Vinitaly 2023: la parola agli addetti ai lavori

Dimentichiamo per un momento numeri e statistiche del 55° Vinitaly appena concluso e immergiamoci nei racconti di una selezione di addetti ai lavori che, ognuno a modo suo e per quello che li ha riguardati direttamente, hanno descritto a oscarwine la kermesse nazionale del vino. Rappresentanti del mondo dell’enoturismo, enologi, giornalisti, addetti alle vendite, sommelier ed esperti di vini stranieri ci hanno offerto la loro opinione personale, istantanee dell’evento scattate da punti di vista unici e diversi.

Carlo Giovanni Pietrasanta, presidente del Movimento Turismo del Vino Lombardia e produttore presente alla manifestazione, ce la racconta così: “Ho visto un Vinitaly molto propositivo, con una forte presenza di winelovers interessati e non semplici “bevitori” e ho riscontrato le stesse impressioni anche dai colleghi che sono andato a trovare nei vari padiglioni, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta e al Friuli. Il percorso iniziato qualche anno fa da Vinitaly per limitare l’accesso a quella parte di pubblico interessata esclusivamente a consumare qualche calice (spesso anche di troppo) attraverso controlli più attenti, anche sugli inviti che vengono regalati dalle aziende, sta dando i suoi frutti. Ho intercettato anche diversi commenti sul fatto che per certi aspetti quest’anno si sono ribaltati i rapporti di forza con ProWein, che è stato meno interessante.”

“Come operatore enoturistico – conclude Pietrasanta – non posso dirmi altrettanto soddisfatto. Si continuano a presentare ricerche basate su campioni troppo esigui, che non riportano la realtà dei problemi di cui soffre attualmente il turismo enologico in Italia. Ci sono tanti aspetti che non vengono considerati. Ogni regione italiana è diversa e ha esigenze diverse: non si possono sempre inseguire i modelli di regioni che hanno aperto questa strada e hanno caratteristiche storiche, artistiche, culturali e paesaggistiche particolari. Facendo un esempio molto banale, tutta l’Italia non è la Toscana. Così si rischia di ingenerare solo confusione nella testa sia del turista che del produttore.”

“È stato un grande Vinitaly e lo dicono anche i numeri.” Commenta Simona Geri, wine communicator e content creator. “Stavo proprio ora leggendo il comunicato stampa che riporta un +45% di presenze dagli States e +116% dai paesi asiatici. Ho sentito diversi produttori in questi giorni e sono tutti molto contenti, in special modo per il fatto che la categoria dei winelovers è sembrata molto interessata a conoscere e a scoprire cose nuove, al contrario delle ultime edizioni pre-pandemia. Vinitaly si conferma quindi un appuntamento imperdibile, soprattutto per le sinergie che si creano con i produttori, e un momento di confronto utile a tutti gli operatori del settore. Per concludere, chi dice che Vinitaly è importante solo per l’aspetto commerciale del vino, secondo me ha capito molto poco il senso di questa manifestazione, che resta fondamentale per l’Italia del vino, anche solo per poter scovare nuove chicche come è capitato a me in questi giorni.”

L’opinione dell’enologo siciliano Tonino Guzzo: “È stato il primo vero Vinitaly dopo la la pandemia: ho visto grande affollamento e tanti addetti ai lavori. Personalmente non ho ancora avuto tempo di confrontarmi con le cantine e capire l’effettivo riscontro e cosa sono riuscite a portare a casa in termini numerici, ma le ho viste tutte molto operose e in piena attività. Le prime battute raccolte sono state all’insegna di una grande positività e l’opinione generale è che Vinitaly è ancora visto come la fiera dove non si può mancare. Una cosa che mi ha colpito è che nonostante il costo elevato dei biglietti, la partecipazione è stata massiccia: sotto questo punto di vista l’organizzazione può migliorare nella gestione degli accessi, privilegiando ancor di più gli addetti ai lavori per poter lavorare in serenità. Alla fine Vinitaly è comunque una festa e Verona, nonostante le dimensioni ridotte, resta una città accogliente. Secondo me è bene mantenere questo approccio perché fa parte della tradizione dell’evento e così deve essere vissuto.”

Giovanna Romeo, giornalista di Vendemmie – Adnkronos Vini: “Le mie impressioni su Vinitaly? Direi che sebbene ci siano sempre dubbi sulla sua reale importanza e sul riscontro da parte dei produttori, restano assolutamente positive. Quest’anno ho vissuto l’evento solo per un giorno e mezzo ma già da domenica ho visto tanto fermento e tanta partecipazione, con alcuni stand davvero super affollati. Nella giornata di lunedì ho notato una grossa presenza delle istituzioni, sia nei padiglioni che negli eventi collegati. Il riscontro generale sembra positivo, in termini di buyer così come annuncia la Fiera dai suoi dati, e come partecipazione da parte dei consumer e degli operatori del settore. Massiccia presenza anche del MASAF con un fitto calendario di convegni, tra l’altro tutti molto interessanti, sviluppati nelle giornate più “tecniche” di lunedì e martedì.”

“Per quanto riguarda la parte enologica, questo Vinitaly mi è piaciuto molto.” Ci racconta Mauro Pincione, titolare dell’agenzia Distribuendo. “Avevo dei dubbi sui bianchi dell’annata 2022 per l’estate molto calda e invece ho trovato in generale un buon equilibrio e gradazioni contenute, grazie ad un preciso lavoro agronomico ed enologico. Riscontro ottimo anche per i vini rossi, dei quali ho apprezzato la tendenza diffusa verso l’eleganza a discapito di potenza, estrazione e struttura. Da questo punto di vista, uno dei migliori Vinitaly degli ultimi anni. Qualche pecca purtroppo sul lato organizzativo, soprattutto esterno: sono ritornati gli annosi problemi di navette non sufficienti e stracariche, qualche difficoltà con i treni e anche code inaspettate ai tornelli. Tutto sommato comunque il mio giudizio resta molto positivo.”

Chiudiamo con una panoramica di Roberto Sironi di Terroir di Francia sull’International Wine Hall, il padiglione dedicato agli espositori internazionali: “Padiglione importante a Vinitaly 2023, con un’area degustazione nella quale sono stati organizzati anche eventi privati e istituzionali. La sorpresa è stata la presenza di piccole realtà emergenti, come ad esempio Santo Domingo, l’Armenia e il Nord Africa. La parte del leone l’hanno giocata i Balcani, in particolar modo con Slovenia e Bulgaria che non avendo eventi importanti nella loro area, hanno approfittato della vetrina di Vinitaly allestendo stand molto ben strutturati, con la presenza di circa una decina di produttori per singolo paese. Al contrario i grossi produttori mondiali come Stati Uniti, Spagna, Germania e naturalmente Francia, potendo già contare sulle loro fiere internazionali, non hanno garantito una presenza diretta e hanno preferito essere rappresentati da piccoli importatori. In particolar modo la Francia ha visto una discreta presenza di etichette meno conosciute, alcune delle quali molto interessanti.”

Photo credits: Veronafiere – Ennevifoto

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