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Vino rosso fa buon sangue e non solo…

Se è noto che “una mela al giorno toglie il medico di torno”, possiamo affermare che lo stesso assunto valga per il vino? E se sì, con quali modalità? Per rispondere a qualche verosimile dubbio che possa coglierci nell’approcciare un calice di vino, abbiamo incontrato la Dott.ssa Roberta Sarcinella, Dirigente Angiologo Responsabile Sezione Riabilitazione Vascolare – UOSD Angiologia del Polo ospedaliero S. Spirito-Nuovo Regina Margherita di Roma, esperta di patologie del Metabolismo.

Dottoressa, in che ambito dell’approccio medico alla salute della persona si può inserire l’indicazione al consumo del vino rosso?
Suggerirei prima ancora che la persona diventi “paziente”, ovvero nella fase di prevenzione della patologia cardiovascolare. Già da tempo, studi di carattere epidemiologico, oltre a osservazioni della Evidence Based Medicine, hanno indicato che moderati consumi di bevande alcoliche ( 40-50 gr di alcool al giorno, pari a circa mezzo litro di vino o ad un litro di birra o a due dosi standard di superalcolico), svolgono un effetto protettivo dal rischio di incorrere in una malattia coronarica (specialmente infarto del miocardio o morte cardiaca improvvisa). La Nutrition Foundation of Italy, nell’ incontro “Alcool e cuore: i dati oggi”, nel riferire la distribuzione epidemiologica della cardiopatia ischemica, ha convalidato un trend di mortalità decrescente, partendo dai paesi del nord Europa rispetto a quelli che affacciano sul mar Mediterraneo, associato all’assunzione di vino rosso. Analisi chimiche aggiornate sui vini hanno consentito di identificare alcune sostanze presenti nell’uva , note come fenoli , liberate dalle bucce degli acini e dai semi, in particolare nella “vinificazione in bianco”, fase in cui vengono separate immediatamente dal mosto , lasciato poi fermentare senza le parti solide del vino. Tra esse l’epicatechina, la quercetina e il transresveratrolo, sarebbero responsabili del suddetto effetto protettivo che sarebbe non tanto collegabile alla quota equivalente di alcool contenuta nel vino, quanto piuttosto in relazione alle caratteristiche del vitigno e al mantenimento del suo contenuto in poli-fenoli, ( flavonoidi tranresveratrolo, e tannini polimerici) solitamente dispersi durante le fasi di vinificazione. A riprova di un’azione diretta sui processi metabolici, vi sono datati riscontri scientifici, dai quali confrontando soggetti astemi e forti consumatori di bevande alcooliche (più di 6 drink al giorno), si evince una correlazione lineare tra consumo di alcool e valori del colesterolo legato alla frazione delle lipoproteine antiaterosclerosi, le HDL (High Density Lipoproteins) e, altrettanto, ve n’è una inversa tra livelli di alcune proteine favorenti la coagulazione e la trombosi, ovvero il fibrinogeno e il fattore VII , quest’ultima evidenza rilevata soprattutto nelle donne.”

Ossia?
Nel gentil sesso come negli adolescenti, la non espressione genetica di un enzima a livello epatico, l’Acetaldeide-deidrogenasi, fa sì che non si realizzino i processi di ossidazione della quota alcoolica ingerita tendente a ristagnare nell’organismo, implicandone la funzione di molti organi (in particolare il sistema nervoso, quello coagulativo e quello metabolico). A riprova di ciò, riportiamo i dati di uno studio pubblicato dell’Italian Heart Journal, da ricercatori italiani che hanno valutato e confrontato gli effetti benefici di 2 vini siciliani, il Nero d’Avola (vitigno omonimo 100%) e l’Etna Torrepalino (vitigni Nerello Mascalese 80%, e Neroìello Cappuccio 20%), sui principali fattori di rischio cardiovascolare indotti dall’assunzione di 250 ml/die suddivisi nei 2 pasti principali.”

