Vinitaly 2024: comunque vada, sarà un successo

Comunque vada, sarà un successo”. Con buona pace di chi è pronto a criticare Vinitaly e spalare guano, il vecchio tormentone sanremese di Piero Chiambretti riassume perfettamente la kermesse vinicola veronese.

Parliamo di un grande evento, giunto alla 56esima edizione, e come il sopracitato festival della canzone, altro giovincello che vanta 74 primavere, è ovvio che se ne discuta, che in alcuni casi sia divisivo e che, vista la mole di pubblico, produttori, giornalisti e addetti ai lavori coinvolti, non possa incontrare i favori di tutti.

Sanremo, a sentir la gente, non lo guarda nessuno ma ogni anno registra record di ascolti con decine di milioni di spettatori incollati alla televisione. Vinitaly riceve diverse critiche ma, alla fine, c’è la fila per entrare, richiedere accrediti e vivere l’evento di settore più importante in Italia e non solo.

Conosco pochissimi player che hanno scelto di disertare la manifestazione alcuni anni fa, scelta che rispecchia logiche aziendali, riflessioni post pandemia e strategie di comunicazione e di vendita: non parlano male di Vinitaly, piuttosto spiegano i motivi dietro la loro assenza. Sono organizzati e argomentano.

Cosa manca a Vinitaly dunque? Dovrebbero dirlo quelli che si lamentano, che sussurrano e non prendono mai la parola apertamente ma che puntualmente ritornano ogni anno. L’anno scorso, oscarwine raccolse le opinioni di diversi addetti ai lavori sull’edizione appena conclusa: non ci fu identità di vedute. A Roma diremmo “c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda.” Impossibile, lo ripeto, conciliare tante anime.

La capacità di attirare buyer e ristoratori o di organizzare interviste e approfondimenti, per citare le categorie dei produttori e dei giornalisti, credo stia a loro e non all’organizzazione. Ovvio che ci debba essere anche la disponibilità della controparte per queste attività ma se una cantina, per fare un esempio, invita chi già gli compra vino per decine di migliaia di euro e ci spende ore intere, senza dedicare tempo a possibili nuovi clienti, e un giornalista si presenta dal grande produttore senza appuntamento e pretende un’intervista che non avrà, di chi è la colpa?

Ovviamente, tutto si può migliorare ma fare autocritica e organizzarsi prima del fischio d’inizio sarebbe la cosa migliore. Come già scritto, non si può soddisfare tutti ma questo non toglie che fra un Vinitaly e un altro ci sono 12 mesi e di certo non mancano le possibilità di discutere o fare proposte.

Comunque vada sarà un successo, con buona pace di tutti. E guai se non dovesse esserlo perché significherebbe un colpo durissimo a uno dei settori più importanti della cultura ed economia nazionali. Questo non toglie il diritto di critica, sacrosanto. Ne parleremo a fine edizione.

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