Voglio firmare un vino che parli di me, della mia storia e del mio presente a Bolgheri e soprattutto voglio contribuire a rendere questo mondo più accessibile, più libero e più coraggioso per tutte le giovani che verranno.”

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