Cosa dice questo studio?
Ha messo a confronto 48 soggetti sani di entrambi i sessi, di età compresa tra 35 e 55 anni, non bevitori o bevitori occasionali di modeste quantità di vino rosso suddivisi in 2 gruppi: un gruppo ha assunto regolarmente per 4 settimane 250 ml di vino rosso ai pasti e l’altro gruppo, occasionalmente, secondo le proprie abitudini. Entrambi i vini avevano un tenore alcolico del 13% e una acidità equivalente 6gr/l. La quantità di polifenoli totali era 30 nel Nero d’Avola e 26 nell’Etna Torrepalino. I parametri di rischio CV di riferimento sono stati il rapporto HDL/LDL nella patologia aterosclerotica e i livelli di fibrinogeno e fattore VII in quella trombotica. In entrambi i gruppi e nei 4 sottogruppi si è evidenziato un aumento dei livelli di HDL senza un corrispettivo incremento del colesterolo totale e delle LDL, con una riduzione del rapporto HDL/LDL (indicatore di rischio CV) statisticamente significativa (p < 0,05) . Ugualmente da un punto di vista ematologico, è emersa una riduzione altrettanto significativa dei livelli di fibrinogeno e fattore VII, precursori dei meccanismi di trombogenesi; una riduzione della pro. C reattiva (indice di infiammazione tessutale); infine, un incremento della funzione antiossidante del plasma operata dalla riduzione dei livelli di anticorpi anti-LDL ossidate (p < 0,05). Questi ultimi risultati sono da mettere in relazione, verosimilmente con l’alto potere antiossidante dei componenti fenolici del vino rosso suggerendo che l’uso moderato di vino rosso deve essere incoraggiato nella popolazione adulta come parte integrante nella dieta.”

A che dosaggi quindi si può godere dei massimi vantaggi dall’assunzione di vino rosso?
Considerando che 100 gr di vino rosso contengono 10-11 gr di alcool, è indicato assumerne una dose tra i 400 e 500 ml/die per i soggetti adulti sani e 300 ml/die per gli anziani maschi; nelle donne l’assunzione deve essere distribuita nell’arco della settimana con un consumo variabile tra 500 ml e 1000 ml.”

La nostra società è particolarmente sensibile a uno stato di benessere psicofisico e rincorre stili di vita cosiddetti, “sani”, mirati al raggiungimento di una manifestazione di sé, a volte, il più possibile rispondente a dei canoni estetici e non di salute. Come si inserisce il consumo di vino rosso in una dieta dimagrante?
“Recenti studi sperimentali hanno riportato tra le varie proprietà del vino rosso, quella di coadiuvare il calo del peso corporeo. Ciò sarebbe imputabile al suo alto contenuto in resveratrolo, nella forma di trans-resveratrolo presente in diversa percentuale nelle varie specie di vitigno (specie in quelli coltivati ad alta quota). Questa sostanza, influenzerebbe la funzione dell’enzima AMPK, (Adenosin-monofosfato kinasi), una proteina chiave implicata nel metabolismo cellulare, promuovendo la produzione energetica dalla degradazione dei grassi in particolare del cosiddetto grasso bruno, ovvero quello degli accumuli adiposi, la cui distribuzione e costruzione è regolata dall’ ormone termogenina, espressa dal gene UNC1. L’attivazione della termogenesi operata dall’ AMPK, comporta un aumento della frequenza cardiaca e attraverso un sistema di reazione a catena, un’attivazione del metabolismo a tutto tondo: degradazione dei grassi, abbassamento dei tassi di insulina nel sangue per un minor impiego degli zuccheri a discapito della componente lipidica, maggiore disponibilità di energia per l’esercizio muscolare. Tale meccanismo, aggiunto alla capacità del trans-resveratrolo di aumentare i livelli ematici di cortisolo, regolatore della produzione di adrenalina fautrice dell’equilibrio psicofisico della persona, rende il vino rosso degno delle molteplici definizioni e aforismi attribuitigli nel corso dei secoli, il più adatto dei quali , in questa sintetica digressione sull’argomento, ci sembra: vino rosso fa buon sangue.”