Marcello Tebaldi: ‘Vi presento i Vignaioli Contrari’

Andiamo verso l’ottava edizione di “Vignaioli Contrari”, mostra mercato di oltre 65 vignaioli provenienti da tutta Italia ed alcune piccole realtà Europee, in programma l’11 e 12 maggio a Rocca Rangoni nel centro storico di Spilamberto, in provincia di Modena. Il direttore Marcello Tebaldi ci ha raccontato la filosofia dei vignaioli contrari e il loro mondo.

Cosa significa “Vignaioli Contrari”? Non crede che l’aggettivo faccia pensare a una battaglia contro qualcosa o qualcuno?
Chi non conosce l’origine del nome potrebbe leggere solamente un significato provocatorio, mentre il nome Vignaioli Contrari ne ha altri. Il primo viene dal Palazzo storico che nel XV secolo fu costruito per volere di Ercole Contrari con il nome di Palazzo Contrari-Boncompagni e dalla piazza dei Contrari di Vignola, dove è nata l’idea di valorizzare le produzioni eno-artigianali dei vignaioli e dove si sono svolte le prime due edizioni della nostra manifestazione. Poi, c’è la filosofia dei Vignaioli artigiani, il manifesto. I Vignaioli Contrari sono coloro che comunicano il territorio di appartenenza e raccontano la loro storia attraverso i vini che producono: sono contrari all’omologazione del gusto e alla standardizzazione dei vini.”

MARCELLO TEBALDI

La prima volta che abbiamo parlato mi ha colpito il fatto che lei abbia usato il termine “vini artigianali” e non l’ormai abusato “vini naturali”. Come mai?
Riteniamo che il vino naturale non esista, mentre esiste il “vignaiolo naturale” che, con pochi interventi e metodi artigianali ed autentici, riesce a valorizzare il vino prodotto da vitigni autoctoni, preservando la tradizione del territorio da cui le uve provengono.”

Mi ha accennato anche un discorso sulle bollicine: quali sono quelle ammesse dal vostro manifesto?
I metodi di produzione che danno vita a questa tipologia di prodotti ammessi dal nostro manifesto sono quello ancestrale, la rifermentazione in bottiglia con il fondo, e il metodo classico. Il motivo? Sono tutti metodi artigianali e non industriali.”

Parliamo di vitigni autoctoni. Quali sono, senza citare le cantine che se ne occupano, i tre esempi più importanti di vitigni rari che avete recuperato, restituendoli alla produzione?
Nel territorio tra le colline di Bologna e Modena direi l’Alionza, l’Enantio o Lambrusco a foglia frastagliata nella zona della Vallagarina e la Tintilia in Molise.”

Quali sono le regioni dove avete trovato una maggiore identità di vedute con la vostra filosofia?
Oltre all’Emilia-Romagna, sicuramente Liguria, Marche, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Sicilia, Campania e Sardegna.”

Teme che i cambiamenti climatici possano mettere a rischio alcuni vigneti in particolare?
Sicuramente, soprattutto quelli che, sempre più di frequente, vengono colpiti da precipitazioni intense, siccità e ondate di calore: nel Mediterraneo la principale sfida da affrontare è la scarsità d’acqua. Questa situazione sta anche portando a coltivare uve e vitigni in montagna, non solo in collina e in pianura, dunque, ma anche dove fino a poco più di venti anni fa era impensabile produrre vino di qualità.”

Torniamo al termine “naturale”. Non crede che il muro contro muro fra i vini naturali e quelli classici, se proprio vogliamo usare questi termini, sia in assoluto controproducente per tutto il mondo del vino?
Non credo, perché la ricerca della qualità, da una parte e dall’altra, fa in modo che il consumatore impari a riconoscerla, e sempre più, possa sapere cosa aspettarsi da un biodinamico e sostenibile, prodotto da una viticultura poco interventista e con un livello di solforosa minimo, e da un vino industriale che raggiunge livelli di qualità soprattutto per gli accorgimenti enologici apportati in cantina.”

Quest’ultima affermazione potremmo discuterla in un’altra occasione, magari in un contraddittorio. Ci racconta il prossimo appuntamento che vi vedrà protagonisti?
È una mostra mercato di oltre 65 vignaioli provenienti da tutta Italia e in parte dall’Europa che condividono il nostro manifesto. La ritengo un’occasione unica per immergersi nel mondo dei vitigni autoctoni e tradizionali. I partecipanti all’evento coltivano la terra seguendo criteri sostenibili, biologici e biodinamici, promuovendo il rispetto ambientale in ogni fase della produzione. L’obiettivo primario dei produttori è la valorizzazione delle varietà di viti autoctone, contribuendo così a preservare l’identità territoriale. La selezione delle cantine partecipanti, tramite visite in azienda e degustazioni, è il biglietto da visita di “Vignaioli contrari” e garantisce degustazioni di alta qualità. La grande novità di quest’anno è rappresentata dall’opportunità di partecipare a laboratori e masterclass che si svolgeranno nella ex-chiesa di Santa Maria degli Angeli a due passi dalla Rocca Rangoni, un luogo appena ristrutturato che offre un ambiente unico e suggestivo per l’approfondimento di tematiche legate al mondo del vino.”

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