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Excalibur: quando la birreria viene a casa tua

“La ristorazione ai tempi del coronavirus” potrebbe essere il titolo di un romanzo drammatico, se non di un horror. Le restrizioni imposte dal Governo per arginare il Covid-19 hanno paralizzato il settore dal 9 marzo con pesantissime ricadute economiche su proprietari, dipendenti e fornitori. Ad eccezione delle consegne a casa e dell’asporto, in programma dal 4 maggio, il settore non vede luce; all’orizzonte solo incertezza e una ridda di voci e indiscrezioni su possibili date di riapertura al pubblico e misure per poter lavorare: plexiglass ai tavoli, distanze minime fra i clienti, occupazione di suolo pubblico gratuita.

Per capire quale sia la situazione per i pub, abbiamo incontrato Roberto Curzi, titolare dell’Excalibur Scottish Pub di Roma – che amministra con i fratelli Gianluca e Giada e il prezioso contributo di mamma Rosa – punto di riferimento dal 1992 per tutti gli amanti della birra. La famiglia di Roberto è nella ristorazione da quando il suo bisnonno aprì un bar latteria a piazza Vescovio (gestito per molti anni da suo padre Enzo, recentemente scomparso, una delle colonne del quartiere Vescovio) ma, vista la lunga esperienza familiare, c’è chi scherzando racconta che il primo locale che i garibaldini trovarono quando entrarono a Roma era della famiglia Curzi.

Roberto, qual è stato il percorso del tuo pub sotto covid-19? Come avete reagito all’emergenza lavorativa?
Inizialmente, basandoci sulle indicazioni che parlavano di una chiusura al massimo di poche settimane, ci siamo detti di tenere duro e aspettare. I tempi si sono allungati e, dopo aver valutato la situazione e l’assenza di aiuti dallo Stato, abbiamo aperto alle consegne a casa: o facevamo così o non avremmo mai rialzato la serranda.

Rispetto ad altri siete partiti dopo.
Vero, per noi questo è un settore nuovo, non ci siamo mai affidati al delivery che è lontano dalla nostra filosofia. L’Excalibur – un locale innovativo per tipologia quando aprì nel 92 – è un pub di tradizione anglosassone, una seconda casa per i clienti; quando vieni non sei mai solo, trovi un amico o se non conosci nessuno è facile parlare col vicino di bancone. Questo legame è così forte che alcuni gruppi di clienti, quando ci ordinano la cena, si fanno le videochiamate tra loro per sentirsi come quando trascorrevano la serata da noi.

Come hanno reagito i clienti alla novità?
Noi abbiamo uno zoccolo duro che ci frequenta da anni, è un rapporto che va oltre quello di ristoratore/cliente. Il sostegno è stato immediato e forte, poi il lavoro si è stabilizzato ma è chiaro che è molto diverso da quello al quale eravamo abituati e che permette di guadagnare normalmente.

Come vedi il futuro prossimo?
Nel settore siamo tutti preoccupati. Non abbiamo ricevuto risposte soddisfacenti, anzi c’è molta incertezza. Il coronavirus ha avuto la forza d’impatto di un meteorite. Adesso bisogna ripartire ma come? I plexiglass ai tavoli dei quali si parla, le barriere in generale e le distanze fisiche fra le persone rendono tutto difficile. E’ chiaro che questa situazione non dipende dal Governo che si è trovato ad affrontare un’emergenza ma servono certezze: i ristoratori hanno paura.”

L’apertura ai permessi gratuiti per l’occupazione di suolo pubblico è una soluzione anche se parziale?
Troppe voci contrastanti ma soprattutto la solita burocrazia italiana non promettono bene. Comunque non è detto che convenga aprire all’esterno. Nel caso chiedessero tavoli e strutture particolari per garantire le consumazioni seduti all’aperto, non è detto che converrebbe: i costi di adeguamento potrebbero superare i ricavi. Allora meglio restare con consegne e asporto. In ogni caso, la gente al pub vive di emozioni, di vicinanza, di condivisione: mancando quella resterebbero tutti a casa.”

A proposito di casa, ho visto che il menù per le consegne non ha moltissime voci.
E’ strutturato per soddisfare due requisiti: qualità e velocità di consegna per far arrivare tutto caldo in tavola. Abbiamo puntato sui nostri cavalli di battaglia: è stata una scelta vincente.

In lista non solo birra ma anche vino.
E’ un prodotto molto richiesto la sera, pensato per accompagnare i nostri piatti. La gente oggi va al supermercato dove trova tanti vini in offerta ma spesso si tratta di bottiglie da poco. La qualità vince sempre e noi ne abbiamo.

Qualche esempio?
Senza citare le cantine, in lista abbiamo, tra gli altri, un ottimo Vermentino di Gallura DOCG superiore, un Chianti molto interessante e un Nero d’Avola riserva siciliano, potente e profumato. Ovviamente, senza il servizio al tavolo e altre spese, possiamo permetterci di proporli a prezzi concorrenziali.

Il concorrente peggiore, e scorretto, adesso, è il Covid 19 ma a piazza Vescovio hanno estratto la spada dalla roccia e la battaglia contro la crisi ha avuto inizio. L’augurio alla Camelot della birra e alle altre birrerie è di ritrovare presto la quotidianità di prima: #iotornoalpub!

 

Foto: Roberto Martinelli-Genova