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Borgogna, un triennio di sorprendente fermento

I vigneti di Borgogna sono celebri in ogni angolo del globo per gli appezzamenti di terreno delimitati da secoli con precisione e spesso cintati da muretti a secco (i ‘climats’, patrimonio dell’Unesco), che godono di ineguagliabili condizioni pedoclimatiche la cui tipicità rende unici i vini realizzati in ciascuno di essi. I gourmet più esigenti iniziarono a innamorarsene già due secoli fa e Napoleone Bonaparte stesso esigeva sulla propria tavola soltanto bottiglie di Chambertin.

Nonostante tanta celebrità, la Borgogna ha sempre mantenuto un profilo sobrio e modesto, lontano dall’ostentazione che caratterizza altre note regioni vinicole di Francia. Questo piccolo e frastagliato fazzoletto di terra è infatti l’enclave dei piccoli produttori che lavorano la terra con passione per dare alla luce gemme rare e preziose, nel rispetto del territorio, della sostenibilità ambientale e dei vincoli severissimi imposti da consolidati disciplinari.

VOSNE-ROMANÉE

Austeri ed eleganti, i vini stessi sono sinonimo di territorialità: la tensione minerale e la turgida freschezza dei più rinomati ‘grand crus’ della Côte d’Or li consacra quasi sempre sul gradino più alto delle graduatorie stilate dalla critica specializzata. Etichette leggendarie come Vosne-Romanée e Montrachet, inarrivabili da un punto di vista economico, sono addirittura irreperibili sul mercato e questo fenomeno si verifica talvolta anche per bottiglie meno blasonate, come attesta scherzosamente un noto proverbio secondo il quale è “più facile trovare un idraulico nel week-end che un Bourgogne Aligoté di Coche-Dury sullo scaffale di un’enoteca”.

Tale meritoria fama, coniugata al carattere schivo e riservato dei suoi produttori, non ha mai sollecitato l’urgenza di promuovere con determinazione un territorio di per sé ricco di storia millenaria e di prodotti affermati. La comprensibile voglia di affermazione e di visibilità da parte delle meridionali Côte Chalonnaise e Mâconnais, la cui reputazione è progressivamente decollata negli ultimi decenni, sta però imprimendo un radicale cambiamento di rotta. L’incoronazione di Pouilly-Fuissè a ‘grand cru’ di Borgogna e l’exploit delle esportazioni regionali nel 2020 sono state le prime avvisaglie di eclatanti investimenti di marketing che culmineranno con l’allestimento dell’ambiziosa Cité des Vins et des Climats de Bourgogne.

Ripercorriamo allora con ordine i più salienti successi, progetti locali e iniziative tematiche del vivace triennio in corso.

2020, la denominazione Pouilly-Fuissé ottiene i suoi ‘premier crus’

FUISSÉ

Dopo un estenuante lavoro decennale di ricerca e selezione a supporto delle istanze formulate dalla locale Associazione dei Produttori della AOC Pouilly-Fuissé per la classificazione dei suoi 207 climats, il Comitato nazionale per le denominazioni d’origine ha finalmente approvato nel 2020 il riconoscimento di 22 Premier Cru che coprono il 24% dell’intero territorio vitato, novità assoluta nella Borgogna meridionale.

Gli appezzamenti in questione sono distribuiti equamente sul territorio dei quattro comuni della denominazione:

  • Vergisson: En France, La Maréchaude, Les Crays, Sur la Roche;
  • Solutré-Pouilly: Aux Bouthières, Aux Chailloux, Au Vignerais, En Servy, La Frérie, Le Clos de Solutré, Pouilly, Vers Cras*;
  • Fuissé: Le Clos, Les Brûlés, Les Ménétrières, Les Perrières, Les Reisses, Les Vignes Blanches, Vers Cras*;
  • Chaintré: Aux Quarts, Le Clos de Monsieur Noly, Le Clos Reyssier, Les Chevrières.

(*) climat condiviso dai comuni di Solutré-Pouilly e di Fuissé.

La caleidoscopica alternanza di ben quindici eterogenei profili pedologici, coniugata alla variabilità dell’altitudine (da 215 a 400 metri) e alle molteplici esposizioni dei vigneti, determina l’eccezionalità del terroir di Pouilly-Fuissé e la sua unicità nell’intero Mâconnais. Il Pouilly-Fuissé è un bianco secco, ricco e complesso, capace di coniugare come pochi altri la potenza e l’eleganza del vitigno chardonnay in purezza. I vini della settentrionale area di Vergisson e Solutré sono generalmente molto fini e minerali, quelli di Pouilly e dell’anfiteatro di Fuissé più armoniosi e aromatici, mentre la produzione di Chaintré e del lembo meridionale di Fuissé si distingue per morbidezza e densità.

