Passato e presente delle buchette del vino fiorentine

Nei miei ultimi viaggi a Firenze, mi è capitato spesso di vedere le famose buchette del vino, circondate da turisti intenti a fotografarle o a farsi selfie. Cosa sono? Qual era o è il loro utilizzo? Abbiamo chiesto di spiegarcelo a Matteo Faglia, presidente dell’Associazione Buchette del Vino.

MATTEO FAGLIA

Presidente, cosa sono le buchette del vino?
Sono delle aperture, per lo più a forma di sportello stondato, ricavate nei muri dei palazzi, attraverso le quali per quattro secoli le famiglie produttrici di vino hanno venduto il loro prodotto a fiaschi direttamente ai cittadini. La fortuna di questa forma così originale di commercio diretto è stata facilitata dall’esenzione dalle tasse sul vino di cui godevano, per disposizione del Granduca, le famiglie che la praticavano.”

Le buchette sono esclusivamente fiorentine o ci sono altre realtà che le hanno adottate?
La modalità della vendita del vino attraverso le buchette è nata a Firenze nella seconda metà del ‘500 ed è durata fino agli anni ’50 del ‘900. Dal capoluogo si è diffusa nel tempo in tutto il Granducato di Toscana, anche se in misura meno rilevante: a Firenze se ne contano ad oggi oltre 180, nel resto della Toscana un centinaio.”

Quali sono le più antiche?
È molto difficile dare una datazione precisa alle singole buchette. Dagli studi svolti finora, noi dell’Associazione siamo arrivati alla conclusione che quelle con una dimensione più piccola (20×30 cm indicativamente) sono le più antiche. Questo per la stretta correlazione con le misure dei fiaschi che, nei secoli, sono cambiate diventando via via sempre più consistenti: nel ‘500 avevano un’altezza di circa 25 cm e una capienza di poco più di un litro, nell’Ottocento superavano i 35 cm per quasi un litro e mezzo di vino.

Quante sono le buchette oggi attive a norma di legge?
Nel 2019, un locale fiorentino ha restaurato e aperto la propria buchetta, lanciando per primo la mescita di calici di vino. La successiva pandemia ha fatto scoprire al mondo intero la possibilità di vendere attraverso il finestrino non solo vino ma anche gelati e altri prodotti in modalità anti-contagio. Da allora diverse attività commerciali in città hanno riattivato la loro buchetta, arrivando ad essere, ad oggi, tredici in tutto.”

La vostra associazione come nasce e cosa si propone di fare?
L’associazione nasce a fine 2015 con lo scopo di censire, studiare e far conoscere questo patrimonio storico-culturale tipicamente fiorentino/toscano, affinché venga valorizzato e salvaguardato nel suo grande valore di tradizione diffusa che ha riguardato la popolazione per centinaia di anni. Organizziamo incontri, conferenze, visite guidate, presentazioni del nostro libro “Le buchette del vino” – scritto dalle storiche dell’arte Diletta Corsini e Lucrezia Giordano. Inoltre teniamo attivi e aggiornati un sito web e i profili Facebook e Instagram e nello scorso settembre abbiamo allestito una mostra con antichi reperti e documenti storici al Palagio di Parte Guelfa di Firenze, con un grande successo di pubblico: 5.000 visitatori in 15 giorni. Ad aprile saremo “ambasciatori” di questa tradizione toscana a Vinitaly con uno stand nel foyer del Palazzo del Capitanio nel centro di Verona.”

Esistono dei tour per visitare le buchette?
Organizziamo a richiesta tour di un’ora e mezza alla scoperta delle buchette nel centro storico di Firenze: si possono trovare le informazioni nella home page del nostro sito a questo link oppure scrivendo direttamente a [email protected]

Ci sono scoperte recenti che vi hanno particolarmente colpito?
Da ricerche svolte negli archivi storici sono emersi documenti che indicano la presenza nel centro di Firenze di almeno 100 ulteriori buchette del vino che esistevano ma oggi sono scomparse: o perché il palazzo a cui appartenevano non esiste più, o perché sono state rimosse dopo essere cadute in disuso. Questo significa avvicinarsi alle 300 unità nel solo centro urbano, un numero altissimo a testimonianza del successo che ha avuto questa modalità di vendita diretta. La nostra ricerca e il nostro studio continuano: siamo sicuri che avremo ancora tante cose da svelare.”

Photo credits: Bowen Fernie – Giorgio Magini

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