2021, l’export segna prestazioni invidiabili e fioccano le iniziative

Il Bureau Interprofessionnel di Borgogna, prendendo a campione gli ultimi due mesi dell’anno scorso, ha recentemente registrato una crescita del fatturato pari a +5% rispetto agli equivalenti del 2019, un risultato straordinario che attesta la stupefacente tenuta dell’intero mercato regionale nonostante i dazi imposti dagli Stati Uniti e il devastante impatto della pandemia sulla ristorazione. La crescita dei volumi nell’export e nel commercio elettronico, sommata alla positiva performance di vendite nelle enoteche e nella grande distribuzione, stanno ancora una volta premiando la caparbia artigianalità dei ‘vignerons’ e la loro assodata maestria nel sublimare le più nobili sfumature di pinot noir e chardonnay.

CITÉ DE LA GASTRONOMIE ET DU VIN

Il capoluogo Digione si prepara intanto a inaugurare “La Cité Internationale de la Gastronomie et du Vin”, un vero e proprio quartiere popolato da ristoranti e negozi tematici nel cuore del suggestivo centro cittadino, dove residenti e turisti potranno visitare mostre e presenziare a congressi, proiezioni e workshop. In parallelo, l’ex calciatore Éric Carrière ha lanciato l’iniziativa di una piattaforma web che si pone l’obiettivo di agevolare il collegamento diretto tra consumatori e produttori per l’acquisto on-line di vini a prezzi di cantina.

Nei giorni scorsi l’antico borgo di Chablis ha annunciato l’evento autunnale “Le Rendez-vous Gourmand de la Chablisienne”, una gustosa maratona di tre giorni in cui i partecipanti avranno l’opportunità di assaggiare i migliori prodotti locali in abbinamento alle superbe etichette della sua celebre denominazione. Complice la chiusura forzata dei suoi ristoranti a causa dell’emergenza sanitaria, il noto chef tristellato Georges Blanc – massimo interprete del ‘poularde à la crème’ – ha deciso di sfruttare il sorprendente fermento borgognone allestendo un estroso museo della cucina. A un tiro di schioppo da Mâcon, le strade del piccolo villaggio di Vonnas diverranno la cornice di un’esposizione diffusa a cielo aperto che racconta la storia del territorio tramite coinvolgenti pannelli illustrativi e preziose fotografie d’epoca.

2022, la Citè des Vins et des Climats apre i battenti

L’altisonante gradimento di pubblico registrato nello scorso lustro dalla sperimentale Città del Vino di Bordeaux ha convinto i colleghi di Borgogna a rispondere con un analogo progetto ancor più complesso e intrigante: la “Citè des Vins et des Climats de Bourgogne”. L’esposizione si snoderà in un coinvolgente percorso sensoriale interattivo vivacizzato da proiezioni luminose, tabelle multitouch, video animati, plastici tridimensionali, giochi interattivi e degustazioni finali presso numerose isole attrezzate. Il concetto di ‘climat’ citato a chiare lettere nel nome della mostra permanente rimarca l’identitario fattore differenziante su cui gli organizzatori punteranno i riflettori.

MONTAGNE DE CORTON – COTE D’OR

I tre leitmotiv principali saranno infatti le caratteristiche storico-geografiche della regione, la poliedricità del suo terroir e l’analisi dei vitigni coltivati. L’avvenieristico edificio di 1.100 mq. di Beaune, capitale vinicola della Côte d’Or, verrà inaugurato nella primavera 2022 all’interno di un parco paesaggistico che aggregherà ristoranti, negozi, sale congresso e un innovativo hotel ecologico. Il format sarà replicato a Chablis nel sito storico del Petit Pontigny e a Mâcon su un’ariosa superficie di quasi 2.000 mq. messa a disposizione dal Bourgogne Wine Board. Questo effervescente polo culturale si pone l’obiettivo di attrarre quasi 200.000 visitatori all’anno e di appagare sia le meticolose aspettative di appassionati e addetti ai lavori che la curiosità didattica di neofiti, scolaresche e famiglie.

E le novità non si esauriscono qui: l’attenzione mediatica che ruota intorno a Pouilly-Fuissé, ad esempio, ha stimolato la confinante denominazione Saint-Véran ad avviare un analogo percorso di certificazione e moltissime altre iniziative sono già in fase di studio o ai nastri di partenza.

La Borgogna si sta preparando davvero in grande stile a giocare un ruolo di primo piano tra le mete culturali più seducenti del turismo internazionale in ripartenza.

Photo credits: Roberto Sironi